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#Vorticidigitali. I canali verticali di Google: opportunità e sfida per il digitale italiano

#vorticidigitali è una rubrica settimanale a cura di @andrea_boscaro promossa da Key4biz e www.thevortex.it.
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Mondo


La settimana prima di Pasqua si è conclusa con il “j’accuse” dell’Amministratore Delegato di Axel Springer, uno dei principali editori tedeschi, in merito al ruolo e alle modalità con le quali Google agisce in Europa: il timore di Mathias Dopfner non è stata che l’ultima esplicitazione di una serie di segnali degli operatori di settore verso l’estensione che il motore di ricerca sta attuando verso i suoi canali verticali.

Nulla di nuovo sotto il sole, dunque, dopo le tante battaglie che hanno visto fronteggiarsi gli editori e il gigante di Mountain View in particolare per i servizi di Google News e di Google Books e che hanno portato, in Paesi diversi, a forme di compensazione diverse, dal fondo per l’editoria digitale in Francia ai diversi pronunciamenti americani a vantaggio di autori ed editori, ma oggi le frontiere di concorrenza si sono ampliate a settori nuovi e fino ad oggi non toccati come il comparatore di assicurazioni e di servizi finanziari che recentemente Google ha lanciato nel Regno Unito.

 

Quel che è certo dunque è che la pressione che Google sta esercitando nei confronti degli operatori digitali è forte in molte e nuove industries, dal turismo per esempio – dove Hotel Finder è sempre più presente anche nelle pagine di risultato italiane – a Google Shopping per l’e-commerce in un mercato dove solo alcuni comparatori di prezzo appaiono attrezzati a resistere ad un protagonismo crescente da parte dello shopping engine nativo di Mountain View.

 

I canali verticali sono pertanto un segno evidente della strategia di Google di non essere più solo una tecnologia “ponte” che porta alla scoperta di siti e risorse esterne, ma anche una tecnologia “destinazione”: il grande lavoro scientifico che ha portato al Knowledge Graph e a tentare di dare risposte senza il bisogno di rimandare all’esterno è infatti la cifra di uno sviluppo semantico ed editoriale che da un lato deve far guardare a tutti noi in modo problematico come oggi si fa SEO e dall’altro deve portarci ad osservare la presenza su Google+ come una necessità ormai imprescindibile per farsi trovare su Internet. Questa necessità sarà poi tanto più significativa quanto più l’algoritmo Hummingbird (o “Colibrì”) mira a migliorare i risultati restituiti a seguito di domande formulate in linguaggio umano.

 

Perché stupirsi? E’ la stessa strategia di Facebook e, per certi versi, di Amazon: trattenere il più possibile il traffico dentro ambienti propri per poter non solo monetizzare il tempo speso da parte degli utenti, ma anche per poter conoscere questi ultimi sempre più profondamente così da poter fornire agli inserzionisti non solo l’intento di ricerca, ma anche l’accostamento di una profilazione socio-demografica e del cosiddetto Interest Graph, tre elementi che ben segnano la nuova frontiera del search marketing.

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