Le infrastrutture

Libro bianco sull’emobility, con auto elettriche risparmi per 1,8 miliardi in Italia

Nel 2021 saranno disponibili 30 modelli diversi di auto elettriche prodotte in Europa e il prezzo delle ecar tenderà ad allinearsi a quello dei veicoli a benzina o diesel. In Italia ci sono 2874 punti di ricarica, sorti tutti (o quasi) per iniziativa dei privati, che fine ha fatto il Piano nazionale per le infrastrutture di ricarica?

di Flavio Fabbri | @FabbriFlav2 |

 

Presentato nei giorni scorsi, presso la Bibilioteca della Camera del Deputati, il “Libro Bianco sull’auto elettricain Italia elaborato da CEI CIVES (Commissione italiana veicoli elettrici stradali, parte del Comitato Elettrotecnico Italiano), con focus sulla situazione nazionale in merito all’emobility (electric mobility).

 

Se le aree metropolitane sono il motore dell’economia e il cuore pulsante delle economie del mondo, è vero anche che sono i luoghi dove si concentrano i principali problemi che interessano l’uomo contemporaneo”. Così inizia la quinta edizione del Report “Facciamo la e-mobility”.

 

Un numero enorme di persone sceglierà di vivere in centri urbani nei prossimi anni e questo comporta subito alcune riflessioni di massima rilevanza, in termini di sostenibilità ambientale della nuova urbanizzazione, in termini di gestione delle risorse naturali (idriche ed energetiche), in termini di inquinamento (con i problemi rifiuti e gas climalteranti): “Le più recenti  stime dell’Onu, aggiornate al luglio 2015, prevedono che nell’anno 2030 sul nostro pianeta ci saranno circa 8,5 miliardi di abitanti. La popolazione continuerà a crescere raggiungendo 9,7 miliardi nel 2050 e 11,2 miliardi nel 2100. Gli attuali scenari di urbanizzazione rendono necessaria una trasformazione radicale della nostra economia. E bisognerà partire proprio dal sistema trasporti e dalla mobilità urbana”.

 

Uno scenario complesso, se non chiaramente minaccioso, che ancora possiamo e dobbiamo gestire. Nella transizione verso le low carbon economies, la Commissione europea si attende entro il 2050 una riduzione delle emissioni di gas a effetto serra dell’80% rispetto ai livelli del 1990. Le tappe intermedie di questo percorso sono la riduzione delle emissioni del 40% entro il 2030 e del 60% entro il 2040.

 

Due in particolare sono le normative che dovrebbero dare un forte impulso alla diffusione delle auto elettriche: Strategia “Europa 2020” e Strategia “Trasporti 2050.

 

Se si iniziasse oggi ad inseguire questi obiettivi, nel 2021 avremmo in circolazione in Italia almeno 300mila auto a zero emissioni, che andrebbero a sostituire veicoli alimentati da combustibili tradizionali. Il risparmio economico sarebbe di 1,8 miliardi di euro in dieci anni: per il 69% come risparmio sull’importazione di petrolio e gas, per il 14% come minori spese sanitarie per i costi dell’inquinamento, per il 17% come valore monetario delle emissioni di CO2 evitate che sono oggetto di trading internazionale.

 

Cosa fa sperare che l’Italia possa raggiungere questi traguardi? Al 2021 saranno disponibili 30 modelli diversi di auto prodotte in Europa e il prezzo delle ecar tenderà ad allinearsi a quello dei veicoli a benzina o diesel. Secondo uno studio di Bloomberg New Energy Finance, a partire dal 2026 addirittura il prezzo delle auto a batteria elettrica sarà inferiore a quello dei veicoli tradizionali. Infine il costo delle batterie, che oggi rappresenta quasi la metà del costo delle e-car, calerà di circa il 77 per cento entro il 2030.

 

In Italia Il mercato dell’auto a batteria resta ancora di nicchia, sotto la soglia di rilevanza. E se negli anni scorsi, le immatricolazioni mostravano un trend positivo (sono aumentate del 64,35% tra il 2013 e il 2014 e del 62,20% tra il 2014 e il 2015), secondo CEI CIVES a dicembre 2016 il parco auto a batteria circolante in Italia era pari a 8.750 vetture.

 

Anche considerando i dati di Unrae – Unione nazionale rappresentanti autoveicoli esteri – aggiornati a novembre 2016: in Italia, nei primi 11 mesi del 2016, sono state immatricolate solo 1207 auto elettriche “pure”, pari allo 0,07% delle immatricolazioni totali, con un calo dell’11,8% rispetto allo stesso periodo 2015, quando le immatricolazioni furono 1369, circa lo 0,09% del totale.

La quota complessiva di mercato resta sostanzialmente invariata (0,12% del totale, contro 1,2% della Francia, o l’1% della Gran Bretagna).

 

In Italia ci sono 2874 punti di ricarica, sorti tutti (o quasi) per iniziativa dei privati. Come già accennato, il Piano Nazionale Infrastrutturale Ricarica veicoli alimentati ad Energia Elettrica (Pnire) prevedeva, entro il 2016, l’installazione di “150 stazioni in autostrada; 150 stradali; 150 tra porti, aeroporti e parcheggi”, al momento non realizzate.

Proprio sul Pnire, qualche giorno fa, il Presidente del Consiglio, Paolo Gentiloni, su proposta del Ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Graziano Delrio, ha annunciato l’accordo con le Regioni per un fondo da 72 milioni di euro per la nascita di una rete nazionale di ricarica dei veicoli elettrici.

 

Uno studio dell’European Environment Agency (EEA) del settembre 2016 delinea il quadro di quella che potrebbe essere la situazione delle auto elettriche nei paesi europei, prospettando scenari a medio lungo termine molto interessanti. In particolare, secondo lo studio, la percentuale di auto elettriche sul totale potrebbe raggiungere il 50% in uno scenario medio e addirittura l’80% in uno scenario avanzato entro il 2050. La domanda di energia elettrica associata alla mobilità elettrica, considerando lo scenario avanzato, potrebbe quindi raggiungere una percentuale media di circa il 10% dei consumi totali su scala europea con percentuali variabili tra il 3% e il 25% tra i vari Paesi. In questo contesto l’Italia si attesterebbe ad una quota di circa l’8% sulla domanda energetica totale.

 

Ad una crescita del settore della mobilità elettrica dovrà quindi corrispondere uno sviluppo delle tecnologie rinnovabili che saranno necessarie ad ammortizzare l’impatto derivante dalla crescente domanda.

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