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Licenziamenti AI, Microsoft prepara nuovi tagli: a rischio vendite, consulenza e Xbox

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I tagli saranno annunciati a breve e riguarderanno meno del 2,5% della forza lavoro globale. La società continua a contenere i costi mentre aumenta gli investimenti nell’AI.

Microsoft si prepara ad annunciare una nuova tornata di licenziamenti con i tagli che dovrebbero riguardare diversi settori dell’azienda, incluse le divisioni vendite, consulenza e Xbox, il ramo gaming di Microsoft.

Secondo quanto riportato da Business Insider questa tornata dovrebbe essere più contenuta rispetto ai licenziamenti dello scorso anno. I tagli riguarderanno meno del 2,5% della forza lavoro complessiva di Microsoft, che conta circa 220mila dipendenti.

Annuncio atteso la prossima settimana

Microsoft dovrebbe annunciare i licenziamenti la prossima settimana, anche se la tempistica esatta potrebbe ancora cambiare. Una parte dei dipendenti coinvolti potrebbe ricevere subito una proposta per nuovi ruoli interni, ha spiegato una delle fonti citate da Business Insider.

La scelta non sarebbe del tutto insolita. Negli anni passati Microsoft ha spesso effettuato tagli all’inizio del nuovo anno fiscale, che per la società parte il 1° luglio. Lo scorso anno il gruppo aveva eliminato 6mila posti a maggio e altri 9mila a luglio, pari a circa il 4% della forza lavoro.

Il peso degli investimenti nell’AI

Il nuovo piano conferma la volontà di Microsoft di tenere sotto controllo i costi mentre accelera gli investimenti nell’intelligenza artificiale grazie alla partnership con OpenAI e all’integrazione dei modelli generativi nei propri prodotti cloud, software e business.

Questa strategia richiede però investimenti molto elevati in data center, infrastrutture di calcolo, chip e capacità cloud. La pressione sui costi aumenta mentre il mercato chiede alle big tech di dimostrare che la spesa sull’AI possa tradursi in ricavi e margini sostenibili.

La pressione di Wall Street

Microsoft è anche sotto osservazione da parte di Wall Street. Gli investitori guardano con attenzione sia alla crescita degli investimenti nell’AI sia al possibile impatto della stessa intelligenza artificiale sui servizi software tradizionali.

In teoria, l’AI potrebbe sostituire o ridurre la domanda per alcuni servizi software, inclusi quelli offerti da Microsoft. Questo alimenta interrogativi sul modello di business futuro delle grandi aziende tecnologiche, anche se l’AI rappresenta al tempo stesso una delle principali aree di crescita.

Il programma di pensionamento volontario

All’inizio dell’anno Microsoft aveva già annunciato un programma di pensionamento volontario, offrendo incentivi all’uscita ai dipendenti statunitensi di livello 67 o inferiore che avessero almeno 70 anni combinando età anagrafica e anni di servizio.

Il programma riguardava circa il 7% della forza lavoro americana dell’azienda, pari a quasi 9mila dipendenti su un totale di 125mila negli Stati Uniti.

L’AI come causa dei tagli o come copertura?

Il caso Microsoft arriva in un momento in cui il tema dei licenziamenti tech è sempre più legato all’intelligenza artificiale. Il mese scorso i tagli nel settore hanno raggiunto il livello mensile più alto degli ultimi due anni, con quasi 40mila posti eliminati.

Per il terzo mese consecutivo, l’AI è stata la motivazione più citata per i licenziamenti in tutti i settori, secondo Challenger, Gray & Christmas. Ma cresce anche lo scetticismo: l’intelligenza artificiale rischia di diventare una spiegazione comoda per decisioni che dipendono anche da altro, dall’eccesso di assunzioni durante la pandemia alla necessità di proteggere margini e utili.

Lo stesso Jack Dorsey, dopo aver collegato i tagli in Block al nuovo modo di lavorare abilitato dall’AI, ha poi riconosciuto che l’azienda aveva assunto troppo. Marc Andreessen ha definito l’AI una “scusa perfetta” per riduzioni di personale che in molti casi riflettono cattiva gestione o strutture aziendali sovradimensionate.

Il paradosso è che mentre decine di migliaia di lavoratori perdono il posto, una nuova élite dell’AI accumula ricchezze enormi grazie a valutazioni record e IPO miliardarie. È questa frattura, più ancora del singolo taglio, a rendere politicamente esplosiva la nuova stagione dei licenziamenti tech.

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