Key4biz

L’Italia, il sistema complesso delle decisioni pubbliche e l’inesistente cultura dei dati

Ferruccio de Bortoli sul Corriere della Sera del 1 settembre 2019 (Acrobazie e silenzi sui numeri) fa bene ad evidenziare che nelle trattative e nei documenti per la formazione del nuovo governo non si parla di “risorse” per raggiungere gli obiettivi sui quali tanto si discute, si parla e si scrive. Colgo l’occasione fornita dall’articolo per riprendere riflessioni che da anni e in diverse sedi (scientifiche, politiche, istituzionali) vado facendo su di un tema fondamentale: le decisioni pubbliche devono essere prese sulla base di dati completi, aggiornati, resi pubblici sui siti istituzionali. Decisioni pubbliche adottate sulla base di fonti di dati, informative, documentali certe, trasparenti e conoscibili da parte di tutti (decisori, cittadini, burocrazie).

Le decisioni pubbliche devono quindi rispettare alcuni requisiti informativi (stabiliti dal Codice dell’amministrazione digitale): dati e fonti informative nativamente digitali, accessibili in rete, certi, trasparenti, sicuri, completi ed aggiornati.

I decisori in Italia non sono solo i soggetti istituzionali che formano “leggi e normative” (Parlamento, Governo, Regioni) ma sono 30.000 enti pubblici che decidono  strategie, gestiscono  risorse (ingenti) per i servizi destinati ai cittadini e alle imprese e che dovrebbero rilevare la “soddisfazione” dei cittadini sui servizi erogati.

Il sistema complesso delle decisioni pubbliche

Il nostro sistema decisionale è molto articolato, complesso, radicato profondamente nel sistema socio-economico del Paese. Un sistema decisionale che può generare “squilibri” istituzionali e socio-economici particolarmente significativi se si basa su dati, informazioni e documenti non aggiornati e completi, non verificabili, non corretti, non accessibili,  ecc. ; un sistema che spesso opera su dati non veri e non verificati. Un sistema quindi che darebbe vita a decisioni senza valore legale facendo saltare tutto il sistema delle “decisioni a norma”.

Eppure le norme hanno stabilito principi forti in merito alla trasparenza, alla semplificazione amministrativa, alla digitalizzazione dei processi decisionali ed informativi (legge 241/90; dlgs 33/2013; codice dell’amministrazione digitale; norme sul trattamento e la protezione dei dati personali).

L’articolato sistema decisionale comprende Parlamento, Regioni, Province, Comuni, Scuola, Università, Sanità, Aziende e società a capitale pubblico, ecc. Decisori con specifici profili, compiti, strutture e utenti.

Ma tutti questi soggetti decidono:

a) sulla base dei requisiti dei dati che abbiamo prima richiamato?  

b) sulla base di dati trasparenti ed accessibili?

c) rispetto alle esigenze e ai bisogni rilevati (sistematicamente, con metodo, ecc.) sui cittadini e le imprese?

d) con sistemi di “governance” aperta, partecipata, con il coinvolgimento reale degli stakeholders?

A noi pare che si facciano tante “acrobazie” politiche e burocratiche sui dati per decisioni astratte, generali, senza considerare le risorse necessarie per adottare le stesse decisioni. Gli effetti devastanti si palesano dopo le decisioni adottate e queste provocano ulteriori decisioni che dovrebbero porre rimedio alle decisioni adottate prima senza dati. Una catena nefasta di feedback che tiene il sistema sociale in perenne squilibrio.

Un segnale di forte discontinuità

Come dare un segnale di “discontinuità” (è la discontinuità primaria) rispetto al passato adottando decisioni su dati certi, verificabili, completi, trasparenti, in rete?

Con una nuova visione del “governo”, della “direzione”, del “controllo”: nuova visione che si basa su di una nuova “strategia informativa” (l’informazione come la prima e fondamentale risorsa per decidere) e una nuova strategia vera di tipo “informatico” (utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione per la formazione, la gestione, la diffusione, la fruizione dei dati nativamente digitali).

Con la formazione dei decisori a questa nuova visione di governo: la formazione dei politici, dei burocrati, degli stessi cittadini  su di una nuova cultura del dato, della informazione, dei numeri.

Tra decisori pubblici e cittadini c’è una profonda frattura “informativa” che deve essere sanata al più presto se si intende avviare un percorso di democrazia moderna: le acrobazie fanno solo parte dell’arte nobile  dei circhi.

Exit mobile version