L’operazione Poste-Tim ha una natura marcatamente nazionale volta alla nascita di un campione italiano del digitale e delle telecomunicazioni. Un’operazione eminentemente difensiva, voluta dal Governo Meloni per preservare il controllo nazionale sulla compagnia Tlc dagli appetiti di altri operatori europei. E’ questo in estrema sintesi il messaggio di un’analisi del quotidiano francese Le Monde sull’OPAS di Poste Italiane su Tim.
Campioni europei addio?
Per Le Monde, l’operazione Poste-Tim riveste pertanto una valenza di sovranità nazionale che contrasta con quanto auspicato a suo tempo dal Rapporto Draghi, sulla necessità di puntare su campioni europei delle Tlc in grado di competere con i grandi operatori globali per dimensioni e volumi.
Il piano di Roma è proteggere le telecomunicazioni italiane da possibili progetti di consolidamento transnazionale. Un tipo di consolidamento locale, ben lontano dalle idee promulgate da Bruxelles, che spinge invece per la nascita di campioni europei in grado di garantire una sovranità digitale Ue da Usa e Cina, tanto auspicata a parole quanto ancora lontana nei fatti.
Detto questo, tornando al caso Poste-Tim e al ruolo dello Stato nell’operazione, resta da capire perché lo stesso interesse da parte dello Stato non venga rivolto anche a FiberCop, l’operatore wholesale only (ex rete Tim) controllato dal fondo americano KKR, che di fatto controlla un asset strategico come la rete di telecomunicazioni, infrastruttura critica su cui viaggia il traffico online del Paese.
Cosa direbbe Draghi sull’OPAS Poste-Tim?
A questo proposito, aggiunge Le Monde, nel caso Poste-Tim prevale “una logica che si discosta dunque dalle raccomandazioni di autorevoli rapporti sul mercato europeo e la competitività, presentati alla Commissione nel 2024 da due ex presidenti del Consiglio italiani, Enrico Letta e Mario Draghi, quest’ultimo governatore della Banca Centrale Europea dal 2011 al 2019”.
Un’operazione di sovranità nazionale ma non di sovranità europea
Ma la nuova entità in cantiere in Italia ha una valenza eminentemente italiana. Secondo il quotidiano francese, l’offerta pubblica di acquisto da parte di Poste “ha consentito a Roma di allontanare il gruppo francese iliad, che si era posizionato per un approccio a Tim”.
E così, grandi operatori paneuropei addio, almeno per il momento, a meno che lo Stato italiano non decida di fare un (improbabile) passo indietro perché un operatore europeo non può dipendere di fatto da una sola capitale.
Consolidamento nazionale anche in Francia (ma senza lo Stato)
Oggi, il consolidamento delle Tlc in Europa, come dimostra anchel’operazione su SFR in Francia con l’offerta di acquisto da parte degli altri operatori (Orange, Bouygues e Iliad-Free), avviene anch’esso su scala nazionale. Anche se la differenza fra il caso italiano e quello francese riguarda appunto il ruolo determinante dello Stato nell’operazione in atto nel nostro paese. Ma in Francia il consolidamento è lasciato interamente agli operatori e lo Stato non ha un ruolo attivo.
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