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Mediaset esclude Vivendi dal voto in assemblea e sogna di diventare un broadcaster paneuropeo per contrastare Netflix

La saga MediasetVivendi, tra cui è in corso un duro contenzioso dal 2016 per il mancato rispetto del contratto su Premium e per la scalata che ha portato i francesi sotto la soglia del 30% nel capitale del gruppo italiano, è proseguita anche oggi in occasione dell’assemblea annuale del Biscione che ha dato il via libera al “voto maggiorato”, blindando ulteriormente la presa di Fininvest, oggi titolare del 44,175% del capitale. Il cda di Mediaset, riunitosi prima dei lavori assembleari, si è opposto alla richiesta di Vivendi e del suo fiduciario Simon di esercitare i diritti di voto inerenti alle proprie partecipazioni, pari rispettivamente al 9,61% e al 19,19%, in quanto il pacchetto di titoli sarebbe stato acquistato dai francesi in violazione delle norme sulla concentrazione del sistema radiotelevisivo e in violazione del contratto su Premium dell’aprile 2016.

L’esclusione dal voto “va contro tutti i principi base della democrazia assembleare“, ha replicato a stretto giro Vivendi, riservandosi il diritto di impugnare la validità della delibera. “È illegale e va contro gli interessi di Mediaset e in particolare contro gli interessi degli azionisti di minoranza“. Come lo scorso anno, il cda di Mediaset ha deciso di lasciar fuori dalla sala assembleare Simon Fiduciaria, mentre, “pur ricorrendo i presupposti”, ha garantito a Vivendi l’accesso ai lavori, “tenuto conto dell’interesse della società alla stabilita’ delle delibere assembleari e dell’esistenza di pronunce giudiziali solamente nei confronti di Simon”.

L’esclusione dal voto “non e’ stata una forzatura“, ha sottolineato l’Ad di Mediaset, Pier Silvio Berlusconi. “Sono questioni tecnico-legali, la nullità del voto per noi vale su tutto il 30%, Vivendi poteva entrare in assemblea pero’ ha scelto di non farlo”. Per i francesi era presente a Cologno Caroline Le Masne de Chermont, responsabile degli affari legali di Vivendi, che, non potendo votare, ha deciso di non assistere ai lavori.

Confalonieri: ‘Non più tabù diventare broadcaster paneuropeo’

L’evento è stata l’occasione per parlare del progetto di creazione di un broadcaster paneuropeo, oggi “non piu’ un tabù”, ha spiegato il presidente di Mediaset, Fedele Confalonieri, purché si tratti di “un progetto industriale vero, convincente e non avventurista”. Ma per il momento, ha precisato Pier Silvio Berlusconi, “è ancora tutto da costruire, prima di fare qualunque passo dobbiamo essere convinti che il progetto abbia un senso industriale e possa stare in piedi, trovata la quadra capiremo come e con chi muoverci, le possibilità sono tante”. Sulla tempistica, il 25 luglio, ha osservato, “c’è un cda sulla distribuzione dell’utile, quello in qualche modo è una scadenza”. Di certo Vivendi “non avrebbe nessun ruolo, non sarebbe parte attiva, forse è un loro sogno…“. Ma per proiettarsi verso una prospettiva paneuropea, ha voluto sottolineare Confalonieri, occorre rivedere le norme sulle concentrazioni. “Siamo alle prese con fenomeni giganteschi, pensiamo a Facebook che acquisisce Whatsapp e Instagram, e creano aggregazioni di dati di miliardi di utenti”, ha dichiarato “Tutelare la concorrenza non è più controllare col bilancino le dimensioni delle imprese poiché queste hanno ormai a che fare con la tecnologia che spinge inesorabilmente verso il gigantismo”, ha concluso Confalonieri.

Vivendi sarà partner del progetto europeo? Ieri Marina Belrusconi, a margine dell’assemblea Mondadori, ha respinto ogni ipotesi su un ritorno di fiamma nei confronti di Vivendi per alleanze nel settore televisivo
Vincent Bollorè è il classico vicino di casa che nessuno vorrebbe avere, reca danno agli altri e a se stesso”.

Dunque mentre si inasprisce il contenzioso con i francesi di Vivendi, il Biscione punta decisamente verso l’alleanza paneuropea delle tv generaliste in chiave anti Netflix, anche se, al momento, non si sbilancia sui nomi dei partner con cui avviare questo merger.

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