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L'analisi

L’occhio indiscreto degli Occhionero, l’Italia distratta e le tante finestre lasciate aperte

A distanza di circa due mesi dalla vicenda di cyberspionaggio, che ha visto l'arresto dei fratelli Occhionero, resta ancora sconosciuta l'dentità di chi non è stato in grado di assolvere al proprio compito di difesa.

di Raffaele Barberio | @rafbarberio |
Raffaele Barberio

Qualche settimana fa la vicenda dei fratelli Occhionero ha dato una scossa all’intero sistema politico e istituzionale.

Un allarme non ingiustificato.

L’occhio indiscreto degli Occhionero ha frugato nella vita personale di politici, cardinali, manager, senza alcun rispetto, trattando la propria attività con freddezza manageriale e senza alcuna remora morale.

Il legale dei due spioni aveva fatto domanda di scarcerazione, minimizzando le imputazioni dei suoi due clienti. Ieri la risposta del Tribunale del riesame, che ha confermato il carcere per i due fratelli.

Come si ricorderà, al momento dell’arresto dei due, il caso suscitò molto scalpore e indignazione. “Inaudito”, “Siamo tutti alla berlina”, “Occorre investire in cybersicurezza, per legittima difesa e proteggere in tal modo la propria privacy”.

Alle prime reazioni di sdegno seguì, nei giorni successivi, la richiesta unanime di indagini per individuare il livello decisionale superiore. “Nessuno crede alla storia dei due lupi solitari…”, “Chi è stato realmente ad armare i loro computer e ordinare quelle malefatte informatiche?”. “Vogliamo sapere chi c’è veramente dietro”. Tutti quesiti corretti e legittimi.

Ma nessuno, dico nessuno, che abbia reclamato (a distanza di ormai quasi due mesi dall’accaduto) l’individuazione delle effettive responsabilità non di chi ha promosso o finanziato o coperto le azioni di crimine informatico degli Occhionero, ma di chi, addetto alla difesa anche informatica di personaggi pubblici, ministri e rappresentanti istituzionali a vario titolo, non è stato in grado di assolvere appieno al proprio compito.

Su tutto ciò è calato un imbarazzante silenzio.

Chi era preposto al controllo di quella linea di difesa e ha mancato di ottemperare, è stato individuato?

E se sì, con quali conseguenze?

In tutto ciò non vi è niente di riservato e quindi escludiamo che sia avvenuto qualcosa alla chetichella o a nostra insaputa.

Quella che poniamo non è una domanda irrituale né oziosa, perché se non si rilancia il principio di responsabilità sulle cose che non funzionano in ambito di istituzioni e incarichi pubblici, al punto che un qualsiasi Occhionero può entrare per anni in computer e telefonini di persone che dovrebbero avere più strati di protezione, questo vuol dire che il fenomeno potrebbe ripresentarsi anche domani e noi non abbiamo ancora attivato gli anticorpi di sistema.

O pensiamo che le soluzioni siano solo quelle di acquistare questo o quel gingilletto elettronico di cybersicurezza da questa o quella società americana?

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