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In un anno +65% detenuti, 70.805 solo a dicembre 2025. I morti in custodia 30
Le immagini degli agenti dell’Immigration and Customs Enforcement (Ice) a volto coperto, armati e in azione su SUV senza insegne stanno facendo il giro del mondo. A portarle al centro dell’attenzione internazionale è stato l’omicidio di Renee Nicole Good, 37 anni, uccisa il 7 gennaio 2026 a Minneapolis durante un’operazione dell’Ice. I video diffusi sui social hanno trasformato quello che doveva essere un intervento locale in un caso globale.
E la tensione non si è fermata lì: nei giorni successivi l’Ice ha ferito un immigrato venezuelano, mentre lo scontro politico è salito di livello, con il presidente Donald Trump che si è detto pronto a invocare l’Insurrection Act e un conflitto aperto tra Casa Bianca, sindaco e governatore. Minneapolis è diventata così il simbolo di un dibattito molto più ampio sulle modalità operative e sull’uso della forza da parte della polizia dell’immigrazione statunitense.
Ice, nuova linea dura sull’immigrazione
Quello che oggi finisce sotto i riflettori non nasce dal nulla. È il risultato di una stretta fortemente voluta da Donald Trump, rivendicata anche sul piano simbolico. Basta guardare la home page dell’Ice, con lo zio Sam che punta il dito e invita a “servire il Paese”, per capire il messaggio: presenza, controllo, azione. L’amministrazione Trump ha rafforzato l’azione di contrasto all’immigrazione irregolare, dando all’ICE più spazio operativo e più margine di intervento.
Il risultato è stato un aumento degli arresti, delle detenzioni e dei rimpatri, accompagnato da una presenza più visibile degli agenti sul territorio, soprattutto nelle strade delle città con sindaci e governatori del partito Democratico. Nel 2025, primo anno del ritorno di Trump alla Casa Bianca, le persone detenute dall’Ice sono aumentate del 65% in dodici mesi, passando da 40.806 a fine 2024 a 70.805 a dicembre 2025. È il livello più alto mai registrato dalla nascita dell’agenzia.
Quanti sono gli immigrati negli Stati Uniti
Prima di parlare di controlli, arresti e deportazioni, c’è un dato che spesso viene ignorato, ma che Donald Trump ha portato al centro dell’agenda politica e amministrativa. Negli Stati Uniti vivono 51,9 milioni di immigrati. È il 15,4% della popolazione, quasi una persona su sette (dato di giugno 2025). Un numero che viene spesso evocato come emergenza, ma che in realtà descrive una componente ormai strutturale del Paese.
Ed è qui che serve una distinzione netta. Questi 51,9 milioni non coincidono con l’immigrazione irregolare. Dentro ci sono cittadini naturalizzati, persone con visti o permessi regolari e anche immigrati senza documenti, stimati in 14 milioni nel 2023. Il loro peso emerge ancora di più guardando al lavoro: nel complesso, gli immigrati rappresentano il 19% della forza lavoro statunitense.
Ice, una crescita senza precedenti
La crescita dell’Ice e la sua spinta continua agli arresti non è arrivata tutta insieme, né da un giorno all’altro. È stata una salita costante, giorno dopo giorno, mese dopo mese. A gennaio 2025 le persone detenute erano 42.865, già molte di più rispetto alla fine dell’anno precedente. Poi, con l’avvicinarsi dell’estate, il ritmo cambia. Tra giugno e luglio viene superata per la prima volta la soglia dei 60.000 detenuti, un livello che negli anni precedenti non era mai stato raggiunto.
Da lì in poi la corsa non si ferma più. In ottobre il totale sfiora i 70.000 detenuti, fino ad arrivare al picco di 70.805 persone in detenzione a dicembre 2025. Il confronto con il passato chiarisce meglio di qualsiasi commento quanto il salto sia stato netto. Nel 2023 i detenuti oscillavano tra 26.000 e 38.000, mentre nel 2024 il numero si era stabilizzato tra 39.000 e 41.000. Il 2025 rompe questo equilibrio e segna una accelerazione senza precedenti, che di fatto cambia la scala. E mette sulla bocca, o forse sarebbe meglio dire vista la viralità di certi video sui cellulare di tutti, questo particolare corpo di polizia.
ICE e criminalità: cosa dicono i dati
La narrazione dell’amministrazione Trump presenta gli arresti dell’Ice come un’operazione mirata contro criminali pericolosi. I numeri, però, raccontano un’altra realtà. A gennaio 2026, oltre il 40% delle persone detenute non ha alcuna condanna penale né procedimenti giudiziari in corso. Dodici mesi prima, a gennaio 2025, questa stessa categoria rappresentava appena il 6%.
Il punto è questo: l’aumento delle persone finite in detenzione non equivale alla rimozione di criminali pericolosi dalle strade americane. I numeri indicano piuttosto l’ingresso nei centri dell’Ice di persone coinvolte in reati minori, come infrazioni stradali, o in violazioni amministrative delle norme sull’immigrazione: un visto scaduto, un permesso di soggiorno non rinnovato, la perdita dello status legale dopo un cambio di lavoro o il mancato rispetto di una procedura burocratica. Non rapine, non aggressioni, non traffico di droga. L’aumento delle detenzioni consente, però, a Donald Trump di rivendicare una linea dura sull’immigrazione, parlare il linguaggio della sicurezza e rafforzare il consenso presso la sua base elettorale.
Impennata anche di morti in carcere
Nel 2025, mentre le persone detenute crescono a ritmi record, anche il numero delle morti in custodia sale: 30 decessi secondo i dati ufficiali. In entrambi i casi è un livello che non si vedeva da oltre vent’anni. Per capire quanto il dato sia fuori scala basta guardare indietro: nel 2004 i morti erano 32, poi il numero era sceso fino a 5 nel 2021, 3 nel 2022, 7 nel 2023 e 11 nel 2024. Il 2025 interrompe bruscamente questa traiettoria e riporta il conto annuale tra 30 e 32 decessi, in parallelo con l’espansione senza precedenti del sistema detentivo.
Dentro questo totale ci sono anche picchi improvvisi che raccontano la fragilità del sistema. Settembre e dicembre 2025 registrano 6 morti ciascuno. Le cause sono diverse: crisi epilettiche, complicazioni dopo interventi chirurgici, insufficienza cardiaca, suicidi, fino alla violenza armata, come nel caso dell’attacco avvenuto in un centro di detenzione a Dallas che ha causato la morte di due persone. E i numeri del nuovo anno non promettono niente di buono: nei primi 9 giorni del 2026 ci sono già 4 decessi in custodia.
La spesa federale per l’immigrazione
Nel 2025 al controllo dell’immigrazione e delle frontiere sono destinati 33,93 miliardi di dollari, pari a circa due terzi dell’intera spesa federale per le forze di polizia. È una cifra che da sola racconta una scelta politica netta. Per rendere l’idea della sproporzione basta guardare agli altri capitoli: alle grandi indagini federali e al contrasto al terrorismo vanno 4,21 miliardi, alla lotta contro il traffico di droga 2,57 miliardi, alla protezione del presidente e delle istituzioni 3,31 miliardi. Il contrasto all’evasione fiscale e ai reati finanziari si ferma sotto 1 miliardo. Immigrazione e confini, da sole, assorbono più risorse di tutti questi fronti messi insieme.
Dentro quei 33,93 miliardi c’è un apparato enorme e articolato. 19 miliardi finanziano il controllo diretto delle frontiere, 10 miliardi servono per arresti, detenzione e deportazioni, 3,2 miliardi coprono uffici e strutture centrali della sicurezza interna, 281 milioni vanno alla gestione amministrativa delle pratiche migratorie e circa 2,2 miliardi finanziano il pattugliamento marittimo. Ma questa è solo la spesa “ufficiale”. In parallelo, migliaia di agenti di altre forze federali e risorse militari vengono dirottati verso il controllo migratorio, facendo salire il costo reale.
L’immigrazione prima di tutto
Il confronto con gli altri ambiti è impietoso: l’immigrazione riceve 36 volte più fondi rispetto ai reati fiscali, 21 volte più del controllo sulle armi, 13 volte più della lotta alla droga, 10 volte più della protezione delle istituzioni e 8 volte più della polizia federale investigativa. E la traiettoria non si ferma qui: una nuova legge federale prevede 168 miliardi di dollari aggiuntivi nei prossimi anni, segno che questa priorità non è temporanea, ma strutturale.
Fonte: US Immigration and Customs Enforcement, Congressional Budget Office
I dati sono aggiornati al 2025
