Rubrica settimanale Sos Energia, frutto della collaborazione fra Key4biz e SosTariffe. Una guida per il consumatore con la comparazione dei prezzi dell’elettricità, del gas e dell’acqua. Per consultare tutti gli articoli, clicca qui.
Con un emendamento al Decreto Bollette, il governo ha deciso di posticipare la data di chiusura delle centrali a carbone italiane. L’addio al carbone, considerato la fonte di produzione di energia elettrica più inquinante, sarà così posticipato al 2038.
Questa decisione ha scatenato forti dibattiti e lo scontro politico tra le forze di maggioranza e di opposizione è molto forte. Tra gli aspetti più criticati c’è l’enorme impatto ambientale di questi impianti, ma anche il loro scarso contributo alla copertura del fabbisogno energetico nazionale. Sono proprio i rischi legati alla crisi energetica in corso che hanno spinto il governo a rinviare la chiusura delle centrali a carbone, in modo da potervi fare ricorso in caso di necessità.
La crisi energetica scatenata dalla guerra in Iran ha avuto grossi effetti sui prezzi all’ingrosso e ha spinto all’insù le tariffe. La volatilità dei prezzi e le incertezze riguardo alla durata della guerra e alla ripresa dei commerci mondiali di petrolio e gas rendono ancora più importante prestare attenzione alle offerte luce: grazie a comparatori come quello di SOStariffe.it si può fare una rapida analisi delle soluzioni tariffarie disponibili sul mercato libero e scegliere quelle che fanno risparmiare di più tenendo conto dei propri consumi.
Centrali elettriche a carbone: chiusura prorogata dal 2025 al 2038
Nel 2017, con il Piano Nazionale per l’Energia e il Clima (PNIEC), era stata fissata al 31 dicembre 2025 la chiusura degli impianti italiani che producono energia elettrica utilizzando il carbone. Si tratta di quattro centrali: due in Sardegna, una a Civitavecchia e una a Brindisi.
Già alla fine dello scorso anno il ministro dell’Ambiente Pichetto Fratin aveva parlato dell’ipotesi di non chiudere definitivamente le centrali, ma di lasciarle in uno stato di riserva attiva. In questa condizione le centrali non sono operative, ma sono pronte a entrare in funzione in tempi brevi in caso di necessità.
Secondo i calcoli del governo, il ricorso alle centrali a carbone potrebbe risultare più conveniente rispetto al gas nel caso in cui il prezzo del gas dovesse superare stabilmente quota 70 €/MWh. Nonostante gli aumenti registrati a marzo siamo ancora lontani da questa soglia: attualmente le quotazioni all’ingrosso si attestano attorno ai 55 €/MWh.
Con l’approvazione di un emendamento al Decreto Bollette proposto da Lega e Azione, è stato approvato lo spostamento del termine per il phase-out del carbone dal 2025 al 2038. La decisione italiana è in controtendenza con quella della maggior parte dei Paesi europei, ma non isolata. La Germania, infatti, ha prorogato al 2038 i termini per poter usare il carbone per la produzione di energia elettrica, il Giappone ha rimosso temporaneamente le restrizioni alle emissioni e gli Stati Uniti hanno deciso di eliminare i vincoli sulle emissioni inquinanti.
Scontro tra maggioranza e opposizione sul rinvio dell’addio al carbone
I partiti di maggioranza si sono detti soddisfatti di questa decisione. In particolare, il ministro per gli Affari europei e il PNRR Foti ha sottolineato come, in un clima di incertezza e di crisi energetica come quello attuale, è necessario fare ricorso a tutte le fonti di energia disponibili, carbone compreso.
Le opposizioni, invece, sono state molto critiche. Utilizzare le centrali a carbone ha un costo ambientale molto alto e non incide in maniera sostanziale sulla copertura dei consumi. Nel corso del 2025 l’energia prodotta da questi impianti ha coperto infatti circa l’1% del fabbisogno nazionale. Inoltre, l’impiego di queste centrali in riserva non è immediato: serviranno settimane perché gli impianti rientrino effettivamente in funzione, con un grande consumo di denaro e risorse.
Anche il WWF ha criticato la scelta del governo. Secondo l’organizzazione che opera a tutela dell’ambiente, gli eventuali risparmi ottenuti dall’uso delle centrali a carbone per la produzione di energia invece che del gas saranno annullati dai maggiori costi da sostenere per compensare le emissioni inquinanti in base al sistema ETS.
Incertezze sui prezzi e caro bollette: come risparmiare?
La decisione dell’Italia di rinviare lo spegnimento delle centrali a carbone è giustificata da questo quadro geopolitico di grande incertezza. La prospettiva di una crisi energetica duratura e di difficoltà nell’approvvigionamento del gas hanno spinto il governo a fare una scelta prudente e a mantenere in riserva le vecchie centrali a carbone.
Le scelte sulla produzione energetica e le tensioni internazionali hanno un’influenza diretta sui prezzi all’ingrosso, con effetti che si riflettono anche sulle bollette di famiglie e imprese.
In uno scenario così instabile, diventa quindi fondamentale monitorare le offerte disponibili sul mercato libero e valutare con attenzione le condizioni applicate dai fornitori. Confrontare le tariffe luce su piattaforme come SOStariffe.it permette di individuare le soluzioni più convenienti tra quelle proposte dagli operatori partner.
Per ridurre al massimo l’impatto delle oscillazioni dei prezzi sulla spesa domestica per l’elettricità si può pensare di attivare un’offerta a prezzo bloccato. Le società fornitrici che offrono questo genere di tariffa si impegnano a mantenere fisso il costo della componente energia per almeno 12 mesi. Anche in caso di rialzo dei prezzi, il costo dell’energia sarà sempre lo stesso.
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