Key4biz

Lo Spork

James Hansen

L’utensile da tavola che appare nell’immagine qui sopra è uno ‘spork’. Il nome – poco armonico in italiano – fonde i due termini inglesi ‘spoon’ e ‘fork’, proprio come lo strumento ne fonde le relative funzionalità: i rebbi di una forchetta, l’incavo di un cucchiaio e perfino la lama di un coltello: un bordo affilato del cucchiaio che si vede poco nella foto.

C’è qualcosa di terribilmente americano nella concezione di questo utensile, che non è recente. Il primo brevetto dello US Patent Office risale a 1874. Non si può dire che abbia avuto un successo immediato e travolgente. L’idea non è mai scomparsa del tutto, ma è languita fino agli ultimi decenni dello scorso secolo, quando lo spork – goffamente italianizzato come ‘forchiaio’ – ha iniziato a comparire nelle mense collettive, soprattutto quelle scolastiche.

Da allora, la posata si è diffusa con una crescente rapidità, al punto che – secondo un sondaggio appena uscito – sarebbe ormai presente nel 35% delle case americane. La ‘demografia’ del possesso dello spork è interessante. Forse non sorprenderà il fatto che sia molto più popolare tra i minori di trent’anni – il 58% ne fa uso – piuttosto che tra i pensionati – solo il 25%. C’è però una curiosa distribuzione etnico/razziale: il 51% degli ispanici adulti possiede uno spork, seguiti dai neri, 41%. Solo il 29% delle famiglie bianche lo utilizza.

C’è anche da fare una netta distinzione politica. Secondo la ricerca, i Dem (al 47%) sarebbero molto più affezionati all’utensile rispetto ai Repubblicani (27%), più conservatori anche in materia di posate a quanto pare…

Forse per la limitata funzionalità con la pasta – i rebbi corti non permettono di gestire con particolare efficacia spaghetti e tagliatelle – lo spork non sembra invece molto presente nel Belpaese, né si prevede che sfonderà presto…

Exit mobile version