Meta ha rimosso dall’app collegata ai suoi smart glasses AI il codice di un sistema di riconoscimento facciale non ancora rilasciato. La decisione arriva dopo un’inchiesta di WIRED, che aveva segnalato la presenza del codice nascosto nell’app Meta AI, già distribuita su circa 50 milioni di dispositivi.
La funzione, chiamata internamente “NameTag”, avrebbe consentito di convertire i volti catturati dagli occhiali in firme biometriche, confrontandole con un database. Secondo quanto riportato, il sistema avrebbe anche potuto riconoscere e indicizzare localmente i volti di persone non riconosciute, trasformando di fatto gli occhiali in uno strumento di identificazione continua nello spazio pubblico.
Il rischio per privacy e sicurezza personale
Il punto critico non riguarda solo la tecnologia, ma il suo possibile impatto nella vita reale. Un sistema di riconoscimento facciale integrato in occhiali indossabili può rendere identificabili persone incontrate casualmente in strada, in un locale, a una manifestazione o davanti a un ufficio.
Il rischio? Esposizione di conversazioni private, identificazione di giornalisti e fonti riservate, tracciamento di attivisti, riconoscimento di funzionari pubblici o persone coinvolte in situazioni sensibili.
Il problema è che questi dispositivi non forniscono il contesto necessario per interpretare correttamente una presenza, un incontro o una coincidenza. Rendere ricercabile in tempo reale la vita pubblica significa aumentare il rischio di errori, abusi e false associazioni.
La difesa di Meta e la rimozione del codice
Dopo la pubblicazione dell’inchiesta, dirigenti Meta hanno respinto le accuse. Il vicepresidente della comunicazione Andy Stone ha descritto la funzione come esplorativa, mentre il CTO Andrew Bosworth ha contestato duramente il contenuto del reportage.
Nonostante la linea difensiva, Meta avrebbe poi distribuito un aggiornamento per rimuovere il codice dall’app. La società, secondo quanto riportato nel post, non avrebbe però chiarito alcuni punti centrali: se fosse già stato creato un database di volti, per quanto tempo venissero conservati i dati delle persone non riconosciute e se queste informazioni potessero essere sincronizzate con i server aziendali.
EssilorLuxottica porta i wearable in Italia
Il caso Meta arriva mentre i wearable stanno diventando sempre più importanti anche sul mercato.
EssilorLuxottica, partner di Meta per gli occhiali Ray-Ban smart, ha annunciato con le segreterie nazionali, i coordinatori nazionali e il coordinamento sindacale di Filctem Cgil, Femca Cisl e Uiltec Uil l’introduzione in via sperimentale delle prime linee produttive per dispositivi wearable in Italia dalla seconda parte dell’anno.
L’iniziativa coinvolgerà in particolare lo storico stabilimento di Agordo, dove entro l’inizio del 2027 sarà convertita e avviata un’intera area produttiva per le nuove attività industriali. Il progetto prevede investimenti in impianti, macchinari e persone e si inserisce nel percorso avviato dal gruppo e dalle organizzazioni sindacali con il contratto integrativo aziendale e con l’accordo programmatico dello scorso settembre.
Gli smart glasses con AI possono diventare strumenti utili, ma anche infrastrutture di sorveglianza personale distribuita. Se ogni utente può trasformarsi in un sensore mobile capace di identificare chi ha davanti, la distinzione tra uso personale e controllo dello spazio pubblico diventa molto più sottile.
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