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#Tecnolaw: equo compenso, è ancora scontro

Italia


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Il paventato aumento dell’equo compenso continua ad agitare il dibattito tra gli addetti ai lavori, e questo anche al netto di una “pausa di riflessione” che sembra essere stata decisa dal ministro dei Beni e delle Attività culturali Massimo Bray. Se da un lato si fa appello alla necessità di retribuire i protagonisti dell’industria culturale dall’altra si grida all’inutile balzello imposto ai consumatori, posizioni distanti e contrapposte emerse anche nel corso della puntata di domenica 12 gennaio di “Presi per il Web“, trasmissione di Radio Radicale condotta da Marco Perduca, Marco Scialdone e Fulvio Sarzana con la collaborazione di Sara Sbaffi.

 

Ospiti dell’appuntamento Cristiano Radaelli, presidente di Anitec e vice-presidente di Confindustria Digitale, Enzo Mazza, presidente della Federazione Industria Musicale Italiana (FIMI) e della Società Consortile Fonografici (SCF) e Marco Pierani, Responsabile delle relazione istituzionali AltroConsumo.

 

“Siamo ovviamente favorevoli a che gli autori vengano compensati per il loro lavoro – ha esordito Radaelli – ma è chiaro che esso deve essere legato a un effettiva creazione di copia privata. Il fatto è che i consumatori si stanno spostando verso il consumo in streaming, dove non si creano copie e il pagamento dei diritti viene fatto già a monte da chi trasmette la musica; non si può chiedere ai consumatori di pagare una seconda volta. Discorso che vale anche per i contenuti acquistati, ad esempio, da iTunes. Nella bozza che era circolata – ha proseguito Radaelli – erano compresi anche dispositivi come le smart tv che non permettono comunque di fare una copia dei contenuti dei quali si fruisce. L’aumento previsto costerebbe ai nostri associati attorno ai 200 milioni di euro”.

 

“La nostra posizione segue l’evoluzione tecnologica e giurisprudenziale arrivata a livello comunitario – è stato il commento di Mazza – in particolare la questione riguarda un compenso proporzionato all’effettivo danno procurato all’autore, e parliamo di cifre irrisorie rispetto all’effettivo utilizzo che si fa di un file o di un brano musicale trasferito da cd su una memoria. Quanto debba essere questo compenso equo per essere considerato efficace ed effettivo per azienda e consumatore è il punto centrale, ma le percentuali e i valori discussi a livello italiano sono più che accettabili rispetto alle dinamiche di mercato odierne. Usciamo da un mercato – ha chiosato Mazza – che nei primi anni del digitale era legato alla presenza dei Drm, che non consentivano la copia; eliminati questi impedimenti si è arrivati a potenzialità di copie illimitate, con la Corte di Giustizia europea che ha riconosciuto la necessità che in questa condizione si diano i giusti compensi all’industria. Esistono ancora molti utilizzi basati su supporti fisici e che quindi sono legati alla copia privata, basti pensare che il 60% della fruizione arriva ancora da cd”.

 

“C’è poi da sottolineare – ha proseguito Mazza – che la presenza di questa somma è una variabile che non influisce né sul prezzo del device né sulla decisione d’acquisto. In nessun mercato in Europa dove è stato introdotto un compenso vi è stato un rallentamento del mercato. Ciò non toglie che occorre tarare l’equo compenso sugli usi esclusi dalla copia privata, esentare usi come quello professionale e tenere in considerazione il fatto che il download e lo streaming stanno relegando questo istituto in una condizione di residualità e che nel futuro di sicuro lo porteranno a scomparire. Ma al momento l’equo compenso resta necessario e per quanto strumento non perfetto, e anzi ‘un tanto al chilo’, ha permesso lo sviluppo e la circolazione dei prodotti”.

 

Su posizioni molto diverse Pierani: “Rispetto all’aumento della tassa sulla copia privata noi siamo contrari, anzi, siamo per l’abolizione di questo istituto. Nella consultazione aperta dall’Unione Europea sul tema ci si chiede proprio quanto senso abbia, in uno scenario digitale con le caratteristiche di quello attuale, pagare una tassa tarata sulla realtà fisica. Il rischio è quello di pagare due volte per lo stesso contenuto e tutto questo non fa certo bene allo sviluppo dei nuovi mercati digitali”.

 

In chiusura la provocazione lanciata dalla trasmissione, un appello a tutte le forze presenti in Parlamento per un disegno di legge volto alla cancellazione dell’istituto della copia privata.

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