Key4biz

Migrantes presenta il suo 31° Rapporto Immigrazione: 5,1 milioni i cittadini stranieri regolari residenti in Italia

Questa mattina, presso la sede della Fondazione Migrantes e della Caritas, in Via Aurelia (nello stesso comprensorio ove ha sede anche l’emittente televisiva della Cei, Tv2000) è stato presentato il 31° “Rapporto Immigrazione”, un indispensabile testo di riferimento per tutti coloro che si interessano di migrazioni, con una relazione del Segretario Generale della Conferenza Episcopale Italiana Giuseppe Baturi ed intervento del Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi.

Sono stati proposti dati in analisi, offerti esplicitamente – come ha segnalato chiudendo i lavori Gian Carlo Perego, Presidente della Migrantes – al Governo che sta per insediarsi.

Toni pacati, ma tesi precise: la parola-chiave resta “accoglienza”. E temiamo che si tratti di un termine indigesto all’alleanza di centrodestra che ha vinto le elezioni del 25 settembre, in particolare per quanto riguarda Matteo Salvini (che gli si assegni o meno il Viminale).

In più occasioni abbiamo sostenuto – anche su queste colonne – come sia un po’ paradossale che alcune aree di sensibilità su tematiche delicate come le migrazioni siano curate con attenzione ed assiduità da soggetti altri rispetto a quelli che pure istituzionalmente sarebbero chiamati a farlo: in un Paese normale, gli studi sui fenomeni migratori dovrebbero essere promossi dal Ministero dell’Interno o del Lavoro e delle Politiche Sociali o finanche della Cultura… oppure – meglio – da un Ministero per le Migrazioni, che pure l’Italia dovrebbe avere, considerando che un 10 % della popolazione residente in Italia è straniera ed un 10 % dei cittadini italiani è residente all’estero…

Ed invece, chi svolge un ruolo di analista attento delle migrazioni, sia in Italia sia dall’Italia?

La Fondazione Migrantes e la Caritas, che sono entrambi “organismi pastorali” della Cei, la Conferenza Episcopale Italiana, presieduta dal maggio scorso dal Cardinal Matteo Maria Zuppi (Arcivescovo di Bologna).

Il “Rapporto Immigrazione 2022”, intitolato “Costruire il futuro con i migranti”, pubblicato per i tipi della Tau Editrice di Todi, è stato presentato di fronte ad una platea di quasi un centinaio di persone, per lo più laici, un uditorio particolarmente attento. I lavori sono stati aperti da Monsignor Carlo Roberto Maria Redaelli (Arcivescovo di Gorizia) e moderati da Oliviero Forti di Caritas Italiana.

Questa nuova edizione del “Rapporto Immigrazione” è la prima post-pandemia: i dati attestano sia lenti segnali di ripresa, sia criticità e fatiche dei cittadini italiani e stranieri, dovute ad una scarsa attenzione delle politiche sociali verso le fasce più fragili della popolazione nel periodo culminante dell’emergenza sanitaria.

Va osservato che Migrantes e Caritas elaborano le proprie analisi a partire soprattutto da fonti Istat, fatti salvi i dati – ben concreti – delle statistiche prodotte dai Centri d’Ascolto della Caritas.

L’Istituto Nazionale di Statistica negli ultimi tempi ha focalizzato la propria attenzione sugli immigrati, come confermato dallo spazio dedicato alle “seconde generazioni” nel “Rapporto Annuale Istat 2022. La situazione del Paese”, presentato a Montecitorio l’8 luglio 2022.

Interessante osservare la ripresa della crescita della popolazione straniera residente in Italia: i dati al 1° gennaio 2022 parlano di 5.193.669 cittadini stranieri regolarmente residenti, cifra che segna una ripresa dallo scorso anno.

Nel quadro delle prime 5 Regioni di residenza, si conferma il primato della Lombardia, seguita da Lazio, Emilia-Romagna e Veneto, mentre la Toscana sopravanza il Piemonte al 5° posto.

Il quadro delle nazionalità rimane sostanzialmente inalterato: fra i residenti prevalgono i rumeni (circa 1.080.000 cittadini, il 20,8 % del totale), seguiti, nell’ordine, da albanesi (8,4 %), marocchini (8,3 %), cinesi (6,4 %) e ucraini (4,6 %).

Sono aumentati anche i cittadini stranieri titolari di permesso di soggiorno (al 1° gennaio 2022 sono 3.921.125, mentre nel 2021 erano attestati sui 3,3 milioni), così come i nuovi permessi di soggiorno rilasciati nell’anno: nel corso del 2021 sono stati 275 mila, +159% rispetto al 2020 (105.700

Secondo le stime dell’Istat, nel 2021 le famiglie con almeno un componente straniero sarebbero il 9,5 % del totale ovvero 2,4 milioni; di queste, 1 su 4 è “mista” (con componenti sia italiani che stranieri) e 3 su 4 hanno componenti tutti stranieri.  

La Fondazione Migrantes evidenzia come in generale la popolazione straniera ha una struttura più giovane di quella italiana: ragazze e ragazzi con meno di 18 anni rappresentano circa il 20 % della popolazione e per ogni anziano (65 anni o più) ci sono più di 3 giovanissimi di età compresa fra gli 0 e i 14 anni.

I ragazzi nati in Italia da genitori stranieri (“seconde generazioni” in senso stretto) sono oltre 1 milione e di questi il 22,7 % ha acquisito la cittadinanza italiana; se ad essi aggiungiamo i nati all’estero, la compagine dei minori stranieri (fra nati in Italia, nati all’estero e naturalizzati) supera quota 1.300.000 e arriva a rappresentare il 13,0 % del totale della popolazione residente in Italia con meno di 18 anni.

È opportuno riflettere, anche rispetto al dibattito sul “ius culturae” (ovvero sul principio del diritto per cui gli stranieri minori acquisiscono la cittadinanza del Paese in cui sono nati e vivono, a patto che ne abbiano frequentato le scuole o vi abbiano compiuto percorsi formativi equivalenti per un determinato numero di anni), su questi dati: Istat certifica che “i minori con background migratorio” al 1° gennaio 2020 potevano essere così classificati, in base alla cittadinanza.

Istruzione: 10,3 % gli alunni scolastici ha cittadinanza non italiana

Una novità dell’anno scolastico 2020/2021 è la diminuzione del numero degli alunni con cittadinanza non italiana: 865.388 in totale, con un calo di oltre 11 mila unità rispetto all’anno precedente (-1,3 %).

È la prima volta che accade dal 1983/1984, anno scolastico a partire dal quale sono state fatte rilevazioni statistiche attendibili.

L’incidenza percentuale degli alunni con cittadinanza non italiana sul totale della popolazione scolastica rimane inalterata (10,3 %) perché è diminuito il numero totale degli alunni, ovvero sono diminuiti anche gli alunni di cittadinanza italiana.

La Lombardia si conferma la regione con il maggior numero di alunni con cittadinanza non italiana (220.771), mentre l’Emilia-Romagna quella con l’incidenza percentuale più alta (17,1% sul totale della popolazione scolastica regionale). Si confermano ai primi posti le province di Prato (28,0 % del totale), Piacenza (23,8 %), Parma (19,7 %), Cremona (19,3 %), Mantova (19,1%) e Asti (18,8 %).

Giustizia: gli stranieri non accedono come gli italiani agli strumenti della “giustizia alternativa”

Analizzando i dati della realtà carceraria. emerge che l’incidenza della componente straniera è decisamente in controtendenza: a fronte dell’aumento generale del numero dei detenuti (+1,4 %), infatti, la presenza straniera, a distanza di un anno, è sostanzialmente diminuita (-1 %). I

l dato è in linea con il trend dell’ultimo decennio, nel corso del quale le cifre dei detenuti di cittadinanza straniera si sono notevolmente contratte. Dall’Africa proviene più della metà dei detenuti stranieri (53,3 %) e il Marocco è in assoluto la nazione straniera più rappresentata (19,6%). Seguono Romania (12,1 %), Albania (10,8 %), Tunisia (10,2 %) e Nigeria (7,8 %).

I dati restituiscono ancora una volta la fotografia di un sistema in cui le persone migranti finiscono con più facilità nel sistema carcerario e ne escono meno agevolmente degli italiani. Se le pene inflitte denotano una minore pericolosità sociale degli immigrati, gli stessi beneficiano in maniera più blanda delle misure alternative rispetto ai detenuti autoctoni. Agli stranieri, inoltre, viene applicata con maggiore rigore la custodia cautelare in carcere: ben il 32 % degli stranieri detenuti è in attesa del primo grado di giudizio. Circostanza, questa, che finisce con il determinare una sovra-rappresentazione della popolazione carceraria straniera…

Religione: sono residenti in Italia ben 1,5 milioni di musulmani

Appartenenza religiosa: conteggiando l’appartenenza religiosa anche dei minorenni di qualsiasi età, le stime indicano i cittadini stranieri musulmani residenti in Italia al 1° gennaio 2022 in 1,5 milioni, il 29,5 % del totale dei cittadini stranieri, in aumento rispetto allo scorso anno (quando erano meno di 1,4 milioni, pari al 27,1%).

Si tratta soprattutto di cittadini marocchini, albanesi, bangladeshi, pakistani, senegalesi, egiziani e tunisini.

I cittadini stranieri cristiani residenti in Italia scendono, invece, al di sotto dei 2,8 milioni (a fronte dei quasi 2,9 milioni dello scorso anno), ma si confermano la maggioranza assoluta della presenza straniera residente in Italia per appartenenza religiosa, seppure in calo dal 56,2 % al 53,0 % del totale.

Nell’ultimo anno all’interno del collettivo cristiano ha perso numerosità soprattutto la componente ortodossa, con meno di 1,5 milioni di migranti residenti in Italia al 1° gennaio 2022, pari al 28,9% del totale degli stranieri. Si tratta di cittadini in larga maggioranza originari della Romania. I cittadini stranieri di religione cattolica rappresentano la seconda confessione quantitativamente più rilevante tra gli stranieri cristiani residenti in Italia e al 1° gennaio 2022 si stimano in 892 mila (17,2% dei cittadini stranieri sul territorio nazionale), contro i 866 mila di un anno fa.

Povertà: il 55 % di coloro che si rivolgono ai Centri di Ascolto della Caritas è straniero

Una parte non indifferente degli stranieri in Italia è comunque in evidente difficoltà, osservando i dati proposti dalla Caritas, che sono certamente più concreti e “tangibili” – nella loro materialità umana – delle elaborazioni statistiche dell’Istat, è rappresentata da stranieri l’utenza prevalente dei Centri d’Ascolto Caritas. Le persone di origine straniera che sono transitate nel corso del 2021 nei “Centri di Ascolto della Caritas” (cosiddetti “CdA”) sono state 120.536. Sul totale, gli stranieri incidono per il 55 %, e, rispetto allo scorso anno, aumentano di tre punti percentuali sul totale dell’utenza (nel corso del 2020 erano stati pari al 52 %) e del + 13,3 % in termini di valori assoluti.   

Comunicazione: si deve cambiare la “narrazione”, per superare quella dell’emergenza

Prima con la riconquista talebana del potere in Afghanistan e in seguito con la guerra in Ucraina, l’accoglienza è tornata ad essere una tematica di rilievo nel racconto mediatico della mobilità.

Si tratta di un ambito che nella “narrazione” del fenomeno immigratorio in Italia ha sperimentato fasi anche molto diverse fra loro, in concomitanza con momenti differenti della storia politica e sociale del Paese (2013-2017, 2018-2021, 2022). Il rinnovato spirito di “accoglienza “non rappresenta, però, una novità, bensì la logica conseguenza di diversi fattori che da anni caratterizzano la narrazione della mobilità, fra i quali la perdurante visione delle migrazioni come fenomeno esclusivamente emergenziale.

In Italia molta parte dello “storytelling” vive ormai da anni di “emergenze”, con un netto incremento nel tempo della pandemia. Sulla base della fonte Carta di Roma, Migrantes sostiene che “un cambiamento è tanto più necessario ed urgente, se si considera che la maggior parte delle realtà che oggi si trovano ad operare per il dialogo interculturale privilegia l’uso dei media, della cultura e delle arti performative non per una “gestione dell’emergenza”, quanto piuttosto come supporti per documentare e valorizzare le storie di vita di cui sono portatrici le persone migranti (41 %) e per facilitare l’inclusione sociale a medio termine (31 %) e nuove forme di convivenza tra cittadini italiani e non (20 %)”…

Al di là dei dati presentati dai due co-curatori del rapporto, Manuela De Marco per Caritas e Simone M. Varisco per Migrantes, crediamo sia opportuno segnalare “il clima” della presentazione.

Rituale l’intervento dell’ormai quasi ex Ministro Bianchi, stimolanti l’intervento del Segretario Generale della Cei e del Presidente della Migrantes.

Da segnalare anche l’intervento della giovane giornalista e scrittrice italo-siriana Asmae Dachan su “Italiani madrelingua. Il polmone verde della cultura italiana”, la quale ha rivendicato l’italiano come propria “lingua madre”, pur apprezzando il continuo suo confronto con la cultura araba. Dachan ha segnalato come esista una ormai una letteratura “migrante” italiana, alla quale viene dedicata attenzione anche da parte dei festival culturali italiani: da segnalare, in particolare, che lunedì prossimo a Palermo (presso i Cantieri Culturali alla Zisa) inizia l’ottava edizione del “Festival delle Letterature Migranti”.

Che la Fondazione Migrantes sia sempre stata aperta anche alla dimensione culturale delle migrazioni è confermato tra l’altro dal sostegno convinto che ha manifestato nei confronti del progetto di promozione “Osservatorio Culture Migranti” (da cui l’acronimo “Ocm”), ideato dall’Istituto italiano per l’Industria Culturale (IsICult) e sostenuto dal Ministero della Cultura (Direzione Cinema e Audiovisivo). Il database dell’Osservatorio è ancora in una “fase beta”, ma verrà presto presentato in versione evoluta.

Dalla vis polemica di Nunzio Galantino al discorso pacato di Giuseppe Baturi: una Cei meno veemente, ma comunque ferma nel teorizzare l’accoglienza dell’Altro e la bellezza della diversità

I lettori più affezionati della rubrica “ilprincipenudo”, curata da IsICult per il quotidiano “Key4biz”, ricorderanno che in varie occasioni abbiamo manifestato il nostro apprezzamento e plauso per le posizioni di un predecessore di Monsignor Baturi come Segretario Generale della Cei, qual è stato Monsignor Galantino: ci limitiamo a ricordare il nostro intervento su queste colonne, vedi “ilprincipenudo. Giornata del migrante, Monsignor Galantino (Cei) ‘Dibattito su migranti ridotto a merce elettorale’”, su “Key4biz” del 9 gennaio 2018.

Di Nunzio Galantino, abbiamo sempre apprezzato il tono appassionato, la vivacità intellettuale, e finanche la “vis polemica”: memorabili alcuni suoi confronti (in verità, scontri) con l’allora Ministro dell’Interno Matteo Salvini. Anzi, alcuni esperti delle dinamiche d’Oltretevere hanno a suo tempo interpretato la decisione del Pontefice, a fine giugno 2018, di nominarlo Presidente dell’Amministrazione del Patrimonio della Sede Apostolica (l’Apsa si occupa soprattutto del patrimonio immobiliare del Vaticano) quasi a mo’ di una dinamica del tipo “promoveatur ut amoveatur”. Era peraltro stato lo stesso Bergoglio a scegliere Galantino, nel marzo del 2014.

Monsignor Baturi (Segretario Generale della Cei): praticare una “arte dell’incontro”, aprirsi all’Altro, il migrante stimola il nostro cambiamento interiore

Monsignor Giuseppe Baturi, Segretario Generale della Cei dal luglio 2022 (è anche Arcivescovo di Cagliari, ed è anche stato Vice Presidente della Cei stessa), ha un eloquio pacato, senza dubbio meno passionale ed irruento di quello di Nunzio Galantino, ma emerge senza dubbio decisa la sua visione della Chiesa e del mondo: ha teorizzato, in un discorso dal tenore intellettualmente alto (citando tra l’altro anche Italo Calvino e le sue “città impossibili”), l’esigenza di una “arte dell’incontro”, ha sostenuto che “chi è pregiudiziale, cerca conferme”, allorquando è cosa buona e giusta “aprire” cuore e cervello all’Altro… Ha proposto una teorizzazione del concetto di “accoglienza”, sulla base delle parole dello stesso Papa Francesco, tesi che temiamo possano provocare irritazione in un Salvini (ed in coloro che credono in una visione meno morbida e dialogica dello “straniero”). Il migrante consente alla Chiesa – secondo Baturi – di vedere incarnato nella sua persona quella missione di “chiesa universale” che si realizza nelle “chiese particolari”. Netto il rifiuto della visione economicista del migrante: non si può (non si deve) vedere l’immigrato come un fattore di “utilità per la produzione”, perché “la vera utilità che il migrante stimola è il nostro cambiamento interiore”. In questo senso, si deve ragionare in termini di “cura”: prendersi cura del migrante è prendersi anche cura di noi stessi e della nostra comunità.

Come non condividere espressioni quali “abbracciare la diversità”? E Baturi cita Bergoglio, rispetto alla “bellezza della diversità”. Ed invoca più volte il concetto di fiducia e di speranza. In sintesi: non difendersi, bensì aprirsi all’Altro.

Gian Carlo Perego (Presidente Fondazione Migrantes) al Governo che verrà: serve “più accoglienza, più protezione, più cittadinanza, più intercultura”

Sintonico con questi valori l’intervento conclusivo del Presidente della Fondazione Migrantes, Monsignor Gian Carlo Perego (che è anche Arcivescovo di Ferrara-Comacchio), che ha ricordato che una delle missioni della Migrantes è proprio “unire le storie al dato”, ed in effetti l’attuale impostazione del “Rapporto Immigrazione” propone un mix (purtroppo non del tutto organico, a parer nostro) di numeri, statistiche, e “narrazioni”, ovvero testimonianze…

Perego ha segnalato come emerga l’esigenza, nel mondo del lavoro, di “più giustizia retributiva”, e, nel mondo delle carceri, semplicemente “più giustizia”, dato che è evidente fattore di discriminazione il minor accesso che hanno gli stranieri agli strumenti della “giustizia alternativa”…

Queste le priorità che Migrantes e Caritas, e quindi Cei, identificano e segnalano al Governo: più accoglienza, più protezione, più cittadinanza, più intercultura

Auguriamoci che il Governo che verrà sappia fare tesoro di questi tesi e dei conseguenti appelli.

Se le politiche della migrazione verranno affidate ad un Ministro della Lega più “integralista”, si ha ragione di temere che questi auspici corrano il rischio di cadere nel vuoto. Nonostante Matteo Salvini si professi essere un buon cattolico ed abbia finanche esposto in modo esibizionistico il rosario…

Exit mobile version