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L’Europa accelera sull’economia dei dati, ma servono standard elevati in termini di privacy

In Europa l’economia dei dati ha raggiunto nel 2015 un valore stimato di circa 272 miliardi di euro. Con una crescita annua del 5,6%, potrebbe dar lavoro a 7 milioni e mezzo di persone entro il 2020. Un traguardo notevole, che però necessita di alcune mosse: politiche, giuridiche ed economiche.

L’Unione europea (Ue) non sta ancora sfruttando in modo ottimale il suo potenziale in termini di dati e di data economy. Come fanno notare da Bruxelles, i limiti che ancora impediscono a tale settore di affermarsi sono da rintracciare in “restrizioni ingiustificate alla libera circolazione transfrontaliera dei dati” e da numerose “incertezze giuridiche” soprattutto a livello locale.

L’abolizione di queste restrizioni, secondo un recentissimo studio Ecipe (European centre for international political economy) potrebbe generare 8 miliardi di euro all’anno in termini di PIL.

Oggi la Commissione europea ha deciso di muovere un primo decisivo passo per il superamento di tali blocchi, sempre nell’ambito della strategia per il mercato unico digitale presentata nel maggio 2015.

Si tratta di nuove soluzioni politiche e giuridiche per realizzare l’economia europea dei dati, con l’aggiunta del lancio di una consultazione pubblica, a cui sarà possibile partecipare fino al 26 aprile prossimo, e di un dibattito con gli Stati membri e le parti interessate per definire le prossime fasi.

I dati dovrebbero poter circolare liberamente da un luogo all’altro dell’Ue, al di là delle frontiere e all’interno di uno spazio di dati unico, sottolineano dalla Commissione, ma anche in maniera sicura e protetta va aggiunto. “In Europa, l’accesso ai dati e il loro flusso sono spesso ostacolati dalle norme sulla localizzazione o da altre barriere tecniche e giuridiche. I dati devono essere usati se vogliamo che la nostra economia dei dati produca crescita e occupazione”, ha spiegato in una nota Andrus Ansip, Vicepresidente responsabile per il Mercato unico digitale. L’uso dei dati richiede tuttavia la loro disponibilità e capacità adeguate di analisi: “Dobbiamo adottare un approccio coordinato e paneuropeo per sfruttare al massimo le opportunità offerte dai dati – ha affermato il Commissario – sulla base di solide norme UE atte a tutelare i dati personali e la privacy”.

Per sfruttare al massimo i dati a vantaggio del mercato unico europeo, la Commissione intende:

avviare dialoghi strutturati con gli Stati membri e le parti interessate per discutere sulla proporzionalità delle restrizioni alla localizzazione dei dati, puntando anche a raccogliere ulteriori elementi concreti sulla natura di queste restrizioni e sul loro impatto sulle imprese, in particolare le PMI e le startup, e le organizzazioni del settore pubblico;

adottare misure di esecuzione e, all’occorrenza, intraprendere ulteriori iniziative per ovviare alle restrizioni ingiustificate o sproporzionate in materia di localizzazione dei dati.

La Commissione ha inoltre esaminato le incertezze giuridiche derivanti dalle questioni emergenti all’interno dell’economia dei dati e sta valutando le possibili risposte politiche e giuridiche sui seguenti aspetti:

Accesso e trasferimento dei dati: un ampio uso dei dati automatici non personali potrebbe dar vita nell’UE a grandi innovazioni, start-up e nuovi modelli aziendali all’avanguardia a livello mondiale;

responsabilità per i prodotti e i servizi basati sui dati: le norme vigenti dell’UE in materia di responsabilità non sono adatte agli attuali prodotti e servizi basati sui dati;

portabilità dei dati: nel contesto attuale può essere difficile garantire la portabilità dei dati non personali, ad esempio quando un’impresa intende trasferire notevoli quantitativi di dati aziendali da un fornitore di servizi cloud a un altro.

Tutte iniziative, ci tengono a precisare da Bruxelles, che si basano su “solide norme volte a tutelare i dati personali” (vedi il regolamento generale sulla protezione dei dati adottato l’anno scorso) e a “garantire la riservatezza delle comunicazioni elettroniche” (si veda la proposta odierna sulla ePrivacy), “perché la fiducia è la base su cui deve poggiare l’economia dei dati”.

Nell’Unione europea la protezione dei dati personali è considerata un diritto fondamentale. Parlare di ‘fiducia’ e di ‘economia dei dati’ si può fare solo e solamente se tali dati siano protetti in maniera adeguata, sia in termini di sicurezza elettronica, sia di privacy, attraverso la ricerca di standard elevati e uniformi in materia di data protection.

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