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No ai device in aereo, Trump, Irlanda del Nord, Elezioni Francia, Scandalo Fillon, Germania-Turchia

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 Usa e Regno Unito bandiscono gli apparecchi elettronici sui voli provenienti da 10 aeroporti africani e mediorientali

22 mar 11:25 – (Agenzia Nova) – Stati Uniti e Regno Unito hanno annunciato il divieto, per i passeggeri di voli da 10 aeroporti in Nordafrica e Medio Oriente, di portare in cabina apparecchi elettronici piu’ grandi di uno smartphone. Il governo usa ha motivato il divieto citando rapporti di intelligence secondo cui i terroristi islamici stanno lavorando a nuovi ordigni esplosivi difficilmente individuabili dai magnetometri e dagli altri tradizionali sistemi di controllo se installati all’interno di apparecchi elettronici di medie dimensioni. Per quanto riguarda gli Usa, il divieto riguardera’ per il momento nove compagnie aeree e dieci aeroporti in Egitto, Giordania, Kuwait, Marocco, Arabia Saudita, Turchia, Qatar ed Emirati Arabi Uniti da cui decollano voli diretti verso gli Stati Uniti. Una fonte del dipartimento di Sicurezza interna Usa ha riferito al “Wall Street Journal” che il divieto era gia’ stato discusso dalla precedente amministrazione presidenziale Usa, in risposta a generiche minacce da parte della costola yemenita di al Qaeda. La “Washington Post” non cita il divieto analogo emanato dal governo britannico, e ipotizza che il provvedimento non sia affatto motivato da ragioni di sicurezza: le compagnie aeree Usa, ricorda il quotidiano, hanno spesso lamentato i massicci sussidi governativi di cui godono grandi vettori mediorientali come Emirates, Etihad Airways e Qatar Airways, tutti e tre interessati dalle nuove misure di sicurezza del governo Usa. La Casa Bianca, ipotizza la “Washington Post”, potrebbe aver adottato le restrizioni per sottrarre a quelle compagnie una parte della redditizia clientela che viaggia in prima classe e in classe business, e che solitamente necessita di apparecchi elettronici come i computer portatili per lavorare durante i lunghi voli intercontinentali.

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Usa, riforma sanita’: Trump mette in guardia i dissidenti conservatori

22 mar 11:25 – (Agenzia Nova) – L’apparente tregua tra la dirigenza del Partito repubblicano e i parlamentari della sua ala conservatrice, in merito alla riforma della sanita’ che dovrebbe rimpiazzare l’Affordable Care Act (“Obamacare”), e’ durata lo spazio di poche ore. Lunedi’ i leader repubblicani alla Camera hanno presentato alcune modifiche al progetto della riforma, tese a placare le resistenze interne alla maggioranza; l’House Freedom Caucus, corrente che riunisce una quarantina di deputati repubblicani conservatori, era parsa abbozzare, rinunciando ad annunciare formalmente un voto contrario al provvedimento. A distanza di poche ore, pero’, diversi esponenti della stessa corrente sono tornati ad attaccare il provvedimento, definendo le ultime modifiche “troppo tardive e insufficienti” e ribadendo di disporre dei numeri necessari a far naufragare il progetto gia’ alla Camera dei rappresentanti. Nella giornata di ieri il clamore e’ progressivamente aumentato, tanto da costringere il presidente Donald Trump a inviare un avvertimento diretto al leader della corrente conservatrice, il deputato Mark Meadows. “Io credo che alla fine Mark sara’ dalla mia parte. Mi auguro di non dovermi ricredere”, ha dichiarato il presidente ieri, durante una riunione a porte chiuse dei Repubblicani, stando al resoconto di un altro deputato conservatore, Fred Upton. Stando ad altri deputati presenti all’incontro, Trump non sarebbe stato cosi’ diplomatico: il presidente avrebbe minacciato Meadow di “rendergli la vita difficile” se non cambiera’ posizione in merito alla riforma.”Mi spiace ma dovrete ingoiare questo boccone”, avrebbe detto il presidente ai parlamentari conservatori. Il leader dell’House Freedom Caucus, pero’, non e’ parso mutare posizione. “Questa riforma non abbassa i costi, e finche’ non lo fara’, il nostro rimarra’ un ‘no’, anche se dovesse costarmi il posto”, ha dichiarato Meadow a margine dell’incontro. Un altro deputato conservatore, Rod Blum, gli ha fatto eco: “Amo il presidente come persona. L’incontro e’ stato uno spasso, ma non ha mutato la mia posizione di una virgola”. Alcuni deputati repubblicani, scrive il “Wall Street Journal”, premono perche’ il presidente si spenda pubblicamente con maggior decisione in favore del progetto di riforma, sostenendo che in tal caso i conservatori non oserebbero votargli contro. I collaboratori piu’ stretti di Trump, pero’, lo mettono in guardia: molti ritengono che l’intero progetto di legge non sia altro che una trappola dei Repubblicani per minare l’immagine dell’inquilino della Casa Bianca.

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Il Regno Unito deve affrontare una contrazione del tenore di vita

22 mar 11:25 – (Agenzia Nova) – In alcune parti del mondo sviluppato, osserva un editoriale non firmato del “Financial Times”, attribuibile alla direzione, il ritorno dell’inflazione a livelli piu’ normali da’ motivo per festeggiare ai banchieri centrali, dopo una lunga lotta contro la deflazione. Nel Regno Unito l’aumento dei prezzi e’ piu’ problematico per i decisori. Il mese scorso l’inflazione dei prezzi al consumo e’ salita al 2,3 per cento, il livello piu’ alto dal 2013; e’ un riflesso della ripresa globale nella crescita e nelle materie prime, ma anche della svalutazione della sterline seguita al voto referendario per l’uscita dall’Unione Europea. La Banca d’Inghilterra se lo aspettava, ma e’ avvenuto piu’ velocemente del previsto. La crescita salariale, pero’, non sta al passo con l’aumento del costo della vita. La contrazione degli standard di vita dovrebbe indurre il governo a una pausa di riflessione, anche perche’ e’ stata amplificata dalle decisioni di congelare i crediti di imposta e i benefit per l’infanzia, a scapito dei ceti a medio e basso reddito. Cio’ complica anche il compito dei responsabili delle politiche monetarie, per i quali e’ piu’ difficile giustificare tassi di interesse ultrabassi e acquisti di asset. La scorsa settimana la Boe ha mantenuto le misure di stimolo, ma uno dei membri del consiglio esecutivo ha votato contro e altri sono pronti a considerare un ridimensionamento. Comunque, il motivo principale per cui l’economia britannica si e’ mostrata resiliente dopo il referendum e’ stato il fatto che i consumatori hanno continuato a spendere, forti di due anni di crescita dei redditi reali. Ora la banca centrale prevede un modesto rallentamento della crescita e un brusco calo del risparmio; l’Office for Budget Responsibility (Obr) e’ piu’ pessimista, sulla base di alcuni recenti dati sulle vendite. In teoria la svalutazione potrebbe comportare dei vantaggi aiutando le esportazioni e il riequilibrio dell’economia. L’industria manifatturiera spera in una spinta, come suggerisce l’ottimismo del settore, al livello piu’ alto da vent’anni. Il problema e’ che non ci sono prove di un tendenziale miglioramento del saldo commerciale. Gli ordini per l’export sono robusti, ma anche quelli dell’import, in linea con altre recenti svalutazioni, sia in Gran Bretagna che in altri paesi sviluppati, nel contesto di una catena di distribuzione globale. A cio’ si aggiunge l’incertezza sull’accesso al mercato europeo da qui a due anni. Considerata la realta’ del rallentamento della crescita salariale e del calo del tenore di vita, conclude il commento, la Boe fa bene a essere prudente: e’ troppo presto per revocare le misure di stimolo.

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Regno Unito, i leader dell’Irlanda del Nord lottano con l’eredita’ di McGuinness

22 mar 11:25 – (Agenzia Nova) – Mentre Martin McGuinness, l’ex comandante dell’Ira, l’Irish Republican Army, ed ex vice primo ministro dell’Irlanda del Nord, giaceva in ospedale, dove poi e’ morto, i leader politici nordirlandesi, riferisce il “Financial Times”, erano impantanati a Belfast in colloqui sulla sua eredita’ a breve termine, dopo le elezioni anticipate di questo mese. A innescare il voto anticipato e’ stato proprio McGuinness, portando lo Sinn Fein fuori dalla coalizione di governo col Partito unionista democratico (Dup). Le relazioni tra le due forze politiche si erano deteriorate da mesi; l’incapacita’ del Dup di affrontare uno scandalo riguardante la spesa pubblica che e’ arrivato a coinvolgere la leader del partito e prima ministra, Arlene Foster, e’ stata il pretesto per l’uscita dello Sinn Fein. La tattica di McGuinness ha funzionato: nelle elezioni del 2 marzo lo Sinn Fein, per un migliaio di voti, ha superato il Dup come primo partito. Due le conseguenze immediate: il futuro di Foster e’ stato messo in discussione, mentre Michelle O’Neill e’ subentrata a McGuinness alla guida dello Sinn Fein. O’Neill e’ giovane ed energica, ma e’ un’incognita. I dubbi sulle leadership di entrambe le formazioni gia’ bastano a ostacolare una nuova intesa per la condivisione del potere, prima della scadenza di lunedi’ prossimo. A complicare ulteriormente il compito e’ la Brexit: nella nazione costitutiva nel referendum sull’Unione Europea dello scorso giugno, l’opzione “Remain” ha vinto col 56 per cento. Tuttavia, il Dup ha sostenuto il fronte “Leave”, aggiungendo un altro motivo di divisione tra i due partiti dominanti. La nuova assemblea parlamentare, con i seggi ridotti da 108 a 90 per abbassare i costi, si riunira’ oggi per la prima volta. Sia lo Sinn Fein che il Dup, che hanno entrambi investito nell’Accordo del Venerdi’ Santo, si dicono ottimisti sulla possibilita’ di arrivare a un’intesa di governo ed evitare un secondo voto o finire sotto la diretta amministrazione di Londra. Tra i leader di impresa c’e’ una crescente frustrazione per la mancanza di un esecutivo, di un bilancio e di un piano economico. Due motivi inducono alla cautela riguardo all’esito delle trattative: McGuinness era il negoziatore piu’ esperto nei ranghi dello Sinn Fein, ma nel partito c’e’ chi sostiene che abbia tenuto una linea troppo dura; allo stesso tempo, i nazionalisti pensano che non e’ stato ottenuto abbastanza, ad esempio sul riconoscimento della lingua irlandese, diventato un punto centrale. L’esperimento della coalizione, inoltre, e’ stato caratterizzato da un successo declinante: McGuinness aveva un ottimo rapporto con Ian Paisley, ex leader del Dup; forse sono state alimentate aspettative eccessive.

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Francia, l’entourage di Hollande si schiera discretamente ma decisamente per Macron

22 mar 11:25 – (Agenzia Nova) – Discretamente ma con decisione, l’entourage del presidente socialista francese Francois Hollande si sta schierando con il candidato “indipendente” di centrosinistra Emmanuel Macron alle elezioni presidenziali di aprile-maggio: lo scrive il quotidiano progressista “Le Monde” commentando la scelta di appoggiare Macron annunciata ieri martedi’ 21 marzo da Bernard Poignant, che sin dall’inizio del quinquennato nel 2012 e’ un ascoltato consigliere speciale di Hollande. Si allunga dunque la lista dei membri del governo del Partito socialista (Ps) e dei suoi alleati che si stanno schierando con Macron: all’annuncio di Poignant oggi mercoledi’ 22 ha fatto seguito quello della sottosegretaria alla Biodiversita’, Barbara Pompili. Mentre domani giovedi’ 23 anche il sottosegretario allo Sport, Thierry Braillard, dichiarera’ ufficialmente il suo sostegno a Macron: Braillard, a lungo indeciso, alla fine ha quindi deciso di rompere la consegna del suo Partito radicale di sinistra (Prg), che invece alle presidenziali appoggera’ il candidato “ufficiale” del Ps, Benoit Hamon. Nei prossimi giorni poi, secondo voci insistenti, addirittura un “peso massimo” del governo dovrebbe disertare il campo di Hamon per schierarsi con Macron: il ministro della Difesa, Jean-Yves Le Drian, dovrebbe prendere una decisione in tal senso entro la fine di questa settimana al termine di una riunione con gli amministratori locali socialisti della Regione della Bretagna. Per ora si tratta di uno stillicidio al quale Hollande ed il suo piu’ fedele collaboratore, il portavoce del governo Stephan Le Foll, secondo il “Monde” stanno opponendo un argine almeno fino al primo turno elettorale; anche perche’, nota il quotidiano progressista, il sostegno degli esponenti vicini al presidente Hollande rischia di diventare per Macron una specie di “bacio della morte”: con se’ infatti portano solo l’enorme impopolarita’ accumulata nel quinquennato di governi socialisti. Nel movimento “En Marche!” (“In Marcia!”, ndr) percio’ si guarda con distacco a questa emorragia di socialisti che cercano rifugio sotto l’ala di Macron e si preferiscono sottolineare invece le adesioni di alcuni esponenti di centro e di destra, seppure “minori”. Il pericolo per il candidato attualmente sulla cresta dell’onda dei sondaggi e’ che, dopo il primo turno elettorale, quella dei socialisti che cercheranno di salire sul suo carro diventi una valanga, appiattendone l’immagine presso l’elettorato popolare sul quinquennato di Hollande: questo infatti ricorderebbe a tutti il fatto che Macron e’ stato per quasi due anni ministro dell’Economia nel governo socialista.

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Francia, l’avvicendamento Le Roux-Fekl all’Interno riapre a destra la piaga degli scandali di Fillon

22 mar 11:25 – (Agenzia Nova) – Il rapidissimo avvicendamento deciso dal presidente francese Francois Hollande alla guida del ministero dell’Interno sull’onda di uno scandalo, paradossalmente inguaia il centro-destra e ne esacerba la ferita provocata dagli scandali che hanno investito Francois Fillon: lo scrive il quotidiano “Les Echos” commentando la fulminea nomina, ieri martedi’ 21 marzo, di Matthias Fekl a ministro degli Interno in sostituzione di Bruno Le Roux; il quale e’ stato travolto dalle rivelazioni sulle sue figlie adolescenti retribuite come sue assistenti parlamentari. Hollande ha quindi deciso di chiudere in appena 48 ore una vicenda che rischiava di banalizzare e svuotare gli attacchi della sinistra a Fillon, il candidato presidenziale del centro-destra inquisito per l’impiego fittizio di sua moglie Penelope per anni stata stipendiata dall’Assemblea Nazionale anche lei come assistente parlamentare del marito; il modo netto con cui il presidente socialista ha posto fine alle chiacchiere su Le Roux, commenta “Les Echos”, mette decisamente sotto pressione il centro-destra. Anche perche’ contemporaneamente si aggrava la posizione penale di Fillon e si moltiplicano gli scandali che lo vedono coinvolto: ora sarebbe accusato anche dei reati di “falso” e di “truffa aggravata” nell’inchiesta penale aperta dalla Procura nazionale anti-frodi (Pnf) per il Penelope-gate; una vicenda per la quale la coppia era gia’ inquisita per il reato di “abuso di fondi pubblici”. Secondo le nuove rivelazioni, infatti, i coniugi Fillon avrebbero fabbricato una falsa documentazione per dimostrare che l’impiego di Penelope Fillon non fosse affatto fittizio e giustificare cosi’ i lauti compensi ricevuti dall’amministrazione del Parlamaento francese. I nuovi reati per i quali viene inquisito il candidato del centro-destra si aggiungono all’ulteriore scandalo scoppiato negli scorsi giorni intorno ai “buoni uffici” svolti da Fillon a favore dell’uomo d’affari libanese Fouad Makhzoumi, che gli ha versato circa 50 mila euro per compensarlo di esser stato messo in contatto con il presidente russo Vladimir Putin e con il presidente della compagnia petrolifera francese Total, che all’epoca dei fatti era Patrick Pouyanne’: una vicenda per la quale Fillon rischia una ennesima incriminazione per “traffico di influenza”.

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Germania, il governo non autorizza la vendita di armi alla Turchia

22 mar 11:25 – (Agenzia Nova) – Il Governo federale tedesco ha negato l’autorizzazione alla vendita di sistemi d’arma alla Turchia. A riferirlo, in risposta a un’interpellanza parlamentare presentata dal deputato della Linke Jan van Aken, e’ stato il ministro dell’Economia tedesco. Brigitte Zypries. Il governo di Berlino ha avanzato dubbi in merito allo stato dei diritti umani in Turchia, ed espresso il timore che i sistemi d’arma possano essere impiegati dal governo di Ankara a fini di repressione interna. Tra il 2010 e il 2015 il governo ha negato permessi di esportazione d’armi in otto casi, e dal novembre del 2016 ce ne sono stati altri 11, riguardanti la vendita di pistole e componenti di diverso genere. Il rapporto tra Ankara e Berlino e’ tesissimo dopo il rifiuto opposto dalle autorita’ tedesche agli esponenti del governo turco intenzionati a tenere comizi in Germania, in vista del referendum costituzionale in programma in Turchia per il prossimo 18 aprile. A questi rifiuti il presidente turco, Recep Tayyip Erdogan, ha risposto accusando la Germania di “pratiche naziste”. In Germania vivono circa 3,5 milioni di turchi; come per altri paesi europei, lo scontro sui comizi politico-elettorali celano uno scontro piu’ profondo, che riguarda l’identita’ e il senso di appartenenza nazionale delle numerose “diaspore turche” nel Vecchio Continente.

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Germania e Italia “amici distanti”

22 mar 11:25 – (Agenzia Nova) – Sabato sara’ il 60 esimo anniversario della firma del trattato di Roma, avvenuta il 25 marzo 1957. Sin da allora la Germania e l’Italia sono state politicamente, economicamente e culturalmente molto vicine, ed ora tale legame e’ sul banco di prova. La Friedrich-Ebert-Stiftung (Fes) ha effettuato un sondaggio la scorsa estate al quale hanno partecipato quasi 1.200 italiani e tedeschi. I risultati sono stati presentati lo scorso autunno a Roma, Milano e Torino e ora stanno facendo il giro della Repubblica federale. A Colonia sono stati presentati sotto il titolo “Amici stranieri-amici distanti” dal direttore dell’ufficio di Roma della Fes, Ernst Hillebrand e a Berlino dall’onorevole Laura Garavini (Pd). Il 77 per cento dei tedeschi sono soddisfatti della propria situazione economica, contro il 10 degli italiani. Mentre l’83 per cento degli italiani considera la Germania a buon mercato, solo il 19 dei tedeschi pensa altrettanto dell’Italia. Potere economico, assistenza sanitaria, protezione sociale, qualita’ della vita, alfabetizzazione ed educazione: la Repubblica federale incassa giudizi significativamente migliori su tutti i campi. La distanza maggiore, dal punto di vista tedesco, riguarda la qualita’ della vita, dal punto di vista italiano l’assistenza sanitaria. I tedeschi sono piu’ preoccupati dalla politica dei rifugiati che dal terrorismo, gli italiani hanno invece piu’ ansia per la situazione economica e la disoccupazione. Per i tedeschi i vantaggi di essere nella Ue superano gli svantaggi, per gli italiani e’ l’esatto contrario. E’ la discrepanza maggiore dal 2010. Gli stereotipi sui due Paesi sono sempre gli stessi. Per i tedeschi in Italia la qualita’ della vita e’ migliore e la famiglia, nonostante il basso tasso di natalita’, rimane una priorita’. Gli italiani pensano che la Germania produca beni di qualita’, sia stabile, disponga di buone infrastrutture e di un elevato tasso di innovazione. Al contrario i tedeschi sono visti come egoisti, poco creativi, nazionalisti e inflessibili oltre che avidi e individualisti. Mentre il 60 per cento dei tedeschi ha dichiarato di essere stato in Italia, ben il 58 per cento degli italiani ha dichiarato di non essere mai stato in Germania. I tedeschi piu’ famosi? Beethoven, Bach, Kant, Nietzche, Hegel, Goethe, Mann, Hesse, Dietrich, Fassbinder, ma non Marx o Brecht o Reitz. Gli italiani piu’ famosi per i tedeschi sono Umberto Eco, Sophia Loren, Bud Spencer, e Celentano, Fellini, Leone, Ponti, Leonardo da Vinci, Galilei e Dante.

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Venezuela, il Parlamento appoggia la lotta internazionale contro il presidente

22 mar 11:25 – (Agenzia Nova) – Il Parlamento venezuelano e’ d’accordo con la sfida lanciata dal segretario generale dell’Organizzazione degli stati americani (Osa), Jose’ luis Almagro: se si vuole che Caracas non sia sospesa dall’organismo – applicando la Carta democratica interamericana – occorre ristabilire l’ordine democratico nel paese e celebrare al piu’ presto le elezioni. La mozione di appoggio all’iniziativa di Almagro e’ stata votata all’unanimita’ dall’Asamblea nacional, dove siedono in maggioranza esponenti contrari al governo di Nicolas Maduro. Il capo di Stato, che da tempo non riconosce la validita’ dei pronunciamenti del Parlamento, ha risposto con durezza all’iniziativa del segretario generale dell’Osa: “Nessuno puo’ minacciare il Venezuela, tanto meno questo rifiuto di essere umano”, ha detto Maduro parlando di Almagro, gia’ ministro degli Esteri dell’Uruguay ai tempi in cui il paese era guidato da Pepe Mujica. Per approvare la mozione di sospensione dall’Osa, la misura piu’ severa che puo’ comminare l’organismo, occorrono i consensi di almeno 18 dei 34 paesi aderenti. Si tratta di riconoscere la validita’ tecnica degli argomenti proposti dall’uruguaiano – tra arresti di oppositori, spostamento arbitrario delle elezioni, stravolgimento degli organi istituzionali, il paese “viola tutti gli articoli della Carta democratica” -, e di spendersi in un gesto politicamente impegnativo. In questo senso, il momento sarebbe propizio alla causa: dall’Argentina al Brasile, dal Peru’ agli Stati Uniti, i pronunciamenti di condanna all’operato di Maduro sono in continuo aumento. Intanto nella capitale e’ partita una nuova protesta nei confronti dell’ultima iniziativa lanciata dal “figlio di Chavez”: la “guerra del pane”. C’e’ un “complotto” che mira a ridurre la fornitura di pane in commercio in modo da solleticare pulsioni eversive, e’ l’ipotesi del governo. Per questo sono stati istituiti “Comitati locali di rifornimento e produzione” (Clap) del prodotto, che hanno provveduto a rilevare due panetterie della capitale per garantire il farinaceo alle fasce piu’ esposte della popolazione. Nella notte, a pochi metri dal palazzo in cui si stava celebrando un consiglio dei ministri, circa trecento persone si sono radunate per protestare contro una decisione vissuta come una nuova sferzata alle necessita’ di tutta la cittadinanza. Manifestazioni che potrebbero ripetersi, visto che il governo sembra orientato a impegnare i Clap anche in altri settori, primo fra tutti quello farmaceutico.

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Brasile, anche Messico e Giappone chiudono le porte alle carni sospette

22 mar 11:25 – (Agenzia Nova) – Dopo Unione europea, Cina, Cile e Corea del Sud, la lista delle frontiere che si chiudono all’ingresso di crani brasiliane comprende anche il Messico e il Giappone. Il paese nordamericano ha deciso di non permettere l’ingresso della carne bianca, l’unica che viene normalmente importata, fino a quando le autorita’ sanitarie brasiliane non abbiano “mostrato prove scientifiche e garanzie sufficienti di sanita’, qualita’ e non nocivita’ dei prodotti”. Analoga misura e’ stata adottata da Tokyo nei confronti delle carni provenienti dagli stabilimenti sospetti. Il Giappone e’ il terzo mercato delle carni avicole brasiliane nel mondo. Piu’ cauta la reazione dell’Argentina, oggi partner cruciale del Brasile, che per il momento ha deciso di aumentare i controlli alla frontiera, riservandosi misure piu’ severe nel caso di emergenze conclamate. Lo scorso fine settimana venivano presentati i risultati di una inchiesta sulla corruzione di alcuni ispettori sanitari che avrebbero permesso la commercializzazione di prodotti alterati, scaduti o fuori dai protocolli igienici. Un’operazione che ha portato all’arresto di oltre trenta persone e al sequestro di 21 celle frigorifere.

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