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Reed Hastings lascia Netflix dopo 30 anni. Crollano le azioni (-9%)

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Il cofondatore ha annunciato che si dimetterà dal ruolo di presidente del consiglio di amministrazione entro giugno, chiudendo definitivamente il suo lungo percorso alla guida dell’azienda.

Reed Hastings lascia Netflix. Il cofondatore del colosso dello streaming ha annunciato che si dimetterà dal ruolo di presidente del consiglio di amministrazione entro giugno, chiudendo definitivamente il suo lungo percorso alla guida dell’azienda. Una notizia simbolica, che segna la fine di un’era per il gruppo di Los Gatos.

Netflix ha cambiato la mia vita in tantissimi modi”, ha scritto Hastings nella lettera agli azionisti, ricordando come momento più significativo il lancio globale del servizio nel 2016. Già all’inizio del 2023 aveva ceduto la gestione operativa ai co-amministratori delegati Greg Peters e Ted Sarandos, ma ora arriva il passo definitivo.

Borsa in calo nonostante i conti

L’annuncio arriva in un momento delicato: nello stesso giorno, le azioni di Netflix hanno perso oltre il 9% dopo la pubblicazione dei risultati trimestrali. Una reazione che segnala come il mercato guardi oltre i numeri e si concentri sulle prospettive.

Nel trimestre appena concluso, Netflix ha registrato ricavi per 12,25 miliardi di dollari, leggermente sopra le attese, e un utile di 5,28 miliardi di dollari, sostenuto anche da componenti straordinarie.

Il nodo Warner e le scelte strategiche

Tra i fattori che hanno inciso sul trimestre c’è anche il mancato accordo per l’acquisizione di Warner Bros. Discovery. Netflix ha deciso di non rilanciare, ritenendo l’operazione non più sostenibile dal punto di vista finanziario, e ha registrato una penale da 2,8 miliardi di dollari.

La partita resta aperta sul fronte industriale, con Paramount Skydance in vantaggio e un possibile riassetto del panorama media statunitense, inclusi asset strategici come CNN.

Concorrenza e nuovi modelli competitivi come TikTok

Netflix si trova oggi a operare in un contesto molto più competitivo rispetto al passato. Accanto ai tradizionali servizi di streaming, crescono piattaforme come TikTok, che intercettano quote rilevanti di tempo e attenzione, soprattutto tra i più giovani.

Questo scenario impone un ripensamento del modello di business. La forte dipendenza dagli abbonamenti viene sempre più vista come un limite, e la diversificazione dei ricavi – in particolare attraverso la pubblicità – diventa una leva strategica centrale.

Il caso italiano rischia di aprire un contenzioso di ampia portata

Sul fronte italiano, la vicenda degli aumenti tariffari rischia di aprire un contenzioso di ampia portata. Dopo la sentenza del Tribunale di Roma che ha dichiarato illegittimi i rincari applicati tra il 2017 e il 2024, sono già decine di migliaia le richieste di rimborso arrivate al Movimento Consumatori, che sta promuovendo un’azione collettiva contro la piattaforma.

Secondo le prime stime, un abbonato Premium continuativo potrebbe ottenere fino a circa 500 euro, mentre per i piani Standard il rimborso si aggirerebbe intorno ai 250 euro. L’associazione parla già di oltre 100 mila adesioni, su una base di circa 5,4 milioni di utenti italiani, numeri che potrebbero crescere ulteriormente.

Netflix ha annunciato ricorso, e i tempi della vicenda restano incerti: tra iter giudiziari e possibili accordi, la soluzione potrebbe richiedere mesi, se non anni. Nel frattempo, resta aperta anche l’ipotesi di una class action, mentre i consumatori possono già presentare richieste individuali.

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