Nonostante l’Europa abbia accumulato ritardi nello sviluppo di modelli avanzati di AI, presenta oggi un’opportunità concreta di leadership nell’adozione industriale della tecnologia.
Aziende come Schneider Electric e Siemens sono esempi virtuosi: la prima impiega già un centinaio di applicazioni basate su AI, con risparmi annui stimati in 400 milioni di euro, mentre la seconda ha implementato oltre 100 algoritmi nei propri impianti di produzione.
In generale, il 48% dei produttori europei utilizza l’AI, contro il 28% degli omologhi statunitensi. Ciò dimostra come il settore manifatturiero del continente stia reagendo in modo proattivo alla rivoluzione tecnologica in corso.
La diffusione tra i cittadini è altrettanto significativa: secondo Microsoft, il 32% degli europei utilizza già strumenti di AI generativa, un dato superiore a quello americano (28%) e cinese (16%).
Tuttavia, esiste una forte disomogeneità regionale: i Paesi nordici sono pionieri (66% in Finlandia), mentre l’Italia e la Grecia restano in coda con tassi di adozione inferiori al 20%. Inoltre, le imprese europee tendono a impiegare l’AI in un numero limitato di funzioni aziendali, a differenza di quelle statunitensi.
L’evoluzione dell’ecosistema AI europeo è sostenuta anche da collaborazioni tra sviluppatori locali e grandi gruppi industriali, come il progetto congiunto tra Mistral e Helsing in ambito difesa, o quello tra Black Forest Labs e Mercedes-Benz per il marketing.
Resta però l’ostacolo regolatorio: l’AI Act dell’Unione Europea, pur garantendo elevati standard di sicurezza, è percepito come un freno all’innovazione.
L’UE ha recentemente rinviato l’attuazione di alcune disposizioni dopo le critiche del settore privato. Infine, il rallentamento economico generale rischia di scoraggiare ulteriori investimenti.
Per restare competitiva, l’Europa deve invece rafforzare la propria strategia di adozione e valorizzazione dell’AI.
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La tecnologia deepfake per spogliare immagini sta diventando più oscura e pericolosa
L’evoluzione delle tecnologie di manipolazione visiva basate su AI ha portato alla diffusione di strumenti noti come servizi di ‘nudify’, capaci di trasformare una singola fotografia in contenuti sessualmente espliciti ad altissimo realismo.
Tali sistemi non si limitano più a simulazioni approssimative, ma generano video convincenti che inseriscono soprattutto donne e ragazze in scenari pornografici non consensuali, ampliando drasticamente la portata dell’abuso digitale.
L’ecosistema che sostiene queste pratiche comprende siti web, bot e applicazioni, spesso integrati con piattaforme di messaggistica, che automatizzano e normalizzano una forma di violenza sessuale mediata dalla tecnologia.
La crescente sofisticazione dei modelli image-to-video consente di ottenere clip credibili partendo da un’unica immagine, mentre cataloghi di ‘template’ e impostazioni avanzate permettono di personalizzare pose, contesti e caratteristiche fisiche.
Questo mercato sommerso genera profitti rilevanti e sfrutta infrastrutture tecnologiche diffuse, rendendo complessa l’azione di contrasto. Esperti del settore descrivono il fenomeno come uno degli aspetti più inquietanti della rivoluzione dei media sintetici, evidenziando come la facilità d’uso abbassi ulteriormente le barriere all’abuso.
Parallelamente, piattaforme come Telegram sono diventate canali privilegiati per la distribuzione di tali strumenti, con milioni di utenti coinvolti.
Nonostante interventi di rimozione e politiche ufficiali contro la pornografia non consensuale, l’adattabilità di questi servizi continua a rappresentare una sfida significativa.
Il quadro che emerge sottolinea l’urgenza di risposte coordinate sul piano normativo, tecnologico ed educativo per limitare l’impatto sociale, psicologico e legale di pratiche che sfruttano l’AI per amplificare molestie e violazioni della dignità personale.
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