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Meta chiude il metaverso, il fallimento di Zuckerberg costato 80 miliardi di dollari

Addio metaverso. Lo sapevano tutti tranne lui, Mark Zuckerberg, che in questi anni ha continuato ad investire cifre folli per lo sviluppo della tecnologia ma con ritorni al di sotto delle attese.

Questa settimana l’azienda ha comunicato che dal 15 giugno Horizon Worlds, piattaforma simbolo della strategia immersiva del gruppo, non sarà più accessibile tramite visori VR ma soltanto da dispositivi mobili.

Poche ore dopo, però, Andrew Bosworth, responsabile della divisione Reality Labs, ha corretto il tiro parlando di disponibilità garantita “nell’immediato futuro”. La sequenza di dichiarazioni contraddittorie restituisce comunque un quadro chiaro: il progetto metaverso, così come era stato concepito da Mark Zuckerberg, è in fase di revisione profonda. Secondo diverse analisi, tra cui quella del New York Times, si può ormai parlare di fine di una visione industriale che aveva guidato il gruppo negli ultimi anni.

Già nei mesi scorsi erano emersi segnali evidenti. A gennaio Reality Labs ha tagliato circa il 10% del personale e ha interrotto lo sviluppo di nuovi prodotti, tra cui Supernatural, app di fitness considerata tra le più promettenti. Meta ha precisato di non voler abbandonare il settore, ma di volerlo riorganizzare, separando Horizon Worlds dall’ecosistema Quest VR, che continuerà a ospitare i contenuti per i visori.

Il ridimensionamento arriva dopo investimenti stimati oltre i 70 miliardi di dollari, che secondo alcune valutazioni salgono fino a 80 miliardi complessivi. Nonostante la diffusione dei visori Quest, oggi tra i più venduti sul mercato, la crescita dell’intero comparto si è rivelata molto più lenta del previsto. “L’industria della realtà virtuale non è cresciuta tanto né così rapidamente come speravamo”, ha ammesso lo stesso Bosworth.

Metaverso: Zuckerberg ci credeva cosi tanto da cambiare il nome da Facebook a Meta

L’interesse di Zuckerberg per il settore risale al 2014, con l’acquisizione di Oculus. Nel 2021 la svolta simbolica: Facebook cambia nome in Meta e punta tutto sul metaverso, immaginato come la nuova frontiera di internet. Ma l’esperienza offerta agli utenti non ha mai convinto del tutto: avatar poco realistici, ambienti virtuali limitati e un livello qualitativo distante dagli standard dei videogiochi contemporanei.

Durante la pandemia il metaverso si era intrecciato con il boom delle criptovalute e del Web3, alimentando aspettative elevate. Con il ritorno alla normalità, però, l’interesse si è rapidamente ridotto. Alla fine dello scorso anno, una visita documentata dello youtuber ColdFusion ha rilevato appena 900 utenti attivi su Horizon Worlds, segnale di un ecosistema mai davvero decollato.

Parallelamente, Meta ha spostato il baricentro strategico sull’intelligenza artificiale, seguendo il trend globale accelerato dal successo di ChatGPT. Zuckerberg ha investito risorse ingenti nel reclutamento di talenti, arrivando a offrire cifre molto elevate per attrarre ricercatori e sviluppare sistemi avanzati, fino a parlare di una futura “superintelligenza”.

La realtà aumentata è un settore in crescita: la conferma dagli occhiali AI

Questo non significa però l’abbandono completo della realtà virtuale e aumentata. Il metaverso rappresentava solo una delle possibili applicazioni, peraltro tra le più ambiziose e complesse.

Più concreti appaiono invece i risultati ottenuti nel segmento degli smart glasses, sviluppati in collaborazione con EssilorLuxottica. Questi dispositivi, simili a normali occhiali, consentono di registrare contenuti e interagire con Meta AI, e stanno registrando una buona risposta commerciale.

A settembre l’azienda ha presentato anche i Meta Ray-Ban Display, evoluzione che integra funzionalità di visualizzazione direttamente sulle lenti. È in questa direzione, più pragmatica e orientata all’uso quotidiano, che Meta potrebbe concentrare gli investimenti futuri, archiviando di fatto l’idea originaria di un universo digitale immersivo destinato a sostituire quello reale.

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