Il mese scorso i tagli nel settore tech hanno raggiunto il livello mensile più alto degli ultimi due anni, con quasi 40 mila licenziamenti. Per il terzo mese consecutivo, l’AI è stata la motivazione più citata per i tagli in tutti i settori, secondo la società di outplacement Challenger, Gray & Christmas.
Ma cresce anche lo scetticismo. Secondo quanto riporta TechCrunch, l’intelligenza artificiale sta diventando una spiegazione comoda e una copertura utile per decisioni che dipendono da altro.
Il giornale statunitense cita il caso di Block, la società dei pagamenti fondata da Jack Dorsey. Dopo essere stato criticato per aver licenziato quasi metà dell’azienda all’inizio dell’anno, Dorsey ha negato che i tagli fossero il segnale di problemi interni. Ha sostenuto invece che gli strumenti di AI “stanno abilitando un nuovo modo di lavorare che cambia radicalmente cosa significhi costruire e gestire un’azienda”.
Poi però, incalzato su X da alcuni utenti sull’eccesso di personale accumulato durante la pandemia, Dorsey ha riconosciuto che Block aveva effettivamente assunto troppo.

Andreessen: l’AI come “scusa perfetta”
Anche Marc Andreessen, uno dei venture capitalist più noti della Silicon Valley, ha messo in discussione questa narrazione. In una conversazione con il podcaster e investitore Harry Stebbings, Andreessen ha definito l’AI una “silver bullet excuse”, una scusa perfetta per licenziamenti che in alcuni casi dipendono in realtà da cattiva gestione.
“Essenzialmente, ogni grande azienda ha troppo personale”, ha detto Andreessen. “È sovradimensionata almeno del 25%. Penso che la maggior parte delle grandi aziende sia sovradimensionata del 50%. Penso che molte siano sovradimensionate del 75%. Ora tutte hanno la scusa perfetta: ah, è l’AI”.
Il punto è che attribuire i tagli all’intelligenza artificiale comunica efficienza, modernizzazione e capacità di adattamento. Dire di aver assunto troppo o di aver gestito male la crescita è molto meno conveniente.
L’altra faccia: gli insider dell’AI diventano ricchissimi
Secondo TechCrunch, il quadro diventa ancora più esplosivo perché i licenziamenti arrivano nello stesso momento in cui una piccola élite dell’AI sta accumulando ricchezza su scala enorme.
Il sito cita il caso di Cerebras Systems, produttore di chip per l’intelligenza artificiale. All’esordio al Nasdaq, la società ha chiuso il primo giorno in rialzo del 68% rispetto al prezzo di IPO di 185 dollari, raggiungendo una capitalizzazione di circa 67 miliardi di dollari. Alla chiusura, i cofondatori Andrew Feldman e Sean Lie erano diventati miliardari. Da allora, ricorda TechCrunch, il titolo ha perso il 30%. Nel frattempo, SpaceX è arrivata al mercato con una capitalizzazione di 2.100 miliardi di dollari, trasformando
Nel frattempo, SpaceX è arrivata al mercato con una capitalizzazione di 2.100 miliardi di dollari, trasformando Elon Musk in un trilionario sulla carta e creando potenzialmente circa 4.400 milionari e 400 centimilionari, sempre che il valore delle azioni tenga.
Anche Anthropic e OpenAI, secondo TechCrunch, si stanno avvicinando al mercato pubblico con valutazioni intorno o superiori al trilione di dollari.
I CEO della grandi aziende tech sempre più ricchi
C’è poi il caso Mark Zuckerberg. All’inizio di marzo, il fondatore di Meta ha acquistato una villa da 170 milioni di dollari nella zona di Miami nota come “Billionaire Bunker”, stabilendo il record storico per la vendita immobiliare più costosa nella contea di Miami-Dade. Due mesi dopo, Meta ha annunciato 8 mila licenziamenti, pari a circa il 10% della forza lavoro.
I grandi imprenditori tecnologici hanno sempre speso cifre enormi per i propri immobili. Ma oggi questi eccessi arrivano in un momento in cui molti americani sono sotto pressione economica più di quanto non lo siano stati per anni.
Il costo della vita pesa
TechCrunch ricorda che i lavoratori con assicurazione sanitaria fornita dal datore di lavoro devono affrontare quest’anno aumenti dei premi tra il 6 e il 7%, più del doppio dell’inflazione. Il costo dell’assicurazione sanitaria privata è quasi raddoppiato dal 2008. I prezzi mediani delle case sono aumentati del 28% dall’inizio del 2020, mentre i tassi sui mutui sono quasi raddoppiati.
In un sondaggio New York Times/Siena del gennaio 2026, il 65% degli elettori ha dichiarato che uno stile di vita da classe media è ormai fuori portata. Un’indagine più recente ha rilevato che il 76% degli americani indica il costo della vita come principale preoccupazione economica, in forte aumento rispetto al 58% dell’anno precedente.
Il problema, quindi, non sono solo i licenziamenti. È il fatto che decine di migliaia di lavoratori perdono il posto in un contesto economico molto duro proprio mentre migliaia di insider dell’AI vedono materializzarsi ricchezze enormi. E a quei lavoratori viene detto che il motivo dei tagli è proprio l’intelligenza artificiale.
Il rischio di una nuova rabbia sociale come quella del 2008
È qui che TechCrunch richiama il precedente della crisi finanziaria del 2008. Allora la rabbia sociale nacque dall’idea che banche e Wall Street fossero state salvate, mentre milioni di americani perdevano lavoro e casa. Tre anni dopo, quella rabbia prese forma nel movimento Occupy Wall Street.
Oggi lo scenario è diverso. Non c’è un crollo finanziario da indicare. Molte aziende sono profittevoli. L’AI sta creando una nuova classe di ricchezze improvvise. E i licenziamenti avvengono comunque, spesso con l’AI citata come causa.
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