I nuovi prezzi all’ingrosso di FiberCop resteranno i più bassi d’Europa anche dopo il ritocco in arrivo a settembre con la pubblicazione del nuovo listino da parte di Agcom. Questo anche al netto delle proteste dei concorrenti contro gli aumenti e del ricorso appena pubblicato, un po’ a sorpresa (ma non troppo), da Tim che contesta l’incompatibilità degli aumenti con gli accordi contenuti nel Master Service Agreement (contestazione prontamente rispedita al mittente da FiberCop). Dal luglio del 2024 le due aziende sono totalmente indipendenti l’una dall’altra e questo ricorso suggella questo dato di fatto. Tanto più che dalle anticipazioni di uno studio ad hoc sul mercato italiano delle telecomunicazioni di Arthur D. Little, che sarà pubblicato integralmente a luglio, emerge che il mercato di casa nostra ha perso il 30% dei ricavi negli ultimi 15 anni, a fronte di investimenti complessivi per 65-70 miliardi di euro nelle reti fisse, trainati dall’FTTH, che rappresenta di fatto il 70% del totale.
Prezzi diversificati di FiberCop al vaglio di Agcom
La nuova politica di prezzi diversificati proposta da FiberCop è attualmente allo studio dell’Agcom, che pubblicherà il nuovo listino il 16 settembre. I criteri da seguire per il nuovo listino sono la non discriminazione, il pieno accesso e il concetto di prezzi equi e ragionevoli.
L’Italia ha i prezzi wholesale più bassi nel benchmark europeo analizzato. Le tariffe regolamentate dei servizi per la fibra FTTC (fibra misto rame) e FTTH (fibra fino a casa) variano infatti significativamente nei Paesi Europei, con il range italiano al di sotto del range medio europeo che va dai 19 ai 29,5 euro al mese. Nel dettaglio per quanto riguarda l’FTTC in Italia il nuovo listino FiberCop prevede prezzi che variano dai 14 ai 15 euro, in Germania il prezzo di servizi confrontabili arriva a superare i 23 euro, in Uk i 21 euro e in Belgio supera i 15 euro.
Per l’FTTH in Italia i prezzi proposti da FiberCop variano tra i 13 e i 15 euro rispetto ai 54 euro della Germania per servizi confrontabili, dei 35 euro del Belgio, del circa 27 euro dell’Uk. Francia e Svizzera non sono paragonabili perché non è presente un’offerta regolamentata.
La comparazione dei margini retail vs wholesale vede in generale l’Italia con un moltiplicatore 2x, in linea o superiore rispetto ai paesi Europei nel benchmark.
Non c’è, stando ai margini attuali del mercato retail, nessun automatismo di un eventuale ribaltamento dei costi wholesale sui clienti finali. Scelta che comunque spetterebbe agli operatori retail.
Prezzi più alti del misto rame dove c’è la vera fibra
Per incentivare la migrazione all’FTTH, il prezzo dell’FTTC sarà più alto laddove c’è anche la fibra FTTH rispetto alle aree del paese dove non c’è l’alternativa all’FTTC. L’obiettivo dichiarato di FiberCop è spingere verso la migrazione all’FTTH anche laddove la fibra FTTH sia quella del competitor Open Fiber.
Un aumento considerevole è quello dei prezzi di disattivazione, che sale a circa 60 euro a fronte degli attuali 8-9 euro. Il ‘nodo’ dello scontro con gli operatori sembra però essere quello dei contributi, “riportati a quello che è il costo industriale del attivare e disattivare la linea” secondo le ragioni di Fibercop che passa da circa 8 a 50 euro (portando così a un raddoppio del contributo da 50 a circa 100 euro), secondo l’operatore wholesale comunque “prezzi molto bassi (rispetto ad altre utility) ma che servono per segnalare il fatto che c’è un tema di mantenimento di clientela sulla rete”. “L’importante è iniziare, poi se dobbiamo ammorbidire qualcosa l’ammorbidiamo perché l’importante è muoversi insomma, non perdere altro tempo” spiega Giovanni Moglia, chief regulatory affairs officer.
In questo contesto, il take up dell’FTTH sta crescendo grazie alla migrazione dal rame, per quanto le reti FTTC nel nostro paese siano molto performanti ed è anche per questo che il prezzo dell’FTTH non è superiore a quello della rete mista fibra-rame.
C’è una bolla FWA in Italia? E’ un unicum europeo
Una caratteristica tipica del mercato italiano è certamente la presenza massiccia, pari al 14% delle connessioni ultrabroadband, di collegamenti FWA, che all’estero sono praticamente inesistenti. E l’FWA è diventato una grossa minaccia per FiberCop, che vede molte delle sue disattivazioni FTTC opassare all’FWA e non all’FTTH. Questo anche perché il 30% delle famiglie da noi è “wireless only” e l’FWA costa meno delle connessioni ultrabroadband fisse.

L’FWA offerto dagli operatori mobili (diverso da quello dei player FWA puri come Eolo) è diventato così una alternativa importante, per quanto di qualità inferiore (200 – 300 Mbps a fronte delle connessioni da 1 giga dell’FTTH) per diverse famiglie, soprattutto nelle secondo case (ma non soltanto). TIM, Vodafone, Wind e Iliad offrono le offerte Wi-fi casa su reti 4G e 5G con prestazioni tra i 100 e i 300 Mbps.
Si tratta certamente di un disincentivo a nuovi investimenti in FTTH e c’è da dire che anche le reti wireless dovrebbero essere regolate intermini di prestazioni come quelle fisse, dove il consumatore finale può contare sui bollini (sistema del semaforo) per capire esattamente che tipo di connessione sta acquistando (misto rame FTTC o vera fibra FTTH).
Investimenti di FiberCop
Detto questo, il nuovo listino si inserisce nel contesto di forti investimenti che FiberCop sta portando avanti, 10 miliardi di euro tra il luglio 2024 e il 2027. FiberCop ha l’obiettivo di collegare oltre 20 milioni di unità immobiliari, cioè di case, al 2027.
Il nuovo listino intende favorire la migrazione rame-fibra e l’adozione della fibra da parte dei clienti. I prezzi dei servizi in fibra FTTH diminuiranno. In tal modo il prezzo dei servizi in rame facilita la migrazione La rimodulazione proposta segue l’ottenimento di FiberCop dello status di operatore wholesale e l’obbligo di applicare prezzi equi, ragionevoli e non discriminatori agli operatori che acquistano i propri servizi all’ingrosso, compresa Tim che a tutti gli effetti è un operatore retail come tutti gli altri dopo lo scorporo della rete e la nascita di FiberCop verso la fibra dove presente, mentre mantiene un prezzo più accessibile nel resto del territorio.
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