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L’importanza dell’educazione emotiva nell’era digitale

Ormai, chi mi segue sa quante volte ho ribadito che oggi ci si trova di fronte ad una nuova sfida educativa di portata esponenziale che ancora troppo spesso, genera confusione, allarmismi, incertezze tra i principali attori.

Genitori, insegnanti, formatori, si confrontano costantemente con il processo inesorabile dell’inserimento formale ed informale della tecnologia sul percorso di crescita delle nuove generazioni, posizionandosi ancora oggi, su versanti estremi che si enucleano in affermazioni del tipo: digitale si, digitale no, telefonini si, telefonini no.

Il digitale sempre più presente

Un si e un no ancora oggi scevro da una considerazione critica sul ruolo educativo degli adulti nel processo di apprendimento, di fruizione, di sensibilizzazione sul procedere tecnologico del sapere della società in tutti i suoi settori.

Ancora troppo spesso ci si chiede quando dare lo smartphone ai ragazzi senza considerare come e perché darlo.

Like, non Like quindi che necessitano, per non creare spartiacque confusivi, della costruzione e della successiva condivisione di un linguaggio comune teso a diffondere un saper dialogare sull’innovazione tecnologica in termini di responsabilità, consapevolezza e spirito critico.

In questo processo di costruzione e condivisione un link rappresentativo, per calarci nei termini del web, è definito dal ruolo delle emozioni.

Le chiavi di prevenzione

Il conoscere le emozioni, come la gioia, la tristezza, la rabbia, l’imparare ad apprenderle, a riconoscerle, a condividerle, a rifletterci su, è una delle chiavi di prevenzione verso un uso consapevole e responsabile dei nuovi device.

La psicopatologia evolutiva declinata nei termini di interpretazione degli effetti sulla psiche di nuove modalità di apprendimento, socializzazione e comunicazione nella rilevazione di epifenomeni quali il ritiro sociale, il cyberbullismo, evidenzia una mancanza di empatia, di capacità di leggere ed interpretare i propri ed altrui stati d’animo come skill deficitaria e debole.

Processi dinamici fondamentali che rappresentano colonne portanti della psicologia evolutiva nonché della pedagogia applicata ai nuovi bambini, ai nuovi adolescenti i cui sguardi, oggi più che mai, si fanno veicolo di richieste mutaciche di interpretazione come se volessero chiederci, come fa il bambino di pochi mesi che si scopre nel volto della madre: “che succede? cosa provo? mi aiuti?”

Apprendere dall’esperienza

Mi aiuti ad utilizzare correttamente il nuovo device che mi hai regalato? Se so accenderlo, spegnerlo, se so scrollare sopra le dita, e trovare app innovative non significa che ho compreso che quel che faccio e posto sullo schermo ha ricadute sulla mia vita e sulla costruzione della mia personalità. 

Dall’acquisizione dello strumento si passa in poco tempo ad una chiusura del dialogo sulle attività connesse al digitale, se nell’incipit educativo non si è tenuto conto del ruolo di guida e della bussola di orientamento degli adulti. 

Il saper riconoscere le emozioni, che nell’era digitale assumono forme iconiche di emoji e emòticon, il saper distinguere tra paura, rabbia, collera, gioia, diventa oggi un prerequisito fondamentale per apprendere dall’esperienza, per dare strumenti “altri” per concorrere allo sviluppo di un pensiero critico, consapevole, collaborativo, creativo, multidisciplinare che costituisce la skill competence per eccellenza richiesta ai giovani di oggi.

La codifica emotiva

Si trasmettono emozioni nel dialogo, nell’apertura verso l’altro, nella condivisione affettiva in famiglia e si insegna a discriminare emotivamente il vero dal falso, l’autenticità dalla metamorfosi camaleontica di un digitale che tende a appiattire emozioni per poi gridare violenza e rabbia sulla spinta di leve narcisistiche ed edonistiche in cui domina il principio del piacere a scapito di una costruzione valoriale della realtà.

Prima di frantumare il sé in specchi digitali che riflettono incertezza, rumors, violenza, il compito generazionale degli adulti è quello di fornire strumenti di codifica emotiva che permettano di saper leggere le emozioni, riconoscerle, condividerle sapendo che è l’agire preventivo a fare la differenza.

Solo così possiamo dare senso al touch e giovarci del power tecnologico in modo costruttivo, responsabile, responsabilizzante e creativo.

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