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Nozze Orange-Bouygues: ecco perché lo Stato vuole restare al comando delle tlc

Le pubblicazioni delle nozze dell’anno in Francia non sono ancora state pubblicate. Il matrimonio tra Orange e Bouygues Telecom – primo e secondo operatore d’oltralpe – sembrava certo fino a pochi giorni fa ma, si dice, potrebbe anche saltare.

Le due società si erano date tempo fino al 31 marzo per trovare un accordo, ma l’operazione si sta rivelando più complessa del previsto. La deadline è stata così posticipata a domenica prossima, nella speranza di trovare la quadra tra le ambizioni di Martin Bouygues e i paletti del Governo, che di Orange controlla il 23%.

Le nozze tra il primo e il secondo operatore francese non coinvolgono soltanto i due promessi sposi, ma anche gli altri competitor (Free di Xavier Niel e SFR di Patrick Drahi), che dovranno spartirsi asset, frequenze, clienti e negozi di Bouygues per un valore complessivo di circa 6 miliardi di euro.

Ma il vero braccio di ferro, riferisce la stampa d’oltralpe, è in corso tra lo Stato e Martin Bouygues, con quest’ultimo che ha fissato, per la sua controllata tlc, un prezzo base di 10 miliardi di euro e ha fin da subito reclamato una quota tra il 10 e il 15% di Orange.

Il Governo, nella persona del ministro dell’economia Emmanuel Macron, ritiene però che il prezzo da pagare sia troppo alto, per diversi motivi. Innanzitutto perché Orange ha già fatto molte concessioni. Una fonte spiega, ad esempio, che la creazione di valore di Bouygues Telecom è inferiore di 1 miliardo oggi rispetto alla primavera del 2014, quando partirono le trattative. Orange, infatti, si sarebbe detto disposto ad accollarsi molti più dipendenti Bouygues di quanto inizialmente preventivato (4.500 circa, contro i 1.000 di SFR e i 2.000 di Free).

La questione che più impensierisce lo Stato, però, è quella legata a una eccessiva diluizione della sua quota dopo la fusione. Non se ne parla di scendere sotto il 20% di Orange e per evitare questo rischio bisogna valorizzare l’operatore storico il più possibile e fare in modo che Bouygues non incrementi la sua quota rastrellando azioni sul mercato.

Ecco perché si punterebbe a limitare al massimo la parte in contanti da pagare a Bouygues e Orange vorrebbe fissare il prezzo per l’aumento di capitale riservato a 18 euro per azione (un premio del 15% rispetto alla chiusura di mercoledì). Lo Stato – riferiscono alcune fonti – punterebbe a una forchetta tra 20 e 22 euro per azione e vorrebbe imporre a Bouygues una clausola di standstill per impedirgli di salire troppo in fretta nel capitale. Tra le altre questioni oggetto di trattativa anche la volontà del governo di limitare la capacità di Bouygues di ottenere azioni con doppio diritto di voto per almeno 10 anni.

Si tratta di clausole attraverso cui Macron vuole dimostrare di fare il suo mestiere di difensore degli interessi dello Stato, ma che per Bouygues sarebbero irricevibili: quando, del resto l’imprenditore si è recato da Stephane Richard a proporgli l’accordo, il suo disegno era quello di ritagliarsi un posto da cui poter incidere nelle strategie e nel futuro del principale operatore francese. Tanto più che il premier Manuel Valls e il presidente François Hollande (che vanta buoni rapporti con Bouygues) si sarebbero mostrati molto più flessibili del titolare dell’economia.

Su tutto incombe, tra l’altro, anche il giudizio dell’Antitrust francese, che potrebbe mettere in discussione gli accordi di condivisione raggiunti con i competitor e imporre l’ingresso sul mercato di un operatore mobile virtuale. Opzione che rimetterebbe così in causa i vantaggi stessi dell’operazione.

A pochi giorni dalla nuova scadenza, insomma, tutto è ancora molto fumoso ma quel che è certo è che il Governo d’oltralpe non vuole mollare la presa sul suo campione nazionale delle tlc e, soprattutto, pretende che qualsiasi passaggio di mano avvenga a ‘costo sociale pari a zero’.

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