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L’Italia è il Paese europeo in cui l’economia è più circolare

transizione green

Per una volta siamo primi in una classifica positiva. Secondo la Fondazione per lo Sviluppo Sostenibile tra i grandi Paesi europei abbiamo il punteggio più alto nell’indice di performance sull’economia circolare. Come si vede nella nostra infografica con 79 punti superiamo la Francia, 68, Germania e Spagna, pari merito a 65, e la Polonia, 54. Ma cosa si intende per economia circolare? Qual è il suo significato?

Il vero significato di economia circolare

L’economia circolare è un modello di produzione e consumo che presuppone il riciclo e il riutilizzo dei materiali usati, ma anche la loro riparazione, il ricondizionamento e non solo, pure il loro prestito e la condivisione. L’obiettivo è ridurre al minimo la fabbricazione di nuovi beni e, quindi, il consumo di energia, di acqua, di risorse naturali. Ad essere limitato, in questo modo, è anche l’inquinamento. Il significato profondo dell’economia circolare è dare maggiore valore ai singoli prodotti, proprio perché possono essere utilizzati più volte e più a lungo, generando output e azzerando, o quasi, l’input necessario.

Il cerchio dell’economia circolare

In sostanza il ciclo di vita di ogni bene non è più lineare, come è sempre stato tradizionalmente, ma diventa, appunto, circolare, tende a ripetersi. Dopo la prima fase di progettazione vi è la produzione, cui segue la distribuzione nel mercato, e poi il consumo. Quest’ultimo, però, in tal caso include anche il riuso, o la riparazione, e se proprio un prodotto non si può più riutilizzare vi è la raccolta differenziata, che precede l’importantissimo momento del riciclo. Dopo il flusso riparte, perché con il materiale riciclato si progettano nuovi beni, che saranno fabbricati, consumati, e così via.

L’unica fase che tende a non ripetersi è quella a monte di tutto, il reperimento delle materie prime, che avviene una sola volta, perché grazie al riutilizzo o al riciclo si possono creare oggetti, strumenti, prodotti, senza un nuovo sfruttamento di acqua, legno, terreno, minerali, e di risorse non rinnovabili.

Il significato dell’economia circolare: non aumentare la produzione di rifiuti

Sono molti gli indicatori in cui l’Italia eccelle in questo ambito. Alcuni si riferiscono al periodo pre-pandemico, ma rispecchiano una situazione strutturale che non è cambiata di molto nel frattempo. Vi è il consumo interno di materiali: il nostro è di 490 mega tonnellate, meno di metà della Germania.

Tra gli esempi migliori da fare per capire il reale significato di economia circolare vi è quello dei rifiuti urbani. La loro produzione nel nostro Paese non è cresciuta dal 2011 ed è di 499 kg per abitante, contro una media europea di 502. Ancora maggiore è il divario per quanto riguarda la percentuale di riciclo, che è del 68% in Italia, mentre nella Ue si ferma al 57%.

Sono principalmente questi i fattori che portano il nostro Paese in cima alla classifica della circolarità dell’economia. Non è, però, da trascurare anche l’aspetto occupazionale. Siamo secondi dietro la Polonia, ma davanti a Francia, Germania e Spagna per quanto riguarda la quota di lavoratori impegnati negli ambiti del riciclo, del riutilizzo, della riparazione. 

In Italia si producono 3,3 euro per kg di materiale consumato

Visto che si parla di economia circolare, per dare un significato completo a questo concetto è necessario comparare i dati citati con il prodotto interno lordo. Sarebbe molto facile avere un riduzione dei consumi di materiale e della loro impronta sull’ambiente se vi fosse un calo dell’attività produttiva. È quello che è accaduto, per esempio, nei territori dell’ex Unione Sovietica dopo il 1990, dove l’inquinamento è fortemente diminuito, ma solo a causa del crollo della capacità industriale. È invece decisivo che vi sia una diminuzione o una stabilità della quantità di risorse utilizzate anche in presenza di una crescita del Pil. Per questo si misurano quanti euro vengono prodotti per ogni kg di materia prima consumata in un Paese.

Nel caso dell’Italia, secondo gli ultimi dati del 2019, sono 3,3. Si tratta del risultato migliore tra i grandi Paesi Ue, Francia e Spagna si fermano a 2,9, la Germania a 2,4. Tra tutti gli Stati Ue siamo terzi, a pari merito con il Belgio, dopo i Paesi Bassi (4,4 euro per kg) e il Lussemburgo (3,9 euro per kg).

Siamo terzi anche nella classifica sui Paesi con la migliore produttività energetica. In questo caso a essere misurata è la quantità di euro prodotti per energia consumata. Sono 10,1 per kg equivalente di petrolio nel caso dell’Italia. Solo Danimarca e Irlanda fanno meglio di noi, mentre superiamo anche in questo caso i tedeschi (9,4 euro per kg), i francesi (8,6 euro per kg) e tutti gli altri europei.

Dal Pnrr un nuovo significato al concetto di economia circolare

Dell’economia circolare non poteva non occuparsi il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza che ha inserito tra i principali driver per la crescita proprio la transizione ecologica e la lotta al cambiamento climatico, da ottenersi anche con la riduzione degli sprechi. Il tentativo del Pnrr è proprio quello di fare del raggiungimento di questi obiettivi un motore di competitività per le imprese italiane e tutto il sistema.

Pronti 2,5 miliardi anche per l’agricoltura sostenibile

All’economia circolare è dedicata la prima componente della seconda missione (Rivoluzione Verde e Transizione Ecologica). Si chiama “Impresa verde ed economia circolare”, e assorbe 7 miliardi, di cui 1,1 provenienti dal fondo React Eu, creato anch’esso come forma di reazione alla crisi scatenata dal Covid. Se 2,5 miliardi sono destinati all’agricoltura sostenibile, 1,5 vanno alla realizzazione di nuovi impianti o al riammodernamento di quelli esistenti per il riciclo, mentre 2,2 dovrebbero servire a rendere minore l’impatto ambientale delle aziende e allo stesso tempo creare nuovi posti di lavoro nella filiera del riuso. Troppo pochi, però, secondo molti addetti ai lavori, per cui per rimanere tra i primi in Europa nell’ambito dell’economia circolare e farne un volano di sviluppo ci vorrebbero più risorse.

I dati si riferiscono al 2019-2021

Fonte: Fondazione per lo Sviluppo sostenibile

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