Netflix starebbe valutando di aprire la propria app ad altri servizi di streaming, trasformandola progressivamente in una piattaforma capace di ospitare anche contenuti e abbonamenti di operatori concorrenti.
Secondo quanto riportato dal New York Times, la società avrebbe avuto recenti discussioni con NBCUniversal e Fox Corporation per portare Peacock e Fox One all’interno di Netflix.
Non ci sarebbe ancora un accordo imminente e resta da capire quale modello potrebbe essere adottato: Netflix potrebbe integrare direttamente i contenuti degli altri servizi oppure limitarsi a vendere gli abbonamenti attraverso la propria piattaforma, seguendo una formula simile a quella utilizzata da Amazon Prime Video.
Il precedente di TF1 in Francia
Il primo segnale concreto del cambio di strategia è arrivato a giugno, quando Netflix ha integrato in Francia l’emittente TF1, includendo sia i canali in diretta sia i programmi on demand.
Greg Peters, co-amministratore delegato di Netflix, ha definito i primi risultati dell’accordo “molto promettenti” e ha aperto alla possibilità di ulteriori partnership. “Se vedremo altri accordi che funzionano per i nostri abbonati, per i nostri partner e per noi, certamente li prenderemo in considerazione”, ha spiegato Peters.
Da servizio chiuso a possibile hub dello streaming
La svolta sarebbe significativa perché Netflix ha sempre difeso un modello fortemente centrato sulla propria piattaforma. Solo due anni fa la società sosteneva di essere già “una destinazione di riferimento per l’intrattenimento”. Ora potrebbe invece valutare di diventare anche una porta di accesso ad altri servizi.
È una strategia che Amazon porta avanti da anni con Prime Video, permettendo agli utenti di sottoscrivere servizi esterni e guardarne i contenuti senza uscire dall’app. Anche YouTube e Roku stanno seguendo la stessa direzione.
Le piattaforme vogliono ridurre le cancellazioni
Il cambiamento riflette una trasformazione più ampia del mercato dello streaming. Le piattaforme non puntano più soltanto ad aumentare il numero degli abbonati, ma cercano soprattutto di trattenere gli utenti più a lungo e ridurre le cancellazioni. Secondo Antenna, negli ultimi tre anni gli abbonamenti acquistati attraverso piattaforme terze come Amazon, Roku e YouTube sono cresciuti di circa il 60%.
Oggi circa un terzo delle nuove sottoscrizioni viene effettuato attraverso un intermediario. Amazon resta il leader di questo modello, con almeno 49 milioni di abbonamenti ad altri servizi gestiti attraverso Prime Video.
Il nodo del rapporto con gli utenti
Per le piattaforme che decidono di distribuire i propri servizi attraverso operatori come Amazon, YouTube o, in futuro, Netflix, il vantaggio è una maggiore visibilità e una riduzione dei costi tecnologici e di marketing. In cambio, però, cedono una parte dei ricavi e soprattutto il rapporto diretto con il cliente, che viene gestito dalla piattaforma che ospita il servizio.
È proprio questo il punto su cui Netflix sembra ora pronta a rivedere la propria strategia: non limitarsi a essere uno dei tanti servizi disponibili sul televisore, ma provare a diventare l’app dalla quale gli utenti accedono a una parte sempre più ampia dell’offerta streaming.
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