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‘Netflix, uno tsunami per l’home video’. Intervista ad Alberto Contri (Lombardia Film Commission)

Alberto Contri

Il panorama audiovisivo sta fortemente cambiando a livello globale. A trainare questa ‘rivoluzione digitale’ c’è la web company americana Netflix, ormai regina del video streaming che dopo aver seppellito il famosissimo distributore di film (prima in cassetta e poi in dvd) Blockbuster, sta oramai abbandonando la distribuzione “fisica”, per concentrarsi sul servizio online. Netflix, che si prepara a sbarcare i sei paesi europei il prossimo autunno, si presenta come un vero e proprio terremoto per l’industria del broadcasting.
Ne abbiamo parlato con Alberto Contri, direttore generale di Lombardia Film Commission e fondatore della rivista sull’innovazione audiovisiva ‘Oltre la Siepe’ che ha dedicato il numero 13 interamente al fenomeno Netflix.

Key4biz. Netflix, un vero e proprio tsunami che invaderà il resto del mondo?

Alberto Contri. Credo proprio di sì. Dopo il terremoto negli USA, Netflix si appresta a diventare lo Tsunami prossimo venturo per il resto del mondo. Infatti la promettente parabola del programma di espansione in Europa, la conclusione di molteplici deal in esclusiva con major del calibro di Disney e Dreamworks, i trionfi di critica e la pioggia di premi sulle fiction originali che hanno inaugurato l’era delle produzioni premium targate Netflix in competizione con HBO e le altre pay TV, nonché la conferma di una imminente rimodulazione delle politiche di pricing per accomodare con pacchetti su misura (e più costosi) le esigenze di una platea multischermo e multidevice sempre più composita, stanno galvanizzando gli investitori e scuotendo alle radici l’intero segmento dell’home video globale.

Key4biz. Cosa fanno i competitor?

Alberto Contri. La concorrenza sta reagendo e il 2014/2015 vedrà una feroce guerra all’ultimo streaming customer pagante, con un fronte anti-Netflix guidato da Amazon, HBO con l’applicazione standalone HBO-Go per terminali mobili, Smart TV e console di gioco, e l’imbattibile offerta di telefilm proposta da Hulu Plus (spin-off premium dell’omonimo videoportale co-posseduto da ABC, NBC/Comcast e FOX). Senza considerare possibili ingressi ostili nel business del pay VOD da parte di Apple, che può sfruttare il peso acquisito nella filiera grazie al fondamentale primato nell’hardware, e di decine di operatori televisivi e tlc europei, ognuno con una sua clientela fidelizzata, atavici rapporti con i content provider locali e la capacità di cannibalizzare i flussi di iscritti in entrata verso Netflix ritagliandosi nicchie più o meno complementari.

Key4biz. E sul fronte dei contenuti?

Alberto Contri. Lo tsunami sta investendo anche l’industria dei contenuti, e con risultati interessanti. Prima del 2013 e dell’operazione “Netflix/Arrested Development”, mai un serial televisivo trasmesso in prima serata dalle emittenti generaliste era sopravvissuto grazie alla diffusione online. Troppo ingenti le spese per trattenere il cast artistico e tecnico e mantenere la sostenibilità economica. Passato qualche mese dalla cancellazione di un telefilm, inoltre, le scenografie vengono di norma smontate o vendute, e gli attori principali si vincolano ad altre produzioni, rendendo di fatto impossibile riassemblare il mosaico. Non a caso gli unici esempi noti di sequel post-chiusura TV appartengono alla TV stessa (vedi Dallas) oppure al cinema, da Star Trek in giù; solo Hollywood ha i mezzi finanziari per convincere qualsiasi interprete a riprendere maschere ormai riposte nel cassetto, e non lesina mai i dollari necessari a ricreare da zero set e costumi di scena.
Tentativi analoghi da parte di realtà new media si erano sempre risolti in passato in un nulla di fatto. Vedi il caso di Endgame, un poliziesco canadese in onda sulla filiale locale di Showtime, di cui si era vociferata nel 2012 una possibile prosecuzione su Hulu. Ma al di là del buco nell’acqua, le condizioni sarebbero state diverse. Showtime è infatti un canale pay via cavo, con costi medi per puntata inferiori rispetto ai quattro giganti della TV commerciale (ABC, NBC, CBS e FOX). Regalando ai fan la quarta stagione di Arrested Development, per giunta 8 anni dopo l’ultimo ciak della terza stagione per FOX Stati Uniti, Netflix ha quindi radicalmente cambiato le regole del gioco, dimostrando di poter gonfiare i muscoli tanto quanto i grandi broadcaster.

Key4biz. Netflix produce anche serie originali. Parliamo del successo di ‘House of Cards’?

Alberto Contri. ‘House of Cards’ è il vero fiore all’occhiello dello streaming provider californiano. E’ un remake, ad altissimo budget (100 milioni di dollari per le prime 26 puntate, divise in due stagioni distribuite nel Febbraio 2013 e nel Febbraio 2014), di una miniserie britannica BBC del 1990, a sua volta tratta da un romanzo. La terza stagione è prevista su Netflix per l’inverno 2015. Secondo le stime di Procera Networks, il 2% degli iscritti negli USA ha guardato l’intera sequenza di 13 episodi della seconda stagione nel loro primo fine settimana di pubblicazione online. Se il campione statistico utilizzato da Procera fosse al 100% rappresentativo della base utenti Netflix, significherebbe una media di 635.000 spettatori per ‘House of Cards’ in un fine settimana: una cifra enorme per uno show nativamente disponibile in VOD in qualunque momento.

Key4biz. Cambia anche la modalità di fruizione dei contenuti. Che ruolo ha Netflix?

Alberto Contri. Netflix sta provocando un altro terremoto, questa volta legato alla modalità di fruizione dei contenuti: si tratta del “binge wiewing”, che permette all’utente di recuperare intere stagioni di un serial barricandosi in casa davanti alla TV collegata a Netflix per 2 o 3 sere di fila, a botte da 6-7 episodi consecutivi al giorno. Il fenomeno è esploso negli States da quando Netflix ha affiancato alla tradizionale offerta di cinema premium anche un immenso catalogo di repliche delle più popolari fiction catodiche. E’ una scommessa non priva di incognite, a causa del diverso impatto finanziario sull’ammortizzazione dei costi, ben più breve di quella tradizionale, visto il consumo pressoché immediato di una intera serie o di molte puntate.

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