Nvidia non vuole limitarsi ai chip utilizzati per addestrare chatbot e modelli generativi. Il gruppo guidato da Jensen Huang sta investendo sempre di più nella “physical AI”, l’intelligenza artificiale applicata a robot, automobili, droni, fabbriche e magazzini.
Secondo quanto riporta il Wall Street Journal, questo business genera già circa 10 miliardi di dollari di ricavi annuali per Nvidia. Una cifra ancora piccola rispetto ai 303 miliardi di dollari di fatturato registrati dalla società nei quattro trimestri terminati a luglio, ma Huang ritiene che il settore possa crescere di dieci volte nel prossimo decennio.
“Se posso generare il video di un dito che si muove, se posso generare il video di una mano che prende un bicchiere, perché non posso fare in modo che un robot faccia la stessa cosa?”, ha spiegato Huang durante un evento a San Francisco.
Dai data center all’economia reale
La strategia è simile a quella che ha reso Nvidia dominante nell’AI generativa: combinare hardware e software per rendere sempre più difficile per gli sviluppatori abbandonare il suo ecosistema. Per la physical AI, Nvidia affianca chip specializzati a strumenti software destinati agli sviluppatori di robot e robotaxi. Ha inoltre pubblicato modelli open-weight come GR00T e Cosmos, che possono essere scaricati e modificati liberamente.
Huang ha coinvolto anche i figli nella strategia. La figlia Madison guida il marketing della divisione physical AI, mentre il figlio Spencer è director of product management.
La Cina diventa centrale per Nvidia
Ad agosto Madison Huang ha visitato la fabbrica di dati robotici di LG Electronics a Seul, dopo l’annuncio di un robot umanoide basato su un modello Nvidia. Il giorno seguente ha partecipato a una fiera della robotica a Pechino, visitando gli stand di diverse aziende cinesi che utilizzano tecnologie della società americana.
Gli Stati Uniti vietano a Nvidia di vendere alla Cina i chip AI più potenti, ma le restrizioni non comprendono attualmente molti dei processori destinati a robot e automobili. La Cina è il più grande mercato mondiale dei robot industriali e, nella prima metà dell’anno, avrebbe rappresentato circa il 90% delle spedizioni globali di robot umanoidi.
Unitree e gli altri produttori cinesi
Nonostante Pechino stia cercando di costruire chip AI nazionali in grado di competere con Nvidia, oggi molti produttori cinesi di robot dipendono ancora dai processori e dagli strumenti software dell’azienda americana.
Nei propri laboratori negli Stati Uniti e in Cina, Nvidia avrebbe utilizzato robot umanoidi di diversi produttori, tra cui Unitree, Agibot e Fourier, per raccogliere dati e condurre esperimenti.
La società sta inoltre rafforzando in Cina i team dedicati alla robotica e alla guida autonoma. Secondo fonti citate dal Wall Street Journal, produttori come Unitree avrebbero già utilizzato anche i più recenti chip Thor di Nvidia. “Nvidia lavora con aziende di tutto il mondo nel rispetto delle leggi statunitensi”, ha dichiarato un portavoce della società.
Robotaxi primo grande mercato
Secondo Huang, la prima applicazione della robotica capace di raggiungere dimensioni realmente rilevanti potrebbe essere la guida autonoma. Tra i clienti di Nvidia figurano già Waymo, la divisione robotaxi di Alphabet, Tesla e diverse società automobilistiche e di robotaxi cinesi.
L’offerta comprende anche computer specializzati attraverso cui gli sviluppatori possono programmare e controllare robot e altri dispositivi. L’ultimo modello entry-level, Jetson Orin Nano 2, è stato presentato il 25 agosto.
La concorrenza arriva da Intel e Qualcomm, ma anche dalla Cina, dove aziende come Huawei, Black Sesame e Horizon Robotics stanno sviluppando alternative nazionali. Una scelta che potrebbe diventare sempre più importante se Washington decidesse di estendere le restrizioni alle esportazioni anche ai chip utilizzati nella robotica.
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