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ll 3 agosto 1925 nasce il giornalista Mario Pirani

Tre vite in una, condensate in un’autobiografia bellissima già nel titolo “Poteva andare peggio”: l’impegno politico, che segna gli esordi, e che si chiude nel ’56, dopo l’invasione dell’Ungheria; poi la stagione all’Eni di Mattei, con i grandi temi internazionali dell’epoca, a partire dall’indipendenza dei paesi del Nord Africa; infine, la lunga stagione da giornalista. 

Tra i fondatori di “La Repubblica”, nel ’79 accetta la direzione de “L’Europeo”, un settimanale ‘maschile’ che fa scrivere a un’agguerrita redazione di donne, potendo contare anche su una firma femminile e straordinaria come quella di Oriana Fallaci. Intransigente, autentico e ironico, ogni suo scritto arrivava al lettore leggero ed elegante, ma nascondeva una realtà, fatta di sofferenza e di tormento perché le affermazioni dovevano essere sempre precise e documentate. E, in tema di sofferenza, la sua ultima battaglia di civiltà è quella che ha dato vita alla Legge 38 del 2010: “Cure palliative e terapia del dolore”, che ha aiutato tante persone malate, grazie all’impiego dei cosiddetti analgesici maggiori.

Servirebbe uno spazio più ampio per contenere il filo dei ricordi, ma dobbiamo restare un po’ abbottonati e così cerchiamo di rendere comunque omaggio a una delle penne più eleganti del giornalismo italiano.

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