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Manifattura, Istat conferma la crescita del digitale. Investimenti e produttività +3%

L’economia italiana batte un colpo. Secondo l’edizione 2017 del “Rapporto sulla competitività dei settori produttivi in Italia pubblicato dall’Istat venerdì scorso, nel 2016 il Pil italiano è cresciuto in volume dello 0,9%, dopo il +0,8% registrato nel 2015.

Nonostante i pur deboli segnali di ripresa dell’ultimo biennio, il dato è ancora inferiore di oltre il 7% rispetto al picco d’inizio 2008. Gran Bretagna, Francia, Germania e Spagna hanno già recuperato il gap rispetto all’inizio della crisi.

Tra le strategie adottate nel 2016 prevalgono nettamente l’aumento della qualità dei prodotti e l’innovazione di processo e di prodotto; più limitato il ricorso all’outsourcing. L’orientamento strategico non cambia nelle previsioni delle imprese per il 2017, ma nella manifattura si segnala una tendenza verso una maggiore diffusione dell’uso di tecnologie digitali.

L’Italia resta un paese complessivamente poco internazionalizzato rispetto alle maggiori economie europee.

Da un’indagine qualitativa condotta su campioni rappresentativi d’imprese della manifattura e dei servizi

emergono riflessi di ripresa ciclica nelle percezioni degli imprenditori per il 2016: le risposte indicano fatturato in aumento e prezzi stabili, con incrementi maggiori nei comparti manifatturieri a maggiore intensità tecnologica.

La manifattura italiana dunque si sta riprendendo e si difende bene sui mercati internazionali lì dove è riuscita a sviluppare un mix di artigianato, innovazione tecnologica e nuove idee.

Sono 386.876 le piccole imprese attive che rappresentano il 54,3% degli addetti del settore e il 12,3% dell’occupazione di tutte le imprese italiane.

La ripresa ciclica dell’ultimo biennio si è riflessa sull’attività di investimento, sebbene con ritmi ancora inferiori rispetto agli altri paesi Ue: nella prima metà del 2016, gli investimenti delle imprese hanno registrato un aumento tendenziale pari a quasi il 3 per cento in Italia, il 4 per cento in Germania, il 6 per cento in Francia e oltre l’8 per cento in Spagna.

Nel nostro paese, tuttavia, le attese per il 2017 sono nel segno di un’accelerazione, grazie al miglioramento delle condizioni macroeconomiche e allo stimolo dei provvedimenti legislativi.

In termini di produttività totale dei fattori (Tfp) − che rappresenta una misura più ampia rispetto alla produttività del lavoro, poiché tiene conto dell’influenza di tutti i fattori produttivi cercando anche di individuare quello associato alla capacità di innovazione, di organizzazione e gestione aziendale – a livello industriale questa, tra il 2011 e il 2014, è aumentata in media del 2,8 per cento.

La caduta prima, e la persistente debolezza poi, del mercato interno hanno comunque ridotto la capacità delle imprese italiane di investire ed espandersi sui mercati esteri.

I segnali di ripresa ciclica dell’economia italiana, si legge nel documento dell’Istat, sono accompagnati da una dinamica dell’export positiva, nonostante il rallentamento del commercio mondiale (nel 2016 +1,1% in valore, +1,8% al netto dell’energia), e da una maggiore capacità di penetrazione in alcuni mercati chiave.

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