Lo studio

Mobilità elettrica, in Italia 820 mila occupati ma serve piano di sviluppo nazionale

La mobilità elettrica (emobility) come opportunità industriale per il Paese. Ricerca Ambrosetti-Enel: la filiera allargata della emobility conta 160.000 imprese e 823.000 occupati in Italia, è di 300 miliardi il fatturato previsto al 2030.

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

L’elettrificazione dei trasporti nel nostro Paese è ancora in una fase embrionale. Il potenziale di crescita è elevato, ma come è emerso in più studi di settore pubblicati negli ultimi anni, la prima cosa da fare è dotarsi di un piano di sviluppo di lungo termine della transizione alla emobility, la seconda è poter contare su una visione complessiva del mercato ed essere in grado di proporre politiche efficaci volte a sostenere la domanda, la filiera industriale e la nascita di una grande infrastrutture nazionale (stazioni di ricarica e servizi).

 

Già oggi l’Italia vede attive nell’industria della mobilità elettrica 160.000 imprese che danno lavoro a più di 820 mila occupati. I dati sono stati illustrati ieri a Cernobbio in occasione del Forum Ambrosetti con la presentazione della ricerca “e-Mobility Revolution, condotta da The European House – Ambrosetti, in collaborazione con Enel.

 

Considerando il solo mercato degli autoveicoli elettrici e il fatturato generabile in ciascuna fase della filiera ad essa collegata (autoveicoli, infrastrutture di ricarica elettrica, servizi ICT, riciclo e seconda vita), è stato stimato che, nei diversi scenari di sviluppo ipotizzati, si potrebbe attivare un fatturato cumulato compreso tra 24 e 100 miliardi di euro al 2025 e tra 68 e 303 miliardi di euro al 2030”.

È questo il valore potenziale del mercato eMobility in Italia, che come anticipato è ancora in una fase embrionale, per una lunga transizione che ha registrato forte aumento di immatricolazioni di autoveicoli elettrici ad un tasso medio annuo composto del 41% tra il 2005 ed il 2016.

Un dato che si riscontra anche nel parco auto, con 9.820 autoveicoli circolanti nel 2016 (+60% rispetto all’anno precedente).

 

Tra i principali vantaggi della mobilità elettrica individuati dalla ricerca (oltre la maggiore efficienza energetica del Paese, l’abbattimento delle emissioni inquinanti, la migliore qualità della vita in città) troviamo: urbanizzazione e mobilità di prossimità; la logistica sostenibile delle città del futuro (smart cities), soprattutto a sostegno della crescita dell’ecommerce; la mobilità condivisa a sostegno della sharing economy nel suo complesso; l’affermazione della guida autonoma e connessa in rete; la mobilità elettrica e tecnologicamente avanzata in aiuto della fascia di popolazione più anziana della società (che è prevista allargarsi ulteriormente per il fenomeno dell’invecchiamento generale della popolazione o ageing society); emobility come nuova filiera dell’economia circolare.

 

Ovviamente non si tratta ancora di una crescita omogenea della mobilità elettrica su tutto il territorio nazionale e lo studio ha utilizzato un nuovo strumento per valutare e comprendere lo stato dell’emobility a livello regionale, “l’Indice del Trasporto Elettrico (ITE)”, che permette di misurare la performance in termini relativi delle 20 Regioni (ITER) e delle 14 Città Metropolitane italiane (ITEM) sulla mobilità elettrica.

 

Grazie all’ITE è quindi possibile stilare una graduatoria dell’elettrificazione della mobilità sul territorio e secondo lo studio Ambrosetti-Enel: “la Toscana è prima in classifica con un punteggio pari a 6,5 su un valore massimo di 10, seguita da Lombardia ed Emilia Romagna”.

Nel ranking delle Città Metropolitane, infine, Firenze si posiziona in cima alla classifica, con un punteggio complessivo di 8,1, seguita da Milano (6,4 punti) e Roma (6,0 punti).

Male invece tutti i territori del Mezzogiorno d’Italia, ad esclusione della Puglia, che vanno a collocarsi nella parte bassa delle classifiche, evidenziando così sia un ritardo già ampio (ma colmabile) e sia l’ampio potenziale di sviluppo per la emobility in queste aree.

 

A livello mondiale, si legge nella ricerca, il numero di autoveicoli a motore elettrico e ibridi elettrici plug-in è cresciuto ad un tasso medio annuo del 94% in termini di stock (superando i 2 milioni di unità nel 2016) e del 72% in termini di nuove immatricolazioni.

In termini assoluti, “la Cina domina lo scenario mondiale della mobilità elettrica, con quasi 649.000 autoveicoli elettrici circolanti al 2016, mentre la Norvegia è il best performer in termini di penetrazione dell’autoveicolo elettrico, con una market share sul totale circolante del 5,11%”.

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