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Nasdaq 100, le nuove regole pensate su misura per le Big Tech. Un favore a SpaceX?

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Le nuove regole di Wall Street rischiano di trasformare l’IPO di SpaceX in una macchina perfetta per attirare gli acquisti dei grandi fondi quotati in Borsa e sostenere valutazioni record prima che il mercato scopra il vero prezzo del gruppo di Elon Musk.

Cambiano le regole del Nasdaq 100, così le grandi aziende come SpaceX ci entrano dopo 15 giorni invece che 3 mesi

Le nuove regole del Nasdaq potrebbero trasformare l’attesa IPO di SpaceX in uno degli sbarchi in Borsa più vantaggiosi degli ultimi anni. Non soltanto perché la società spaziale di Elon Musk arriverebbe sul mercato con una valutazione potenzialmente enorme, ma soprattutto perché il Nasdaq ha modificato alcuni meccanismi tecnici che oggi rendono molto più rapido l’ingresso delle grandi matricole nel Nasdaq-100, l’indice che raccoglie i principali colossi tecnologici americani.

La metodologia aggiornata è ora in vigore, con il primo riequilibrio trimestrale secondo le nuove regole previsto per il 22 giugno. In quella data, diverse modifiche, tra cui i calcoli aggiornati per l’ammissibilità e il processo di revisione trimestrale basato sulla graduatoria, saranno applicate per la prima volta“, ha spiegato in una intervista Emily Spurling, Global Head of Index di Nasdaq Global Indexes.

Il punto centrale è la nuova regola definita “fast entry”. In passato, ha spiegato la giornalista Leslie Picker sul sito della CNBC, una società appena quotata doveva attendere generalmente almeno tre mesi prima di poter entrare nel Nasdaq-100. Con il nuovo schema, invece, una società può essere inclusa già dopo 15 giorni di contrattazioni, a patto che la sua capitalizzazione sia sufficientemente elevata da collocarla tra i primi 40 componenti dell’indice. Secondo le indiscrezioni e i documenti preparatori dell’IPO, SpaceX avrebbe tutte le dimensioni necessarie per soddisfare immediatamente questo criterio.

Eliminato il requisito minimo del 10% di flottante

Il Nasdaq ha però introdotto anche un’altra modifica fondamentale, meno visibile ma decisiva per società come SpaceX: l’allentamento dei vincoli sul flottante. In passato era richiesto un flottante minimo del 10%, cioè almeno il 10% delle azioni doveva essere effettivamente disponibile per gli scambi sul mercato. Era una soglia problematica anche per molte mega-cap tecnologiche che preferiscono mantenere il controllo nelle mani dei fondatori e degli investitori storici. Ora questo vincolo è stato eliminato e sostituito con un sistema di ponderazione più flessibile, che consente al Nasdaq-100 di includere anche società con pochi titoli realmente negoziabili.

È qui che entra in gioco la strategia scelta da SpaceX per il lock-up post IPO. Normalmente, dopo una quotazione, gli insider (fondatori, dirigenti e investitori iniziali) non possono vendere azioni per 180 giorni. L’obiettivo è evitare un’ondata di vendite subito dopo l’ingresso in Borsa. SpaceX ha invece costruito un meccanismo molto più sofisticato, fatto di “valvole di rilascio” progressive.

Secondo il filing depositato per l’IPO (l’atto formale con cui una società presenta alla Securities and Exchange Commission – autorità federale statunitense che vigila sui mercati finanziari – il documento preliminare per la quotazione), dopo la pubblicazione dei primi risultati trimestrali da società quotata (quelli relativi ai tre mesi fino a giugno) gli insider potranno vendere fino al 20% delle azioni soggette a lock-up. Se in quel momento il titolo quoterà almeno il 30% sopra il prezzo dell’IPO, sarà possibile liberare un ulteriore 10%.

Il lock-up è il periodo di blocco dopo un’IPO, durante il quale la società e/o alcuni azionisti si impegnano a non vendere le azioni, o a non emetterne di nuove, per evitare una pressione eccessiva sul prezzo subito dopo la quotazione. In pratica serve a dare stabilità al titolo nelle prime settimane di negoziazione: se troppi azionisti vendessero subito, l’offerta aumenterebbe di colpo e il prezzo potrebbe scendere. Di solito riguarda soprattutto fondatori, manager e investitori iniziali, e spesso dura 90, 180 giorni o più, a seconda dei casi.

Quotazioni stellari per SpaceX?

Successivamente scatterà una tabella progressiva: dopo 70, 90, 105, 120 e 135 giorni dalla quotazione verrà sbloccato ogni volta un ulteriore 7% delle azioni vincolate. Quando SpaceX pubblicherà anche i risultati del trimestre successivo, quello chiuso a settembre, sarà liberabile un altro 28%. Solo al 180° giorno finirà completamente il lock-up.

Dal punto di vista tecnico, questa struttura ha un effetto molto importante: aumenta gradualmente il flottante disponibile sul mercato. Più azioni sono effettivamente negoziabili, maggiore può diventare il peso della società all’interno del Nasdaq-100. E questo dettaglio è fondamentale perché l’inclusione nell’indice genera automaticamente acquisti da parte di ETF, fondi indicizzati e investitori istituzionali obbligati a replicarne la composizione.

Perché c’entrano con SpaceX? C’entrano perché, quando una società entra nel Nasdaq-100, gli ETF che replicano quell’indice devono comprare il titolo per allinearsi al benchmark. Quindi l’ingresso di SpaceX nell’indice creerebbe domanda automatica da parte di questi fondi, aumentando liquidità e visibilità del titolo.

Regole nuove decise per favorire SpaceX?

In altre parole, SpaceX potrebbe beneficiare di una doppia spinta. Da un lato la quotazione stessa, dall’altro l’ingresso rapido nel Nasdaq-100 con conseguenti flussi di capitale passivo. È uno dei motivi per cui il mercato guarda con grande attenzione alle nuove regole del Nasdaq: sembrano costruite appositamente per evitare che colossi tecnologici con valutazioni gigantesche restino esclusi dall’indice per semplici questioni procedurali.

Come ha dichiarato Daniele Cristaldi in un’interessante analisi dedicata alle nuove regole del Nasdaq 100 e all’IPO di SpaceX, sul suo blog: “In America praticamente tutti hanno un fondo pensione o un piano di risparmio che replica automaticamente il NASDAQ 100. Quando un’azienda entra nell’indice, questi fondi sono obbligati ad acquistare il titolo. Non è speculazione, è il funzionamento normale dell’investimento passivo.
Il problema non è questo meccanismo.
Il problema è quando entra SpaceX nell’indice e a quali condizioni
”.

Parlando del Nasdaq 100, Cristaldi ha sottolineato: “Normalmente un’azienda aspetta 3 mesi prima di entrare nell’indice. In quei 3 mesi il mercato scambia liberamente il titolo, gli analisti pubblicano le loro valutazioni, il prezzo si forma. Solo dopo i fondi passivi comprano a un prezzo che il mercato ha già avuto tempo di scoprire. Con le nuove regole bastano 15 giorni. Il flottante reale è al 4-5% ma viene pesato come se fosse al 15%, quindi i fondi devono comprare più azioni di quante il mercato possa fisicamente offrire. Il prezzo sale per forza meccanica, non per valore reale.
I risparmiatori comprano in automatico (mediante gli ETF in cui sono investiti), a prezzi gonfiati artificialmente. Gli insider possono vendere.
Le regole cambiate il 1° maggio non hanno creato un nuovo meccanismo. Hanno trasformato uno strumento neutro in un canale a senso unico
”.

Il punto è: le regole cambiano il 1° maggio e subito dopo SpaceX annuncia l’IPO. A parte il disinteresse anomalo del Congresso, “nessuna audizione”, ha giustamente ricordato Cristaldi, con SpaceX che punta a una valutazione di 1,75 trilioni di dollari e che perde 5 miliardi di dollari l’anno, “le regole cambiate il 1° maggio sembrano costruite apposta per far guadagnare di più chi aveva già investito”.

Un Nasdaq 100 su misura per le Big Tech

Non è un caso che la Reuters abbia sottolineato come l’obiettivo delle modifiche sia accelerare l’inclusione delle grandi nuove quotazioni, con effetti attesi già dal giugno 2026. E SpaceX rappresenta il candidato ideale per sfruttare immediatamente questo nuovo quadro normativo.

Naturalmente le nuove regole non garantiscono automaticamente l’ingresso nel Nasdaq-100. SpaceX dovrà comunque completare l’IPO, rispettare i criteri dimensionali richiesti e confermare una capitalizzazione sufficiente per entrare tra i primi 40 membri dell’indice. Molto dipenderà anche dalla dimensione finale dell’offerta e dalla quantità di azioni effettivamente disponibili sul mercato.

Resta però evidente che il Nasdaq abbia aperto la porta a un modello nuovo, pensato per adattarsi alle mega società tecnologiche moderne: aziende enormi, controllate da fondatori fortissimi e con flottanti inizialmente molto ridotti. Ed è difficile non notare come SpaceX, il gruppo guidato da Elon Musk, sembri il principale beneficiario di questa evoluzione regolamentare.

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