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Il duello

Mediaset-Vivendi, intesa fallita. Domani prima udienza

Domani prima udienza interlocutoria sul caso Premium ma non c’è accordo fra le parti. In gioco il futuro della pay tv del Biscione.

di Paolo Anastasio | @PaoloAnastasio1 |
mediasetvivendi

Mediaset limita i danni oggi in Borsa (-0,6%) dopo che Arnaud de Puyfontaine, amministratore delegato di Vivendi, ha definito “falliti” finora i tentativi di trovare una soluzione alla guerra tra i due gruppi, che domani saranno l’uno di fronte all’altro nella prima udienza della causa civile sulla rottura del contratto per Premium.

“Purtroppo le circostanze hanno dimostrato che un approccio corretto e la disponibilità a trovare una soluzione sono stati smentiti dai fatti”, ha detto De Putyfontaine in un’intervista al Financial Times, tornato ad accusare Mediaset di aver fornito informazioni “ingannevoli” sul valore di Premium (spacciata per una “Ferrari” quando è al massimo una “Punto”) nel corso del negoziato relativo al passaggio di Premium a Vivendi e allo scambio di pacchetti azionari tra i due gruppi.

Insomma, è muro contro muro perché la posizione di De Puyfontaine riecheggia quanto dichiarato pochi giorni fa dall’amministratore delegato di Mediaset Pier Silvio Berlusconi, secondo cui non ci sono ipotesi di accordi diversi da quelli firmati ad aprile 2016 sottoscritti da Vivendi dopo accurata due diligence. Per Berlusconi tocca a Vivendi trovare una soluzione.

 

Prima udienza domani al Tribunale di Milano

Se non verranno poste questioni preliminari, l’udienza di domani sarà interlocutoria e la discussione nel merito sarà rinviata ai prossimi mesi. Il giudice Vincenzo Perrozziello, concederà termini alle parti per il deposito e lo scambio di altre memorie nel merito.
Si tratta formalmente due cause distinte, che il giudice vorrebbe accorpare in un unico procedimento. La prima è quella intentata da Mediaset contro il gruppo francese per richiedere “l’esecuzione coattiva” del contratto per l’acquisto di Premium da parte di Vivendi e il risarcimento dei danni subiti “pari a 50 milioni per ogni mese di ritardo nell’adempimento” a partire “dal 25 luglio 2016” (data in cui è saltato il banco fra le parti), con un danno complessivo comunque “non inferiore a un miliardo e mezzo di euro”. Fininvest ha, invece, chiesto al gruppo che fa capo a Vincent Bolloré, indagato per aggiotaggio,“il risarcimento dei gravi danni” che “ammontano ad una cifra non inferiore a 570 milioni di euro”.

Il dibattimento si annuncia lungo e la sentenza non è attesa prima dell’estate.

 

Pronunciamento Agcom entro un mese

La contesa, che si è inasprita nel tempo con la scalata lampo di dicembre 2016 da parte di Vivendi, salita fino al 30% circa di Mediaset (secondo azionista alle spalle di Fininvest con il 40%), attende il pronunciamento dell’Agcom sulla presunta posizione dominante dei francesi nei mercati tlc-media (visto il pacchetto vicino al 25% detenuto in Tim). A questo proposito de Puyfontaine ha precisato che “non c’è l’intenzione” di vendere la quota in Telecom Italia per risolvere il rebus Mediaset puntando sull’investimento in Cologno Monzese. Per Vivendi l’Italia resta comunque un mercato strategico.

L’Agcom potrebbe pronunciarsi a breve, anche se di fatto l’Autorità di via Isonzo ha tempo fino al 21 aprile per esprimersi.

 

Il futuro di Premium

Il futuro di Mediaset Premium si gioca nelle prossime settimane, fra pronuncia dell’Agcom, disputa con Vivendi e diritti tv per Champions League per il triennio 2018-2021 alla quale il gruppo di Cologno Monzese potrebbe decidere di partecipare in tandem con qualche partner, in particolare del mondo Tlc.

Secondo Affari&Finanza di Repubblica, Mediaset sarebbe pronta a implementare un piano B nel caso in cui non trovi un acquirente per Premium. In linea con la nuova strategia annunciata a fine 2016 per Premium, la strada sarebbe quella di tagliare i costi e ristrutturare l’offerta (meno calcio, ma non senza calcio e più film e serie Tv). Il nuovo piano industriale di Mediaset già parlava di “aprire” la piattaforma con l’ipotesi sarebbe di mettere sul mercato competenze tecnologiche e di marketing per fare da gestore di pacchetti di contenuti di altri. Affari&Finanza riporta anche l’ipotesi di iniziare ad affiancare all’offerta della pay sul digitale terrestre anche un’offerta via satellite. Scelta che comporterebbe dei costi irrisori quanto ad affitto della banda satellitare, mentre il numero di utenti da raggiungere rappresenta un bacino potenziale non trascurabile.

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