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#eJournalism, il ruolo di Internet nel giornalismo investigativo

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#eJournalism è una rubrica settimanale promossa da Key4biz LSDI (Libertà di stampa, diritto all’informazione). Per consultare gli articoli precedenti, clicca qui.

 

Esplorare internet. Primo Manuale di investigazioni digitali e Open Source Intelligence (Osint)”. Lo ha scritto Leonida Reitano, ricercatore e docente di Sociologia della Comunicazione e Presidente dell’Associazione di Giornalismo Investigativo, e sta uscendo in questi giorni con Minerva edizioni.

L’obiettivo, come spiega l’autore nella premessa, è fornire uno strumento che consenta un “utilizzo professionale della rete Internet per ricavare informazioni su fenomeni sociali e criminali, persone fisiche e giuridiche, profili individuali e collettivi”. E’ “dedicato in primis ai giornalisti d’inchiesta, ma torna utile a tutte le professioni che hanno a che fare con l’investigazione”.

 

La metodologia illustrata nel manuale è l’OSINT: Open Source Intelligence (ossia l’analisi delle fonti aperte). Quale può essere l’utilità di una disciplina, “nata nel cuore di quegli arcana imperii (i servizi segreti) preposti alla tutela dei segreti e non alla divulgazione dei medesimi”?

 

La risposta è semplice – spiega Reitano nel primo capitolo del libro: “Da un punto di vista “filosofico-politico”, si tratta di una strategia volta a ribaltare contro i propri creatori le tecniche e gli strumenti preposti alla raccolta informativa; da un punto di vista operativo di un modo per acquisire al giornalismo investigativo delle capacità tecniche e di analisi in grado di diminuire il ricorso alle fonti confidenziali”.

 

Il manuale – osserva nella prefazione Gaetano Zappulla (Consultant and Strategist on Risk Management and Intelligence) – “è scritto in chiave pratica e tecnica, incoraggiando e invogliando il lettore a “sporcarsi le mani” eseguendo in prima persona le tecniche descritte e a usarlo in futuro come una guida di riferimento”.

 

”A scriverlo un giornalista “curioso” e pioniere nel suo campo, dotato di quella curiosità che l’ha spinto ad appassionarsi, con professionalità, a un tema che sta cambiando radicalmente il processo di “attività informativa”, sia esso un processo funzionale al giornalista investigativo, sia per le attività (ordinarie e non) dell’intelligence istituzionale. Nell’oceano delle informazioni digitali la conoscenza degli strumenti del ricercare è indispensabile giacché come dice Aristotele Onassis: “Ci si deve liberare della speranza che il mare possa mai riposare. Dobbiamo imparare a navigare in venti forti“.

 

L’ Osint

 

L’Open Source Intelligence comprende diversi ambiti disciplinari combinati tra loro, spiega il Manuale: gli strumenti di hacking della rete per ottenere informazioni sulle identità digitali, l’uso avanzato dei motori di ricerca, l’utilizzo dei portali di investigazioni digitali (dove ottenere le informazioni istituzionali su persone fisiche o giuridiche, proprietà immobiliari, partecipazioni azionarie o societarie, etc.) e infine le tecniche di analisi investigative per valutare il materiale informativo acquisito ed elaborarlo attraverso strumenti di visualizzazione grafica dei dati.

  

L’analisi di fonti aperte – spiega l’autore nella premessa – è una metodologia insegnata nell’ambito dell’intelligence per potenziare strumenti e modalità di ricerca delle informazioni liberamente disponibili. L’OSINT utilizza diverse fonti fra cui: mezzi di comunicazione di massa (giornali, riviste, televisione, radio e siti web); dati pubblici (rapporti dei governi, piani finanziari, dati demografici, dibattiti legislativi, conferenze stampa, discorsi, avvisi aeronautici e marittimi); file multimediali (video, audio, fotografie e mappe) dati provenienti da database con informazioni istituzionali (visure, documenti anagrafici, dati catastali, documenti di bilancio, etc.) o da database a pagamento con informazioni di provenienza editoriale (rassegne stampa, archivi dei giornali, portali multitestata, etc.).

 

Sul perché insegnare questa metodologia ci sarebbe tanto da dire e molti argomenti verranno affrontati nel corso del libro, ma sento di dover anticipare almeno due ragioni. La prima è che si tratta di un metodo d’investigazione molto potente, basti pensare che persino dentro le organizzazioni d’intelligence l’apporto dell’OSINT si colloca tra l’80% e il 90% dell’intera raccolta informativa. La seconda è che si tratta di un metodo “onesto” vale a dire esente dai problemi d’illegalità o di conflitto deontologico tipici del giornalismo confidenziale.

 

Da questo punto di vista l’OSINT è una metodologia regina. Un sistema “puro” che non ha bisogno di compromessi oscuri con le fonti”, non viola la legge con attività investigative illegali, ma si basa solo sulla capacità tecnica e operativa di trovare le informazioni, la mentalità investigativa, la conoscenza delle tecniche di analisi e correlazione dei dati e infine il lavoro metodico e organizzato di consultazione delle fonti aperte che sono per definizione accessibili a tutti.

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