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Lo stipendio medio in Italia è di 21.462,62 euro l’anno. Ecco i settori in cui è diminuito di più

Qual è lo stipendio medio in Italia? Per prima cosa si deve dire che gli italiani che lavorano guadagnano meno di gran parte degli altri cittadini europei. Questo è il primo dato che spicca dall’analisi dei numeri che Eurostat fornisce sullo stipendio medio netto in Italia e negli altri Paesi europei. Se esaminiamo il caso tipico di un dipendente single senza figli questo arriva a 21.462,62 euro dopo avere sottratto le tasse e i contributi. Si tratta di 1.533 euro al mese con 14 mensilità.

Lo stipendio medio in Italia nel 2020

I dati che abbiamo citato sono aggiornati al 2020, l’anno della pandemia. Si nota, quindi, una riduzione di circa 90 euro rispetto al 2019, evidentemente a causa della crisi economica legata al Covid. La media europea nello stesso anno è invece di 24.004,90 euroIl gap si è allargato nel tempo. Basti pensare che nel 2013, il primo anno di cui si hanno i dati medi europei, la differenza era di 550 euro, molto inferiore a quella attuale di 2.542.

Lo stipendio medio in Europa

I più ricchi sono i cittadini di tre Paesi che della Ue tra l’altro neanche fanno parte, ovvero gli svizzeri, con 67.658,78 euro all’anno, ovvero più del triplo che in Italia, gli islandesi e i norvegesi, che guadagnano più di 40 mila euro netti, come del resto anche i lussemburghesi e gli americani. Naturalmente c’è da considerare come negli Usa e in Svizzera vi siano spesso spese aggiuntive, come quelle per la sanità privata, ma il divario rimane comunque imponente.

Quanto guadagnano i tedeschi all’anno

Lo stipendio medio netto dei tedeschi era invece di 31.830,70 all’anno nel 2020, e a differenza che nel nostro Paese non era diminuito rispetto al 2019. Ma se il confronto è invece con il 2000 emerge come sia cresciuto di ben 12.300 euro, mentre in Italia nello stesso lasso di tempo è aumentato solo di 6.170. 

Lo stipendio medio italiano a confronto con gli altri Paesi

In Francia invece il salario medio netto era lo stesso anno di 27.767,99 euro, mentre in Spagna era di poco inferiore a quello italiano, di 21.241,30. I più poveri, almeno tra i popoli dell’Unione Europea, sono i bulgari, che arrivavano nel 2020 appena a 6.385,89 euro. Sotto i 10 mila erano anche rumeni, lettoni, ungheresi, croati. In questo caso però sono stati più ampi i progressi degli ultimi 10 anni. Basti pensare che nel 2008 in Bulgaria il salario netto era solo di 2.605,88 euro, vuol dire che in 12 anni vi è stato più che un raddoppio.

Di quanto è calato il salario medio dei greci

Al contrario di quanto è avvenuto in Grecia, che costituisce in questo ambito il caso più negativo. Da un livello di 18.567,36 nel 2010, di poco inferiore a quello italiano ed europeo, lo stipendio medio dei lavoratori ellenici è diminuito a 15.762,85 nel 2020. Qui non c’è stata semplicemente una crescita lenta, come in Italia, o in Portogallo e in Spagna, a causa della crisi dell’euro e poi di quella pandemica, ma proprio un taglio dei salari in seguito alle manovre di austerità che sono state messe in atto dal governo del Paese su “suggerimento” della troika.

Lo stipendio medio in Italia per categoria

Naturalmente questi numeri, essendo delle medie, nascondono disuguaglianze che perlomeno nel caso dell’Italia possono essere anche piuttosto ampie. Tra le più rilevanti quelle tra le fasce di età e tra uomini e donne. È l’Inps a informarci di come cambia lo stipendio medio degli italiani in base a questi fattori.

Il dato che viene fornito nello specifico è quello del reddito lordo del 2019, quindi prima di avere detratto tasse e contributi, ed emergono come i più ricchi i lavoratori uomini tra i 55 e i 59 anni. In questo caso si raggiungono i 31.923 euro. Nel conto sono inclusi in tal caso anche gli autonomi, che mediamente dichiarano meno dei dipendenti. I redditi scendono a poco più di 30 mila tra i 60 e i 64 anni e a 22.514 nel caso degli over 65, sempre uomini, tra cui solitamente rimangono in attività soprattutto i lavoratori indipendenti.

Gli stipendio medio in Italia per età

I giovani guadagnano decisamente meno dei 50enni, 11.456 euro lordi se maschi e 8.063 se femmine tra i 20 e i 24 anni. Tra questi vi sono certamente molti stage, tirocini, e lavori temporanei di poche ore o stagionali. Si sale rispettivamente a 16.968 e 13.414 nel caso dei 25-29enni, e a 21.159 e 15.981 in quello dei 30-34enni. Si nota come cresce il gap tra i generi, che diventa in questo caso di più di 5mila euro e aumenta fino a 7.400 nella fascia più “ricca”, quella dei 55-59enni. Oltre alla presenza di vere e proprie discriminazioni conta in questo differenziale anche la maggiore percentuale di lavoratori che sono occupati part time tra le donne, oltre che alla più decisa presenza femminile in alcuni settori che hanno strutturalmente salari inferiori.

Il calcolo della stipendio medio netto categoria per categoria

Ma è interessante anche vedere quali sono le categorie nelle quali i salari sono cresciuti di più negli anni e in quali hanno resistito alla bufera della pandemia di Covid nell’ultimo anno e mezzo. Prendendo come punto di riferimento il 2015 è evidente come, considerando i comparti in cui si contano molti dipendenti (in questo caso non sono contati gli autonomi), siano stati i lavoratori del settore finanziario e assicurativo quelli che hanno potuto incrementare di più le entrate nel periodo tra quell’anno e il primo trimestre 2021, il più recente per cui abbiamo dei numeri. L’aumento è stato del 7,5%. Più rilevante sarebbe quello del settore dell’estrazione di cave e minerali, in cui l’incremento è stato del 12,1%, e ancora di quello delle attività artistiche, sportive, di intrattenimento, ma si tratta di nicchie di mercato in cui sono inclusi pochi addetti in realtà.

L’aumento dello stipendio degli Oss sanitari

In discreto aumento in questi 5 anni o poco più anche gli stipendi medi dei lavoratori della sanità e dell’istruzione. Gran parte di essi d’altronde sono nel settore pubblico, che ha seguito dinamiche diverse da quelle di mercato. Meno positive le dinamiche salariali in altri ambiti, come quello della fornitura di energia, in cui vi è stato dal 2015 un incremento solo dello 0,6%, mentre in quello riguardante trasporto e magazzinaggio la crescita è stata dell’1,7%, e nelle attività immobiliari del 2%. Lo stipendio medio degli infermieri in Italia è invece di 35.431 euro l’anno.

La retribuzione media nel settore pubblico in Italia

Tra gli altri fattori che fanno la differenza nella determinazione dello stipendio medio, oltre al comparto, all’età e al genere vi è naturalmente anche il tipo di contratto. Per esempio uno pubblico genera salari e redditi decisamente maggiori. Secondo l’Inps quello dei dipendenti statali arriva a 33.500 lordi annui, quello dei dipendenti privati a 23mila, molto meno. In mezzo vi sono i parasubordinati, come i co.co.co, che arrivano a 28.700, ma sono relativamente pochi, meno di un milione, contro i quasi 3,5 milioni di lavoratori del settore pubblico e i più di 15 milioni di quello privato. In fondo, con poco più di 7 mila euro all’anno, vi sono gli operai agricoli e i lavoratori domestici, tra cui del resto sia la stagionalità che il lavoro nero hanno il loro peso.

Lo stipendio medio in Italia senza salario minimo

Un dettagli importantissimo per comprendere fino in fondo i dati riguarda il salario minimo orario, cioè la retribuzione sotto la quale la retribuzione è illegale. Esiste, è vero, in tutti gli Stati europei, ma con una distinzione fondamentale. In molti, anzi, moltissimi, il salario minimo è universale, cioè fissato per legge per tutti i lavoratori. In altri è settoriale, cioè vale solo per coloro che sono “coperti” da un contratto di lavoro. L’Italia fa parte di questo secondo gruppo di Paesi perché non c’è mai stata una legge che imponesse il salario minimo universale. Questo potrebbe essere uno dei motivi per i quali i salari medi italiani sono più bassi di quelli degli altri Paesi: da noi una larga fetta di lavoratori non è coperta da un contratto di lavoro e, quindi, può essere pagata meno.

I dati si riferiscono al 2019-2021

Fonte: Istat, Inps, Eurostat

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