Regole

Minori sul web, linea dura in Francia. Modello replicabile in Italia?

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L’Italia in grave ritardo, nel deserto di idee e proposte concrete. Carla Garlatti, Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza, chiede di “imitare la Francia” con regole ferree e di alzare il divieto a 16 anni.

Tante volte, e da molti anni, anche su queste colonne, andiamo denunciando la deriva del sistema mediale italiano, che assiste passivamente alla prepotenza dei giganti del web, che, per arricchire i propri bilanci, ignorano completamente la tutela dei minori su internet, a cominciare dal libero accesso alla pornografia in rete.

Il sistema italiano dei media fa acqua da ogni parte, da questo punto di vista: se esiste una qualche forma di controllo per quanto riguarda il flusso dei canali televisivi “free” (anche se la stessa Rai cade talvolta su bucce di banana di enorme gravità: vedi “Key4biz” del 28 gennaio 2022, “Rai trasmette in fascia protetta un telefilm raccapricciante: nessuno interviene” ed il successivo del 31 gennaio, “Tutela dei minori nei media italiani, dalla tv al web: Stato assente batta un colpo”), la situazione è fuori controllo per quanto riguarda le emittenti televisive a pagamento (si stenda un velo di penoso silenzio sull’inefficacia dei meccanismi di “parental control”), per le piattaforme “streaming” e soprattutto per tutto il Far West del web… Basta avere un po’ di (sana / insana) adolescenziale o finanche infantile curiosità, e digitare (con un po’ di intelligenza) le paroline “giuste” su Google, e si accede ad un universo mondo di… spazzatura audiovisiva.

Non possiamo quindi che plaudire all’iniziativa che la Francia sta assumendo per adottare una linea dura per la tutela dei minori sul web.

La Francia d’altronde, in materia di media, resta il “benchmark” a livello europeo: basti ricordare la qualità delle politiche culturali e mediali dei cugini d’Oltralpe, nel settore cinematografico e audiovisivo, a tutela della produzione dell’immaginario nazionale e finanche della fruizione di film nelle sale cinematografiche…

Il 17 gennaio 2023, è stata depositata all’Assemblée Nationale una proposta di legge che intende imporre la limitazione dell’utilizzo dei “social network” ai minori di 15 anni (la cosiddetta – in francese – “majorité numérique”). La proposta ieri 2 marzo 2023 è stata approvata in prima lettura.

La proposta del deputato centrista Marcangeli: linea dura, controlli severi e sanzioni pesanti

Secondo la proposta del deputato centrista Laurent Marcangeli (gruppo parlamentare Horizons, di cui è Presidente), i minori non potranno accedere a piattaforme come Facebook, YouTube, Snapchat, TikTok, Instagram e Twitter senza il consenso esplicito dei genitori o di chi ne fa le veci.

La legge prevede anche controlli e sanzioni per le piattaforme che non verificheranno l’esattezza dei dati anagrafici degli utenti.

La cifra massima della sanzione non potrà superare l’1 % del loro volume d’affari (si noti: la “chiffre d’affaires mondial de l’entreprise”).

L’obiettivo della nuova legge è proteggere i minori dai rischi associati all’utilizzo dei “social network”, come la depressione, il cyberbullismo, la dipendenza, l’ansia, le problematiche sessuali, i disturbi del sonno, e molti altri problemi psicologici. La proposta di Marcangeli (che ha 42 anni e di professione è avvocato) è stata ispirata dalle preoccupazioni per le sue figlie (che hanno rispettivamente 8 e 10 anni).

Ieri, giovedì 2 marzo, la proposta è stata approvata dall’Assemblée Nationale quasi all’unanimità: 82 voti a favore, 2 contrari. Passa ora al Sénat.

L’iniziativa è certamente coerente con le disposizioni fissate dall’Unione Europea sul “consenso digitale”, che prevede un’età minima – che, per Bruxelles, deve ricadere tra i 13 e i 16 anni – per poter utilizzare alcune piattaforme online…

Se la proposta di Marcangeli diverrà legge dello Stato, la Francia potrà dire di essere il Paese più evoluto al mondo: il primo ad adottare forme di regolamentazione realmente efficaci.

Secondo alcune rilevazioni, mediamente la prima iscrizione ai “social” in Francia avviene ad 8 anni, e nella fascia tra i 10 ed i 14 anni oltre la metà dei giovani francesi è attiva.

Torneremo presto con un dossier di approfondimento sulla proposta di legge.

Quel che qui vogliamo notare è che il dibattito francese in Italia non è stato granché rilanciato dai media “mainstream”, mentre esso meriterebbe assoluta attenzione, perché si tratta di un tema delicato, per la sanità nazionale e finanche – in prospettiva – per la politica…

Da apprezzare oggi, quindi, la paginata che il quotidiano romano “Il Messaggero” ha dedicato alla questione, con anche un richiamo in prima, a firma di Francesca Pierantozzi, ben sintetizzato nel titolo: “Niente social fino a 15 anni. Così la Francia tutela i giovani”. Occhiello: “Disegno di legge: multe per i mancati controlli”. Si tratta dell’unico quotidiano italiano che ha puntato il faro sulla notizia, almeno tra quelli pubblicati (anche) su carta.

Carla Garlatti (Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza) sprona Parlamento e Governo: che l’Italia “imiti” il modello francese

E certamente va apprezzato che un soggetto istituzionale sulla cui efficacia abbiamo nel corso del tempo manifestato perplessità (non ha “potere” reale, non ha budget adeguato… finisce per essere una “foglia di fico” per la coscienza dello Stato), ovvero l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza (Agia) ha oggi diramato un comunicato stampa nel quale manifesta piena adesione all’iniziativa francese e chiede al Parlamento ed al Governo di intervenire in modo deciso.

La Presidente Carla Garlatti non usa mezzi termini, e finanche… rilancia!

Imporre addirittura un limite a 16 anni, e non a 15 come stanno pensando di fare in Francia: “a proposito dell’età minima per accedere ai social, l’Italia dovrebbe imitare la Francia. L’Assemblée Nationale discuterà infatti una proposta per innalzare il limite a 15 anni. Nel nostro Paese è a 14 e andrebbe alzato a 16, come propone l’Autorità Garante per l’Infanzia e l’Adolescenza sin dal 2018…”. Non abbiamo dubbi che l’Agia lo vada proponendo finanche da cinque anni, ma sia consentito osservare un “piccolo” dettaglio: nessuno, ma proprio nessuno le ha finora prestato seria attenzione (vedi supra alla voce “foglia di fico”…). Dichiara quindi Garlatti: “è opportuno che il legislatore o il governo italiano trovino lo stesso coraggio, presentando una proposta di legge per alzare l’età per il consenso digitale al trattamento dei dati dei minorenni senza l’intervento dei genitori”. 

E giustamente tocca un altro tasto dolente, ovvero la diffusa ipocrisia, perché si deve imporre un sistema di controlli che sia adeguato, onde evitare le solite dinamiche à la Pulcinella che caratterizzano molte vicende del nostro “Bel” Paese: “modificare il limite minimo per l’accesso ai social però non basta, perché, lo sappiamo tutti, esso può essere facilmente aggirato”.

Spid per minorenni

E qui emerge una notizia interessante: “per questo, al termine di un tavolo di lavoro coordinato dal Ministero della Giustizia, insieme ad Agcom e Garante Privacy abbiamo proposto l’introduzione di una sorta di Spid. Si tratta in pratica di istituire un nuovo sistema per la verifica dell’età dei minorenni che accedono ai servizi digitali, basato sulla certificazione dell’identità da parte di terzi, così da mantenere pienamente tutelato il diritto alla privacy”. 

Sarà molto interessante conoscere i dettagli tecnici di questa proposta di Agia, Agcom, Garante Privacy e Ministero della Giustizia.

E, ancora, commenta l’Autorità Garante: “la proposta francese, da quanto emerge dalle notizie di stampa, prevede sanzioni per le piattaforme che non accertino l’esattezza dei dati anagrafici dichiarati utilizzando tecniche certificate da un’autorità competente. Un’ipotesi che va nella direzione giusta, in quanto responsabilizza i provider e li obbliga a verifiche più efficaci”, conclude Garlatti. 

In Italia, controlli sulla carta ed organismi inefficaci, come il Consiglio Nazionale degli Utenti

Si ricordi anche che in Italia i controlli sono ancora soltanto sulla carta, come scriveva a chiare lettere Marisa Maraffino sul quotidiano “Il Sole 24 Ore” del 16 giugno 2021 (vedi il suo “Iscrizione dei ragazzi ai social: i controlli sul limite di età sono solo sulla carta”). Dinamiche italiche solite: “facta lex inventa fraus” (ovvero “fatta la legge, trovato l’inganno”).

Questione essenziale e delicata è la diffusa “connivenza” dei genitori, che spesso consentono ai figli di accedere al web… Su questo tema, è indispensabile un’azione di sensibilizzazione comunicazionale nei confronti dei genitori, che dovrebbe essere certamente integrata da meccanismi sanzionatori, allorquando si scoprisse che hanno impropriamente consentito ai minori ad accedere…

Intanto TikTok annuncia un “autocontrollo”, imponendo il limite di 1 ora al giorno di fruizione

Va anche segnalata la notizia, emersa due giorni fa, della decisione di Tik Tok, che “tra qualche settimana” imporrà automaticamente un limite di 1 ora al giorno ai propri utenti. Per tutti gli utenti “under 18”, sarà impostato di “default” un tempo limite di 60 minuti a schermo attivo sull’applicazione: quindi, un’ora di “tempo effettivo massimo” che però può essere disattivato attraverso un’apposita opzione, ma che al contempo può anche essere monitorato e gestito dai genitori attraverso la funzione di “controllo famigliare”. TikTok afferma di aver scelto un tempo massimo di un’ora dopo aver consultato le ricerche accademiche degli esperti del Digital Wellness Lab del Boston Children’s Hospital. Nutriamo molti dubbi sull’effettiva efficacia di questo meccanismo di “autocontrollo” da parte della piattaforma. Notoriamente TikTok è stata investita dalla tempesta della decisione della Commissione Europea di vietarne l’uso sui “device” (quelli in dotazione per motivi di lavoro) dei propri dipendenti (in questo caso, la decisione è connessa ad esigenze di sicurezza nazionale, a causa dei legami tra le aziende tecnologiche cinesi e il Partito Comunista Cinese).

E non è giunta voce, oggi – rispetto alla proposta francese in itinere – da parte del Consiglio Nazionale degli Utenti – Cnu (presieduto da Sandra Cioffi), ma già più di una volta abbiamo denunciato – su queste colonne – quanto anche questo organismo sia debole ed inefficace: un’altra “foglia di fico”, di fronte al Far West del sistema italico (vedi “Key4biz” del 12 aprile 2022, “Tra Google, Auditel e Consiglio Nazionale degli Utenti di Agcom”).

Lo Stato deve agire in modo deciso, ricordando peraltro che anche le piattaforme hanno – volendo – la strumentazione tecnica per intervenire: sul problema specifico della pornografia – ignorato dai più nel nostro Paese (anche a livello politico, istituzionale, governativo, parlamentare) – lo psicologo dell’età evolutiva Alberto Pellai (autore tra l’altro di “Vietato ai minori di 14 anni, edito nel 2021 per i tipi di DeAgostini), scrive sul settimanale “Gente”: “ci sono colpe enormi del sistema che si muove senza regole: è come se viaggiassimo su una strada senza norme di precedenza o limiti di velocità. Vedo genitori sconvolti dal genere di immagini a disposizione dei figli con tre semplici clic. E in forte aumento il numero di minori che naviga su siti pornografici sui quali si trovano immagini di abusi che di per sé non potrebbero neppure circolare. Eppure si dice che il controllo non è possibile e così ci si scarica da ogni colpa. Tuttavia ricordo come in una sola notte PornHub eliminò due terzi dei video perché non c’era la certezza che i protagonisti di quei filmati avessero acconsentito alla loro divulgazione. A convincere i gestori della piattaforma furono le carte di credito che, all’indomani di un’inchiesta del New York Times, minacciarono di bloccare tutte le transazioni. Si può quindi verificare l’età di chi accede ai siti o si iscrive a un social: serve una regolamentazione internazionale”. Ha ragione Pellai, ma evocare una regolamentazione internazionale determina il rischio che il livello dell’intervento dello Stato a livello nazionale…

Da segnalare anche un’interessante indagine pubblicata in questi giorni dal mensile “AltroConsumo” (su un campione di alcune centinaia di persone), in un’inchiesta intitolata “Adolescenti online”: tra l’altro emerge che il 39 per cento degli adolescenti intervistati dichiara “nascondo ai miei genitori alcune delle mie attività online”…

E si attende notizia di quanto annunciato dalla Presidente del Consiglio Giorgia Meloni qualche settimana fa, ovvero la costituzione di un gruppo di lavoro sui “social media”, con il coinvolgimento di tutti i ministeri e le istituzioni competenti in materia: si veda “Key4biz” del 21 novembre 2022, “Giovani e web: ok di Meloni a gruppo di lavoro sui social media. Ma resta il nodo del porno online”.

Key4biz” pubblica oggi – prima testata giornalistica in Italia – il testo della versione originale della proposta di Laurent Marcangeli. Seguirà presto un dossier IsICult (Istituto italiano per l’Industria Culturale) di approfondimento per “Key4biz”…

Clicca qui, per la proposta di legge di Laurent Marcangeli “visant à instaurer une majorité numérique et à lutter contre la haine en ligne”, Assemblée Nationale, Parigi, depositata il 17 gennaio 2023

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”  

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