Key4biz

Libertà di stampa: la conosce solo il 9% dell’umanità. L’Italia al 43° posto nel mondo

Giornalisti minacciati, rapiti, aggrediti e infine uccisi, questo è lo scenario in cui gli operatori dell’informazione sul campo devono muoversi. Oltre 700 i giornalisti assassinati negli ultimi dieci anni a livello globale, 80 nel 2018 e 348 quelli detenuti.
Una violenza senza precedenti, denuncia Reporter senza frontiere (Rsf) nel suo 17° Rapporto sulla libertà di stampa 2019, che vede i giornalisti presi di mira deliberatamente in tutto il mondo da gruppi criminali e spetto dalle stesse Istituzioni governative.

La democrazia è tale anche perché ai cittadini è garantito un accesso all’informazione trasparente, sicuro ed affidabile. Facile a dirsi sulla carta, più difficile da realizzarsi e per questo, oggi più che mai, è importante celebrare la Giornata mondiale per la libertà di stampa, giunta alla sua 26a edizione, dal titolo: “Media per la democrazia. Giornalismo ed elezioni in tempo di disinformazione”.

La libertà e la sicurezza dei giornalisti in Europa versano in una situazione allarmante. L’omicidio della giornalista Lyra McKee e la violenza e le intimidazioni contro i giornalisti che si occupano di manifestazioni in diversi paesi europei sono solo gli ultimi esempi che dimostrano che la libertà di stampa in Europa sta regredendo“, ha affermato Dunja Mijatović, Commissaria per i diritti umani del Consiglio d’Europa, in occasione della Giornata mondiale della libertà di stampa.
Da molti anni, la Giornata mondiale della libertà di stampa è un’occasione per riflettere sullo stato della libertà di stampa e promuovere un giornalismo libero, pluralista e sicuro. I problemi sono pertanto ben noti, come lo sono anche le norme e le soluzioni concrete a disposizione delle autorità pubbliche per aumentare la sicurezza e la libertà dei giornalisti”, ha precisato Mijatović, “Invertire la tendenza attuale non è una questione di mezzi, ma di volontà politica. Gli Stati membri dovrebbero rispettare appieno le norme che hanno sottoscritto“.

Una giornata in cui si ricordano, si confermano e si rilanciano i principi fondamentali della libertà di stampa, chiedendone il rispetto in tutto il mondo e impegnandosi a ribadire la necessità di difendere i media e i giornalisti dagli attacchi continui alla loro indipendenza e autonomia, senza mai dimenticare i nomi di coloro che hanno pagato con la vita la dedizione alla causa.

Secondo Rsf, solo il 9% circa della popolazione umana vive in Paesi in cui la libertà di stampa è pienamente riconosciuta o quasi. Con tale percentuale ci si riferisce, sostanzialmente, alle poche decine di milioni di persone che vivono soprattutto nel Nord Europa.
Il 74% dell’umanità vive in regioni e nazioni in cui, invece, l’informazione è imbavagliata e i giornalisti minacciati e non in grado di svolgere al meglio il loro lavoro.

Parliamo per lo più di Cina (177° posto su 180), Russia, (149° posto), Brasile (150° posto), Arabia Saudita (172° posto), Egitto (163° posto), Libia (162° posto), Iran (170° posto), Messico (144° posto), India (140° posto), Corea del Nord (179° posto) e Turkmenistan (180° posto, l’ultimo al mondo).
Ai primi posti, invece, per la libertà di stampa troviamo sempre le solite regioni: Norvegia, Finlandia, Svezia, Paesi Bassi, Danimarca, Svizzera, Nuova Zelanda, Giamaica, Belgio e Costa Rica.
La Germania è al 13° posto, al 18° il Canada, al 21° l’Australia, al 29° la Spagna, al 32° la Francia, al 33° la Gran Bretagna, al 43° l’Italia, al 48° gli Stati Uniti (che perdono tre posizioni dall’anno passato).

L’Italia, invece, quest’anno guadagna 3 posizioni e si porta al 43° posto, scalando verso l’alto di tre posizioni. Il miglior risultato dal 2013 (nel 2016 eravamo al 77° posto). Molti giornalisti continuano ad essere minacciati e aggrediti, questo è certo, ma le autorità nazionali migliorano la rete di protezione e di difesa degli operatori dell’informazione.
Le grandi città, tra cui Roma, e le terre del Mezzogiorno (Campania, Calabria, Puglia e Sicilia) continuano ad essere territori sempre più difficili e pericolosi per i giornalisti.
Non solo i gruppi criminali, però, sono una minaccia per il giornalista, spesso anche le forze dell’ordine non facilitano il lavoro del reporter, anzi lo ostacolano, con minacce e perquisizioni, che arrivano fino alla confisca di materiale, strumenti e documenti di lavoro.
Spesso anche i politici al Governo non mancano di rivolgersi alla stampa con toni violenti, se non proprio minacciosi, con la revoca della scorta, il taglio dei finanziamenti pubblici alle testate e la continua delegittimazione della professione.

Exit mobile version