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Macchine e società digitale: più ricchezza al mondo, ma non per tutti

Si parla ormai con sempre maggiore insistenza dell’inevitabile arrivo dei robot, delle macchine che sul lavoro prenderanno il nostro posto. Un fatto e una preoccupazione allo stesso tempo, soprattutto per un futuro prossimo che potrebbe vedere un incremento della produttività dei siti industriali e contemporaneamente una crescente disoccupazione.

Da un nuovo studio pubblicato dall’Associazione italiana per l’informatica e il calcolo automatico (Aica), condotto in collaborazione con SDA Bocconi e presentato oggi all’ateneo milanese, centrato sull’indagine relativa al futuro del lavoro alla luce della diffusione delle ICT, emerge netta la preoccupazione per una crisi occupazionale che potrebbe riguardare il prossimo decennio.

Aggregando i dati di tutti gli intervistati, si nota come l’impatto dei robot nell’economia, visibile fin d’ora, entro 10 anni genererà quella che al momento sembra una crisi occupazionale piuttosto seria: “un effetto più evidente della sostituzione uomo-macchina si avrà a livello di attività operative fisiche (87% dei rispondenti) o intellettive (92%) ma subiranno un effetto sostituzione anche quelle concettuali di livello (51%)”.

Sono emersi importanti punti di vista, tra cui il comportamento delle aziende “che cavalcheranno le opportunità della tecnologia, ma sentiranno anche la responsabilità di preoccuparsi dei livelli occupazionali in diminuzione (69%)”.

Lo studio mette in luce che sicuramente “Il mondo produrrà più ricchezza, ma in prima istanza ne beneficeranno in pochi e bisognerà provvedere a trovare il giusto equilibrio tra produttori di ricchezza e fruitori”.

Per il 60% degli intervistasti, inoltre, le tecnologie che oggi sembrano più conosciute e promettenti per il business riguardano la stampa 3D, le architetture cloud, l’internet Delle Cose e il machine learning.

Le raccomandazioni indicate come necessarie, secondo i manager e i responsabili del personale, per ridurre i rischi e rilanciare il lavoro, riguardano la comprensione delle nuove competenze emergenti e conseguentemente il loro sviluppo attraverso percorsi di formazione e qualificazione non solo digitali.

La ricerca si è posta l’obiettivo di sistematizzare le conoscenze esistenti a livello internazionale e nazionale sul tema e di rilevare il grado di consapevolezza sull’argomento e i processi di interpretazione messi in atto dagli attori principali protagonisti dei cambiamenti in atto.

Le logiche di formazione per l’innovazione paiono essere l’elemento che accomuna tutti i partecipanti alla indagine, come leva per la costruzione del futuro del lavoro.

Al questionario hanno partecipato 14 opinion leader e raggiunti con questionari mirati 300 studenti/neolaureati (di 15 atenei italiani), 62 startupper di settori economici differenti, 243 manager d’azienda (con la collaborazione di Aldai Federmanager), 115 responsabili del personale (con la collaborazione di AiDp, Associazione Italiana dei Direttori del Personale).

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