Incentivi solo per auto elettriche prodotte con componenti europei, il 26 febbraio la Commissione Ue presenterà l’Industrial Accelerator Act
Le auto elettriche in Europa sono croce e delizia, amate dagli automobilisti (che però ne sottolineano sempre i punti critici, dai costi all’autonomia) e osteggiate dalle grandi industrie automobilistiche. Se ne vorrebbe fare meno, ma non si può e allora Bruxelles, nel tentativo di accontentare tutti, cerca di andare avanti sul tema della mobilità elettrica, sfruttando la nuova onda dell’autonomia tecnologica europea con l’obiettivo strategico generale, perché qui si parla di industria, di salvare i livelli di competitività tanto cari a Mario Draghi e Enrico Letta.
Secondo quanto riportato dal Financial Times, che ha avuto modo di visionare la nuova bozza dell’Industrial Accelerator Act, al momento atteso per il prossimo 26 febbraio, la Commissione europea starebbe valutando l’introduzione di una soglia minima del 70% di componenti prodotti nell’Unione europea per consentire ai veicoli elettrici di accedere agli incentivi pubblici.
Una nuova mossa per vincolare gli aiuti di Stato per i costruttori di auto elettriche a criteri stringenti di produzione europea. Nella bozza di proposta che la Commissione dovrebbe presentare la prossima settimana, infatti, si prevede che le nuove auto elettriche, ibride e a celle a combustibile beneficiarie di sussidi statali – o acquistate e noleggiate da enti pubblici – siano assemblate nell’Unione e contengano almeno il 70% di componenti (escluse le batterie) realizzato nel blocco europeo, calcolato in base al valore.
La soglia del 70% potrebbe cambiare ulteriormente, visto che nella prima bozza era al 60%.
Difendere la manifattura europea
In ballo, secondo Milano Finanza c’è l’intero settore manifatturiero, nel mirino dei dazi sempre minacciati dal Presidente degli Stati Uniti, Donald Trump. Un comparto che vale 2.600 miliardi di euro e che oggi è sotto pressione per l’aggressività americana e cinese: la prima per le tariffe commerciali al 50% su acciaio e alluminio europei, la seconda per la concorrenza sleale a basso costo (visti gli imponenti aiuti di Stato).
Per questo l’Industrial Accelerator Act includerebbe anche requisiti di contenuto locale per altri settori: almeno il 25% dell’alluminio e il 30% delle plastiche per finestre e porte utilizzate nelle costruzioni dovrebbero essere prodotti nell’Ue per accedere a sussidi o appalti pubblici.
Il nodo batterie
Chiaro che per le auto elettriche il vero punto critico è la batteria e le sue componenti. Questo è un settore che da anni è controllato dalla Cina. Realizzare batterie in Europa con materie prime locali è a dir poco un obiettivo sfidante (se non, per alcuni, impossibile) da raggiungere.
L’Europa fatica a produrre batterie per veicoli elettrici con componenti interamente locali, a causa della forte dipendenza dalla Cina nella supply chain upstream, dai minerali critici alla raffinazione, fino ai catodi. Pechino controlla tra il 70 e l’80% della produzione globale di questi elementi chiave, rendendo difficile l’autosufficienza europea nonostante progetti all’avanguardia come le gigafactory.
La Cina gestisce estrazione, raffinazione (litio, nichel, cobalto) e produzione di componenti chiave come i catodi, di cui l’Europa ha solo impianti pilota, come quello in Polonia frutto della joint venture sostenuta da PowerCo (Gruppo Volkswagen) e Umicore creata nel 2023.
D’altronde la Commissione europea appena a luglio dell’anno scorso lanciava ancora progetti definiti “pioneristici”, per la precisione nel numero di 6, per la produzione di celle per veicoli elettrici, con un investimento contenuto di di 852 milioni di euro.
Il mercato dell’auto elettrica in Europa
Le vendite di auto elettriche (BEV) nell’UE sono in crescita nel 2025-2026, con quote di mercato intorno al 16-20% nei dati recenti disponibili fino a gennaio 2026.
Nei primi 10 mesi del 2025, immatricolazioni BEV in UE a 1,47 milioni di unità (16,4% quota), salendo a oltre 2 milioni includendo UK ed EFTA (18,3%). A ottobre 2025: 173.173 BEV (+38,6% yoy), quota 18,9% UE. Anno intero 2025: circa 20% quota, con +2,4% mercato totale; Volkswagen leader (274.417 unità, +56%).
Secondo le prime stime per gennaio 2026, in Olanda la quota BEV è salita al 40,3% (dal 34,7% del 2024), in Belgio al 34,3% (dal 28,2% del 2024), in gran Bretagna al 23,5% (dal 19,6%), in Francia al 20,1% (dal 17% circa). Per fare un confronto chiaro: in Germania sono state vendute più di 52mila auto BEV a gennaio, in Italia siamo a poco più di 9.300.
Ecco che la partita degli incentivi torna ad essere fondamentale per il futuro dell’industria automobilistica europea, in particolare italiana. I primi mesi del 2026 continueranno a beneficiare della corsa agli incentivi di ottobre, si legge nel commento dai dati di gennaio di Motus-E, ma in prospettiva il ritardo sulla mobilità elettrica dell’Italia rischia di tornare ad aumentare.
In mercati come Francia e Spagna gli incentivi all’elettrico sono stati confermati in toto e stanno contribuendo in modo decisivo alla tenuta del mercato auto complessivo, mentre in Germania sono stati addirittura reintrodotti i bonus con oltre 3 miliardi di fondi, nonostante la poderosa crescita messa a segno dall’elettrico anche senza agevolazioni all’acquisto.
In assenza di una accurata pianificazione degli strumenti di supporto alla domanda, l’Italia rischia seriamente di diventare un Paese di secondo piano nello scacchiere automotive europeo.
