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Net neutrality: le 4 lacune che non la rendono neutrale

È stato definito un risultato ‘storico’ quello di ieri, sull’approvazione da parte dell’UE del pacchetto Telecom, che abolirà il roaming per giugno 2017 e introdurrà nuove regole sulla net neutrality. Tutto bene fin qua, ma per esperti, aziende del settore e associazioni dei consumatori ci sono 4 scappatoie nella legislazione approvata che rendono la net neutrality in Europa tutt’altro che neutrale.

Il Parlamento ha finalmente votato martedì e con 500 voti a favore e 163 contrari l’Europa non sarà più schiava di roaming e avrà delle regole sulla neutralità della rete. Questo però è un risvolto della medaglia, che quasi acceca l’ignaro consumatore e non lo mette di fronte a quelli che sono alcuni dei risvolti tecnici o postille che sono, oramai, passate all’interno di questo ‘storico’ pacchetto.

Martedì, infatti, il Parlamento ha bocciato gli emendamenti che avrebbero posto rimedio a queste 4 scappatoie legislative, creando un pericoloso precedente per l’Europa.  Quello infatti che si critica maggiormente al pacchetto Telecom è proprio il fatto che a livello di internet aperto, queste postille lascerebbero un ampio spazio di manovra agli operatori e potrebbero minare il vero principio della net neutrality, ovvero l’accesso libero alla rete.

Nel particolare, ecco quali sono le problematiche ed ecco come gli emendamenti -che non sono passati- le avrebbero risolte:

A niente quindi sono serviti gli appelli mossi dagli esperti e guru come Tim Berners-Lee o l’esperta in net neutrality alla Stanford University, Barbara van Schewick, ma anche da aziende del settore come BitTorrent, Cogent, Etsy, Foursquare, Kickstarter, MeetUp, Netflix, Reddit, Soundcloud, Tumblr, Twilio, e Vimeo.

La net neutrality che abbiamo raggiunto quindi non è neanche vicina a quella passata quest’anno negli Stati Uniti. Una regolamentazione ben più articolata, volta a garantire il libero accesso a internet e in un’ottica non interamente focalizzata sul business ma nel vero interesse del consumatore. Un aspetto che in Europa sembra essere sfuggito di mano.

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