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Meta, codice per il riconoscimento facciale nei Ray-Ban. Come funziona NameTag

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Secondo WIRED, nell’app Meta AI è presente un sistema non ancora attivo, chiamato internamente “NameTag”, pensato per identificare le persone riprese dagli occhiali intelligenti tramite dati biometrici salvati sul telefono dell’utente.

Privacy e Meta, ci risiamo. Secondo un’analisi di WIRED, Meta avrebbe inserito nella sua app AI il codice di un sistema di riconoscimento facciale pensato per gli smart glasses.

Il sistema, chiamato internamente “NameTag”, sarebbe progettato per identificare le persone riprese dalla fotocamera degli occhiali intelligenti Meta e avvisare chi li indossa quando riconosce qualcuno.

La funzione si trova dentro l’app Meta AI, necessaria per usare diverse funzionalità degli smart glasses Ray-Ban e Oakley realizzati con EssilorLuxottica. Anche se la funzione non è ancora attiva per gli utenti, l’app è stata scaricata oltre 50 milioni di volte.

Come funzionerebbe NameTag

Secondo WIRED, se attivato, NameTag trasformerebbe i volti ripresi dagli occhiali in firme biometriche uniche, i cosiddetti faceprint. Il sistema confronterebbe poi questi dati con altri faceprint archiviati sul telefono dell’utente.

L’analisi della rivista statunitense indica anche che il database locale sul telefono sarebbe configurato per ricevere aggiornamenti da Meta. La società, però, ha precisato di non stare costruendo un database centrale dei volti.

WIRED sostiene di aver individuato tre modelli AI già distribuiti dai server di Meta e presenti sui telefoni degli utenti. Uno rileva i volti, uno li ritaglia e un terzo li trasforma in dati biometrici.

Il precedente del 2021

Meta respinge l’idea che la funzione sia stata già rilasciata. Il portavoce Ryan Daniels ha dichiarato a WIRED che l’azienda ha già detto di stare esplorando funzionalità di questo tipo e che quanto emerso dall’analisi del codice è solo una prova di questa esplorazione. Meta ha aggiunto che non sta costruendo un database centrale dei volti.

La possibile riapertura del dossier riconoscimento facciale è delicata per Meta. Nel 2021 l’azienda annunciò la chiusura del sistema di riconoscimento facciale di Facebook e la cancellazione di oltre un miliardo di faceprint degli utenti.

Quel sistema, introdotto nel 2010, analizzava le foto caricate dagli utenti e suggeriva tag per identificare le persone presenti nelle immagini. Negli anni era finito sotto osservazione di regolatori e associazioni per la privacy.

Meta ha pagato 650 milioni di dollari per chiudere una class action in Illinois e nel 2024 ha accettato un accordo separato da 1,4 miliardi di dollari con il Texas per accuse legate alla raccolta non autorizzata di dati biometrici.

Le critiche delle associazioni

Ad aprile, oltre 70 organizzazioni, tra cui American Civil Liberties Union, Electronic Privacy Information Center e Fight for the Future, avevano chiesto a Meta di rinunciare a NameTag. Secondo le associazioni, una funzione di questo tipo potrebbe consentire a stalker, abusanti o agenti governativi di identificare persone in pubblico senza che queste ne siano consapevoli.

All’epoca Meta aveva risposto che i concorrenti offrono prodotti di riconoscimento facciale, mentre l’azienda no. Aveva anche aggiunto che, nel caso di un eventuale rilascio, avrebbe adottato un approccio “molto ponderato”.

I gruppi per la privacy temono che l’integrazione del riconoscimento facciale in occhiali intelligenti di largo consumo possa normalizzare una tecnologia già molto contestata.

Il nodo degli smart glasses

Il caso riguarda direttamente il futuro degli smart glasses. A differenza dello smartphone, un paio di occhiali con fotocamera può riprendere l’ambiente in modo più continuo e meno evidente. Se associato al riconoscimento facciale, può trasformarsi in uno strumento capace di identificare persone nella vita quotidiana.

Meta non ha risposto, secondo WIRED, ad alcune domande centrali: quali utenti potrebbero essere identificabili tramite NameTag, se foto o faceprint generati dal sistema possano essere trasmessi ai server dell’azienda, e se l’eventuale funzione sarà basata su opt-in o opt-out.

EssilorLuxottica, che produce gli occhiali Ray-Ban e Oakley con Meta, non ha commentato.

Il possibile uso assistivo

La tecnologia potrebbe avere anche applicazioni di accessibilità. Secondo documenti interni citati dal New York Times, Meta aveva valutato di presentare il riconoscimento facciale sugli smart glasses a una conferenza per persone cieche, prima di renderlo disponibile al pubblico.

Dispositivi assistivi già esistenti consentono a utenti ciechi di identificare volti registrati personalmente. Uno studio del 2018 condotto da ricercatori di Cornell Tech e Facebook aveva rilevato che tutti i partecipanti ciechi consideravano importante riconoscere le persone nelle attività quotidiane.

Resta però aperto il problema del contesto d’uso. Una funzione pensata per l’accessibilità può avere effetti molto diversi se integrata in un prodotto di massa indossato nello spazio pubblico.

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