L'intervento

Il manifesto di Privacy Italia sull’Huffington Post

La Relazione al Parlamento di Antonello Soro, Garante per la protezione dei dati personali, ha riacceso il faro sul tema allarmante della protezione dei dati personali. Un tema di cui lo Stato deve farsi carico per difendere la sovranità nazionale.

di Raffaele Barberio, Presidente di Privacy Italia |
Raffaele Barberio

La scorsa settimana la Relazione al Parlamento di Antonello Soro, Garante per la protezione dei dati personali, ha riacceso il faro sul tema allarmante della protezione dei dati personali, un tema sul quale scontiamo una lacunosa disattenzione da parte della classe dirigente del Paese e una insufficiente consapevolezza da parte di molti cittadini, che nel caso dei giovani si trasforma in una disarmante noncuranza del valore dei propri dati.

I dati vengono oggi indicati come il petrolio della nostra era. Sono il combustibile dei Big Data, attraverso la cui lettura analitica si ricostruisce tutto o quasi su abitudini, tendenze, preferenze di ciascuno di noi. Si saldano alle applicazioni di intelligenza artificiale e alle nuove realtà delle macchine che apprendono in base ai comportamenti di ciascuno di noi. Naturalmente ci sono tanti modi per accaparrarsi i dati delle persone.

C’è chi li chiede approfittando della ingenua noncuranza dei diretti interessati (come accade nel caso dei social network) e c’è chi li ruba, sfondando i sistemi di protezione con sofisticate soluzioni di pirateria informatica. Oggi i dati sono la preda più ambita dai giganti del web.

Amazon, Facebook, Google, Apple, Microsoft, IBM e tante altre società, si nutrono esclusivamente di dati, dei nostri dati, e sul loro valore costruiscono non solo immense ricchezze, ma anche un patrimonio di conoscenze sulle nostre persone che sarà usato secondo modalità che noi non siamo in condizione di controllare.

Le grandi Corporation del Web pesano ormai quanto o più degli Stati, entrano nella sfera privata di ciascuno di noi per impossessarsi di tutti i nostri dati, possedendo in tal modo le nostre persone. E tutto ciò quasi sempre a nostra insaputa.

Queste società violano costantemente “i confini” della nostra persona, considerandoci semplici individui da conquistare e su cui realizzare i propri disegni, senza mai considerarci come componenti di una comunità nazionale che ha le sue leggi e la sua inviolabilità.

Ma i dati dei cittadini sono i dati di una nazione e la loro conquista equivale ad un vero e proprio atto di guerra. Ecco perché sui dati si gioca una partita di sovranità, di identità di un popolo. I dati dei cittadini vanno, per questa ragione, considerati come un asset patrimoniale della nazione, come uno spazio inviolabile legato indissolubilmente alla sovranità nazionale del Paese.

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La difesa di questo asset patrimoniale è affidata al ruolo ed alle funzioni del Garante. Per assicurarsi che tale ruolo e tali funzioni vengano effettuate con efficienza, occorrono competenze di alta qualità, risorse, personale. E gli uffici del nostro Garante della protezione dei dati personali hanno le competenze e la vision adeguati.

 

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