
Partita la corsa alla Luna della missione Artemis II, con un cuore tutto europeo
Il ritorno dell’uomo verso la Luna passa anche dall’Europa. Con il lancio puntuale del razzo Space Launch System (SLS), la missione Artemis II ha ufficialmente preso il via, inaugurando una nuova fase dell’esplorazione umana nello spazio profondo a 54 anni dalla fine del programma Apollo. A bordo della capsula Orion viaggiano quattro astronauti (Reid Wiseman, Victor Glover, Christina Koch e Jeremy Hansen) protagonisti di una missione che ha un forte valore simbolico, tecnologico e industriale. Il cuore operativo della missione, uno dei suoi elementi più strategici, è europeo.
Il Modulo di servizio europeo (European service module, Esm), sviluppato dall’Agenzia spaziale europea (Esa), rappresenta l’infrastruttura critica che rende possibile il viaggio. Non si tratta di un semplice componente di supporto: è il sistema che garantisce sopravvivenza, autonomia energetica e capacità di manovra alla capsula Orion durante tutta la missione.
Dal punto di vista della space economy, l’Esm è un esempio concreto di cooperazione internazionale ad alto valore tecnologico. Assemblato da Airbus a Brema, in Germania, coinvolge una filiera industriale che comprende 13 Stati membri Esa, 20 grandi appaltatori e oltre 100 fornitori europei. Un ecosistema industriale che dimostra come l’Europa sia ormai un attore imprescindibile nelle missioni di esplorazione umana.

Il ruolo chiave dell’Europa nel ritorno dell’umanità sulla Luna
“È la prima volta che gli astronauti volano a bordo di Orion. Artemis II si basa sul successo di Artemis I e conferma il ruolo essenziale dell’Europa nel ritorno dell’umanità sulla Luna e nelle future esplorazioni oltre i confini terrestri. L’ESA è orgogliosa di stare al fianco dei suoi partner internazionali, guidati dalla NASA. Insieme, stiamo dimostrando che la cooperazione rimane il nostro motore più potente per il futuro”, ha spiegato il Direttore Generale dell’ESA, Josef Aschbacher.
“Anche se nessun astronauta ESA fa parte di questo volo, l’Agenzia Spaziale Europea è presente – ha affermato Daniel Neuenschwander, Direttore per l’Esplorazione Umana e Robotica dell’ESA – l’eccellenza dell’industria europea è sottolineata dal ruolo cruciale che il Modulo di Servizio Europeo svolgerà in questa missione e in quelle future. Questo know-how rappresenta la base per i futuri contributi nell’ambito della partnership Artemis, ma anche per il raggiungimento degli obiettivi europei nell’esplorazione umana e robotica”.
“Il successo del lancio di Artemis II segna un momento davvero storico per l’esplorazione spaziale. Dopo più di mezzo secolo, l’umanità torna a viaggiare verso la Luna. È l’inizio di una nuova fase della nostra presenza nello spazio profondo e un passo fondamentale verso le future missioni lunari e, in prospettiva, verso Marte. Per l’Italia, e per l’Agenzia Spaziale Italiana, questo traguardo ha un significato particolare. Il nostro Paese è stato tra i primi firmatari degli Artemis Accords con la NASA, contribuendo fin dall’inizio a promuovere una cooperazione internazionale basata su trasparenza, sostenibilità e uso pacifico dello spazio”, ha dichiarato in un video messaggio il Presidente dell’Agenzia Spaziale Italiana, Teodoro Valente.

Come funziona il Modulo di servizio europeo per Artemis II
L’Esm è, di fatto, il “sistema vitale” di Orion. Le sue funzioni coprono tutte le esigenze operative della missione:
- energia: quattro grandi pannelli solari forniscono l’elettricità necessaria a tutti i sistemi di bordo;
- supporto vitale: garantisce aria e acqua agli astronauti, elementi fondamentali per missioni di lunga durata;
- controllo termico: mantiene stabile la temperatura della capsula nelle condizioni estreme dello spazio profondo;
- propulsione: è responsabile di tutte le manovre critiche, dall’inserimento in traiettoria lunare alle correzioni orbitali;
Il sistema propulsivo è particolarmente sofisticato e articolato su tre livelli: un motore principale per le grandi variazioni di velocità necessarie a raggiungere e lasciare l’orbita lunare; otto motori ausiliari, utilizzati per correzioni di traiettoria e come ridondanza operativa; ventiquattro thruster del sistema di controllo di reazione, distribuiti in sei pod, che consentono orientamento e stabilizzazione con altissima precisione.
Questa architettura garantisce flessibilità, sicurezza e controllo fine del veicolo, elementi indispensabili per missioni nello spazio profondo.
Cooperazione globale e ritorni industriali
Il supporto alla missione sarà continuo, 24 ore su 24, grazie a una rete di centri di controllo distribuiti tra Stati Uniti ed Europa: dall’ESTEC nei Paesi Bassi al Johnson Space Center di Houston, fino al centro di addestramento astronauti in Germania.
Dal punto di vista economico-industriale, Artemis II consolida un modello di collaborazione transatlantica che va oltre la dimensione scientifica. L’Europa, attraverso l’Esm, non è solo partner tecnologico, ma parte integrante della catena del valore dell’esplorazione spaziale, con ricadute dirette su innovazione, occupazione e competitività industriale.

Il ritorno e il ciclo della missione
La missione si concluderà con l’ammaraggio della capsula Orion nell’Oceano Pacifico, al largo della California. Poco prima del rientro, il Modulo di servizio europeo si separerà, disintegrandosi in sicurezza nell’atmosfera terrestre: una fine prevista per un componente progettato per operare solo nello spazio profondo.
Artemis II non è solo una missione dimostrativa: è un tassello fondamentale nella costruzione di una presenza umana sostenibile intorno alla Luna. In questa prospettiva, il contributo europeo assume un valore strategico, posizionando l’industria del continente al centro della futura economia cislunare.
