Ai e lavoro

Licenziamenti AI, le banche pronte a ridurre le assunzioni. A rischio i junior analyst

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Le classi di junior analyst in alcuni istituti vengono ridotte fino a due terzi, mentre molte attività finora affidate ai ruoli d’ingresso vengono progressivamente automatizzate. Il cambiamento colpisce soprattutto studenti e neolaureati che puntano a entrare nella finanza.

Le banche si preparano a tagliare personale e a ridurre le assunzioni dei profili più giovani per effetto dell’intelligenza artificiale.

Secondo Fortune le classi di junior analyst in alcuni istituti vengono ridotte fino a due terzi, mentre molte attività finora affidate ai ruoli d’ingresso vengono progressivamente automatizzate. Il cambiamento colpisce soprattutto studenti e neolaureati che puntano a entrare nella finanza.

I vertici delle banche ammettono l’impatto sull’occupazione

I principali manager del settore non nascondono il possibile impatto dell’automazione sul lavoro. Jamie Dimon, Ceo di JPMorgan, ha detto che la tecnologia eliminerà posti. Jane Fraser, Ceo di Citigroup, ha parlato di mansioni che non saranno più necessarie. John Waldron, presidente di Goldman Sachs, ha descritto alcune attività interne come una “catena di montaggio umana”.

L”AI non viene più usata solo come supporto ai dipendenti, ma come strumento per ridurre attività ripetitive, aumentare la produttività e contenere la crescita degli organici.

Per anni le banche hanno costruito le proprie pipeline di talento assumendo molti giovani analisti, formandoli su attività ad alta intensità di lavoro e facendoli crescere internamente. Ora proprio quelle mansioni di base sono tra le prime a essere automatizzate.

Il rischio per i giovani analisti

Il nodo riguarda il futuro dei ruoli junior. Se l’AI assorbe analisi preliminari, sintesi documentali, raccolta dati, preparazione di materiali e attività di supporto, le banche potrebbero aver bisogno di meno giovani in ingresso.

Il rischio non riguarda più soltanto le mansioni amministrative. Avvocati del lavoro e consulenti citati da Fortune segnalano vulnerabilità anche nel middle office, dove l’AI può incidere su controlli, riconciliazioni, monitoraggio operativo, compliance e gestione del rischio.

AI e lavoro, il 99% dei CEO si prepara a licenziamenti nei prossimi due anni

Il tema occupazionale rende ancora più concreta la sfida della sovranità tecnologica. Secondo il report Global Talent Trends di Mercer, il 99% dei CEO intervistati si aspetta che le iniziative aziendali legate all’AI producano licenziamenti nel breve periodo, entro i prossimi due anni.

Il dato mostra come l’intelligenza artificiale sia ormai entrata non solo nei piani industriali, ma anche nelle strategie di riduzione del personale. Le aziende la presentano come leva per aumentare produttività, efficienza e margini, ma il rischio è che la prima risposta sia il taglio degli organici, soprattutto nei ruoli più ripetitivi e nelle posizioni entry-level.

Lo stesso report segnala una contraddizione: solo il 32% dei CEO ritiene che la forza lavoro sia oggi capace di combinare in modo ottimale competenze umane e capacità delle macchine. Il rischio, quindi, è che l’AI venga usata prima per ridurre costi che per riqualificare lavoratori e ridisegnare davvero i processi. Negli ultimi mesi diverse società, da Coinbase a Salesforce, Cisco, Cloudflare, Atlassian, Block e Snap, hanno già collegato tagli o riorganizzazioni all’adozione dell’intelligenza artificiale.

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