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Linkem, al carcere di Rebibbia e di Lecce una seconda vita per i modem

Un laboratorio per il recupero e la messa a nuova dei vecchi modem in carcere. Ne ha realizzati ben due Linkem, la società specializzata in soluzioni wireless FWA all’interno degli istituti penitenziari di Rebibbia e di Lecce. Oggi, la presentazione al pubblico del laboratorio della casa circondariale femminile di Rebibbia, dove 12 detenute si sono specializzate nel recupero dei vecchi modem (rotti o da buttare) di Linkem e hanno così trovato un lavoro in carcere grazie all’iniziativa dell’azienda, che ha recuperato un capannone all’interno del penitenziario trasformandolo in un posto di lavoro.

“Un’attività di rigenerazione di vecchi router e modem che ha una grossa valenza economica oltre che sociale, soprattutto in tempi di lockdown e di carenza di materie prime (silicio e chips) dalla Cina e dall’Asia in genere durante il lockdown”, ha detto Davide Rota, ad di Linkem illustrando il progetto oggi nel carcere di Rebibbia.

Ma come è nata l’idea?

“Un anno e mezzo fa il primo progetto di recupero dei vecchi router è nato nel carcere maschile di Lecce”, dice Davide Rota. Il problema della società era come recuperare i router vecchi o rotti. “Abbiamo pensato di recuperarli in carcere e siamo partiti a Lecce, dove c’è un altro laboratorio, questa volta maschile dove ci sono 12 detenuti che ci lavorano, li abbiamo assunti”.

Uno di loro, a fine pena, è andato a lavorare negli uffici di Linkem a Roma. “Si tratta di una iniziativa sociale che si è trasformata in un business redditizio”, aggiunge Rota, sottolineando come l’attività dei due laboratori abbia consentito a Linkem di superare indenne la carenza di chips e silicio sul mercato durante il periodo di lockdown. “Eravamo gli unici con due laboratori funzionanti”, ricorda.

Rebibbia-Lecce, il derby dei router

Una bella occasione di recupero e reinserimento per i detenuti e le detenute, che tra loro portano avanti una sorta di “derby” su chi riesce a realizzare più modem ogni giorno. Le ragazze di Rebibbia nel realizzano circa 150 al giorno, su un turno part time di 4 ore, mentre i ragazzi (che sono più espetti, perché sono partiti qualche tempo prima) ne completano anche 300, ma su un turno di 6 ore.    

“Il progetto è una realtà imprenditoriale che si è sviluppato in due fasi – dice Alessia Rampazzi, Direttrice della Casa Circondariale Femminile di Roma Rebibbia “Germana Stefanini” – la fase di formazione ha coinvolto 15 detenute, mentre sono 12 le ragazze assunte a tutti gli effetti per lo svolgimento della riparazione di apparati elettronici, in particolare i router. Si tratta di un’attività prettamente maschile, e anche per questo siamo davvero grate a Linkem per l’occasione che ha fornito alle nostre donne, che tra l’altro hanno partecipato attivamente alla ristrutturazione dei luoghi di lavoro”.

In particolare, all’interno del carcere di Rebibbia, di fianco all’azienda agricola e al kinder garden per le visite dei bambini, da qualche tempo c’è un capannone ripitturato di verde e giallo dalle detenute, trasformato in ufficio (è uguale in tutto e per tutto come dotazione tecnologica a quello originale), munito di postazioni e apparecchiature per il recupero dei modem che vengono poi rilanciati sul mercato.

Comunicazione sicura con i famigliari

A Lecce, inoltre, è stato realizzato un progetto, si chiama UNiO, che consente ai detenuti di usufruire di postazioni dedicate e progettate ad hoc per i video colloqui con i propri familiari nel rispetto della privacy garantita nei limiti di legge. 300 familiari dei detenuti presso il carcere di Lecce hanno già scaricato l’applicazione e si sono registrati per poter prenotare e partecipare da remoto ai video colloqui con i propri cari impegnando però soltanto due guardie carcerarie invece di una decina per singloa sessione. Ogni detenuto ha un suo codice personale, che si può portare con sé anche in caso di trasferimento, da usare per comunicare con l’esterno in sicurezza non più soltanto in maniera artigianale, tramite Skype. In un prossimo futuro, aggiunge Linkem non si esclude la creazione di una sorta di Anpr (anagrafe nazionale della popolazione residente) ma dedicata alla popolazione carceraria. Il mercato delle carceri è molto vasto, non è escluso che in ambito di Pnrr con i fondi riservati alla giustizia il progetto di Linkem possa dire la sua per migliorare la vita di tutta la popolazione carceraria del paese.

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