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#Vorticidigitali. Personal branding: guardare a sé stessi come a un marchio per migliorare la propria immagine

#vorticidigitali è una rubrica settimanale a cura di @andrea_boscaro promossa da Key4biz e www.thevortex.it.
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Italia


Qualche settimana fa, l’Amministratore Delegato di Opel Italia Roberto Matteucci provocatoriamente annunciava la fine del ruolo del venditore sostituito dall’assistente digitale: il suo appello mirava a considerare il mutato comportamento del consumatore che entra nel punto vendita sempre più edotto in merito a prodotti e servizi e più capace di usare la Rete per informarsi.

 

Se tale passaggio deve essere in ogni caso guardato con cautela, certo ogni professione oggi incrocia il rapporto con Internet e tutti noi siamo chiamati a guardare a noi stessi un po’ come a dei “brand” per trasmettere al meglio il nostro specifico posizionamento di professionisti e gestire le informazioni e l’immagine che, osservandole, se ne trae.

 

Con un mercato del lavoro sempre più liquido e frammentato, chiunque ha quindi l’opportunità di accreditarsi sia all’interno dei contesti relazionali in cui vive sia nell’ambito dei social media e della Rete dove datori di lavoro e committenti, partner e fornitori si informano in merito alle credenziali e alle competenze dei propri interlocutori. Se un tempo il passaparola e le conoscenze personali erano le uniche fonti di valori, oggi il profilo LinkedIn e le altre modalità di presenza in Rete possono infatti conferire maggior possibilità di essere trovati e migliori chances di essere preferiti.

 

Cosa viene infatti visualizzato da chi ci cerca? Nessuna informazione (il che non necessariamente è una buona notizia)? Profili sui social media incompleti e lasciati a se stessi? Oppure una coerente attenzione alla nostra comunicazione professionale dove il profilo Linkedin è usato nel modo adeguato e gli altri social media sono declinati nel rispetto di una congruente volontà di trasmettere personalità e affidabilità?

 

Se Twitter, il blog personale, possibili rubriche curate all’interno di siti terzi sono opportunità per trasmettere le nostre competenze, anche Facebook deve essere considerato luogo di comunicazione “pubblica” – prestando attenzione all’immagine che se ne può trarre grazie ai contenuti, al linguaggio ed alle foto utilizzate – e di relazione con i nostri interlocutori professionali grazie allo spostamento sul piano della fiducia che consentono le informazioni personali che in tale luogo vengono scambiate.

 

LinkedIn infine sta molto cambiando: nato come strumento per cercare e offrire lavoro ed evoluto come piattaforma di organigrammi aziendali pubblici, oggi sta trasformandosi in un vero e proprio social network basato su contenuti professionali e ciò consente di valorizzare ancor meglio la nostra capacità di informare e formare la nostra audience in merito ai temi del mercato di riferimento.

 

Se foto e descrizioni debbono essere pensate in chiave professionale – sempre ricordandosi di usare le “keyword” corrette per aiutare LinkedIn stessa, ma anche Google ad aumentare la nostra capacità di essere trovati – è poi utile usare la piattaforma per “cercare” interlocutori per funzione aziendale o per tipologia di azienda con cui vogliamo entrare in contatto, raffinando via via i risultati ottenuti e restringendo il campo geografico o il target merceologico al fine di individuare le persone che, rivestendo il ruolo appropriato nell’azienda nostro target, rappresentano i nostri prospect: a quel punto sarà possibile contattarli o direttamente se ne conosciamo l’e-mail o facendoci introdurre dalle conoscenze comuni. In ogni caso dovremo però ricordarci di personalizzare il messaggio così come argomenteremmo, nel corso di una telefonata, la richiesta di un appuntamento.

 

Coerenza e valore dei contenuti trasmessi, personalità e congruenza del posizionamento: come per i marchi, anche per le persone questi sono i criteri da seguire per rappresentare al meglio la nostra immagine sui social media.

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