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Lidia Leoni (CRS4) ‘Non basta un po’ di hardware per fare la smart city’

Parte il 27 ottobre fino al 20 novembre lo Smart City Tour di Huawei, un viaggio virtuale in sette tappe per condividere la filosofia del gruppo sulla trasformazione digitale delle nostre città. L’evento è stato preceduto oggi da un intervento sulle Smart City, in occasione del Huawei eco-Connect Europe aperto dal Ceo di Huawei Italia Thomas Miao: “In Italia ci sono 4 milioni di Pmi, un segmento davvero competitivo che Huawei vuole accompagnare in un percorso di digital transformation con soluzioni end-to-end che consideri l’avvento sempre più diffuso dello smart working”.

Trasformazione digitale delle Smart City

“La trasformazione digitale può concretamente aiutare la crescita delle imprese, della ricerca e della pubblica amministrazione”, ha detto Lidia Leoni, Direttrice della Divisione Computational Infrastructure and Smart Project del CRS4, un centro di ricerca interdisciplinare in Sardegna, che si occupa di promuovere lo studio e l’applicazione di soluzioni innovative a problemi provenienti da ambienti naturali, sociali ed industriali.

Ma che cosa è la trasformazione digitale?

“La trasformazione digitale è un insieme di cambiamenti, prevalentemente tecnologici, culturali, sociali e associativi per dare alla fine dei servizi che permettono alle persone di vivere meglio la città – ha detto Leoni – Si tratta di un concetto che descrive l’impatto trasformativo delle tecnologie sulla società”.

Lo sa bene Huawei, che in larga misura funge da collante e abilitatore per le aziende nella realizzazione di nuove soluzioni smart city e nella creazione di un ecosistema di collaborazione.

Leoni ‘Non basta la parolina smart’

Per anni, secondo Lidia Leoni, le aziende si sono limitate ad aggiungere la parolina “smart” a tutto, per lasciare intendere che si fosse creato qualcosa di davvero innovativo ed evoluto. Ma molto spesso ci si è resi conto che “si era creato qualcosa di molto più farraginoso di quello che c’era prima – ha aggiunto Leoni – perché non basta semplicemente aggiungere alla fine la parolina smart all’interno di un nuovo servizio cittadino”.  

Leoni ‘Non basta un po’ di hardware’

Non basta nemmeno comprare un po’ di hardware “e magari prendere un finanziamento pubblico facendo questo – aggiunge – la trasformazione digitale in una città implica il coinvolgimento dei cittadini garantendo a tutti di partecipare nei processi di decisione. Quindi, in una città non ci può essere soltanto una PA che acquista dell’hardware e organizza un servizio”.

Le tecnologie e il modo di dare servizi, nella visione di Huawei, vanno quindi ripensati in ottica partecipativa.  

I leader della pianificazione digitale

Ma chi sono i leader della pianificazione digitale? “Non soltanto la PA ma ci vuole un approccio multidisciplinare. Serve il contributo di urbanisti, ingegneri, di scienziati e tecnici che immaginano i nuovi servizi e degli stakeholder che devono anche capire chi deve erogare e ricevere questi servizi”, aggiunge.

Modello pubblico-privato

Anche le aziende, infine, devono cambiare il loro approccio. “Non possono pensare di essere soltanto quelli che fanno soltanto i fornitori – sottolinea Leoni – adottando un atteggiamento più e proattivo e collaborativo con le pubbliche amministrazioni per pensare ed immaginare i nuovi servizi”.    L’idea è che le imprese costruiscano, insieme alle municipalità e ai cittadini, la nuova smart city in ottica di partenariato pubblico-privato.

“Di hardware in sé non si vive“, chiude Leoni.

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