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Letture per Ferragosto, in attesa del dibattito pubblico sul “contratto di servizio” Rai e non solo

L’équipe dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale permane alacre durante il mese di agosto, anche perché ci piace essere eterodossi pure nella scelta dei periodi vacanzieri (e d’altronde il “monitoraggio” politico e mediale non può avere soste: al di là delle battute, questa è l’ultima edizione della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per il quotidiano online “Key4biz”, prima di una pausa “ferragostana”…

Notoriamente, i primi giorni di agosto sono proprio il periodo giusto per alcune sorprese, soprattutto dalle parti di Viale Mazzini, ma quest’anno l’unica vera notizia è stata la dipartita dalla dimensione materiale terrena di una persona appassionata, seria, gentile, qual è (stata) Riccardo Laganà, che non era soltanto il membro del Consiglio di Amministrazione Rai eletto dai dipendenti, ma colto e convinto cultore del ruolo del “servizio pubblico mediale”. Una perdita grande, per tutti coloro che credono (ancora) in una Rai forte, plurale, libera dal giogo della partitocrazia. A Riccardo (della cui amicizia chi redige queste note era onorato), ha tributato un affettuoso ricordo Giacomo Mazzone (già Direttore delle Relazioni Istituzionali dell’associazione dei “psb” europei, Ebu/Uer): vedi “Key4biz” di ieri 10 agosto 2023, “Lettera a Riccardo Laganà. Messaggio ad un amico andato via senza salutare. “Perché non bisogna mai smettere di indignarsi”. Speriamo che l’eredità di valori civili e di passione politica di Riccardo venga sviluppata al meglio, anche dai più giovani.

Quando e come si svilupperà il dibattito (pubblico e plurale?!) sul “contratto di servizio” Rai annunciato dalla Presidente della Commissione Vigilanza Barbara Floridia (M5s)?

Dal “fronte Rai”, quindi, nessuna particolare notizia: oggi scadono quei 30 giorni previsti per legge per il parere – non vincolante – della Commissione parlamentare di Vigilanza, che ha ricevuto la bozza del “Contratto di Servizio” esattamente un mese fa, l’11 luglio. Come prevedibile, ci sarà ulteriore ritardo, tanto per cambiare… Abbiamo registrato l’ultima sortita della Presidente Barbara Floridia (M5s), in una lunga intervista al settimanale “Tpi (The Post Internazionale)”, curata da Niccolò Di Francesco (pubblicata nell’edizione di venerdì 4 agosto), nella quale affronta tematiche politiche “macro” e una qualche breve attenzione a Rai, con una risposta molto in politichese alla domanda “Come andrebbe riformata la Rai, secondo il suo parere, presidente?”: “guardi, io mi pongo un orizzonte ampio che è quello di trovare un punto di caduta capace di intercettare il consenso delle forze politiche sul grande obiettivo di liberare il servizio pubblico dal peso soffocante della politica. Dopodiché i modelli possono essere i più diversi. Stiamo mettendo a confronto le proposte di tutti i partiti e sono convinta che attraverso un percorso partecipato si possa arrivare ad una proposta che, partendo dalla prossima legislatura, sia capace di andare finalmente in porto”.

Un po’ meno vaga rispetto al “contratto di servizio” in gestazione, la Presidente, alla domanda “Lei ha espresso il suo disappunto per le parole di Filippo Facci sulla vicenda di cronaca che riguarda il figlio di Ignazio La Russa. Cosa pensa della decisione della Rai di cancellare il suo programma?”. Risponde Floridia: “mi soddisfa. In Commissione di Vigilanza stiamo lavorando al Contratto di Servizio, un documento fondamentale che definirà la mission del servizio pubblico per i prossimi cinque anni. Al suo interno vorrei venisse tracciato il percorso che la Rai deve intraprendere di fronte alle grandi sfide del nostro tempo: dalla transizione ecologica e digitale alle sfide del mondo del lavoro fino a quelle legate al giornalismo di inchiesta, all’informazione di qualità, al mondo del lavoro e dei giovani. Tra queste sfide c’è ovviamente quella legata alle pari opportunità e alla lotta ad ogni forma di discriminazione: sarebbe stato illogico e svilente parlare di questi principi per poi trovarli disapplicati in un caso eclatante come quello che ha visto protagonista Filippo Facci”.

Ci auguriamo che il dibattito pubblico sul “contratto di servizio”, annunciato dalla Presidente Floridia, si concretizzi ad inizio di settembre (non se ne ha alcuna notizia, ad oggi) e soprattutto si confida che esso non si risolva in una mera passerella della solita compagnia di giro di esponenti politici. 

Roberto Zaccaria (giurista ed ex Presidente Rai): nel “contratto di servizio” Rai… “prescrizioni generiche”

Tutti sembrano concordare sulla esigenza che Rai venga dotata di risorse adeguate alla sua “missione”, ma il problema centrale ed essenziale ci sembra sfuggente: la bozza del “contratto di servizio” ha un testo ancora evanescente, molte belle dichiarazioni di principio in assenza di indicatori che le traducano in operatività, quantificabile budgetariamente: scrive un esperto del livello di Roberto Zaccaria, nella edizione n° 12 (2023) del suo fondamentale manuale “Diritto dell’informazione e della comunicazione”, edito per i tipi di Cedam Wolters Kluwer, in libreria da qualche settimana: “nei più recenti contratti di servizio le prescrizioni appaiono sovrabbondanti, spesso ripetute (anche a causa dei pareri parlamentari) e declinate con formule diverse, a volte anche generiche”. Lo scrive un giurista moderato come Zaccaria (che è stato Consigliere di Amministrazione di Viale Mazzini dal 1977 al 1993 “in quota” Dc, e successivamente ha ricoperto il ruolo di Presidente della stessa Rai dal 1998 al 2002), e non una penna irriverente come quella di chi redige queste noterelle eccentriche.

Un esempio, concreto? Il precedente “contratto di servizio” 2018-2022 (in verità ancora vigente, perché un emendamento legislativo in stile “omnibus” ne ha prorogato la scadenza al 30 settembre 2023) prevedeva la creazione di un canale in lingua inglese per l’estero

Non veniva precisato meglio di cosa si trattasse, e soprattutto, non veniva quantificata la “controprestazione” (il budget) a fronte della “prestazione” (il canale) richiesta. Rai ha effettuato studi di fattibilità, ha creato una direzione ad hoc, ha impostato l’architettura del canale, spendendo svariati milioni di euro, ed alla fine tutta la prospettiva si è risolta in una bolla di sapone: danari pubblici buttati al vento… Ci si augura che episodi scellerati come questo non si riproducano.

A proposito della dialettica su questo contratto, ricordiamo a Floridia che molti anni fa alcune occasioni di libero pubblico dibattito sul contratto di servizio furono promosse dall’allora Sottosegretario alle Comunicazioni Vincenzo Vita (si ricorda che è stato Sottosegretario del Ministero delle Comunicazioni nella XIII Legislatura dal 1996 al 2001, ottenendo l’incarico nel governo Prodi e mantenendolo nel primo, nel secondo governo D’Alema e in quello Amato): non sono stati pubblicati gli atti di quegli incontri, ma le videoregistrazioni di quelle iniziative sono disponibili su RadioRadicale.

Intanto ieri l’altro, mercoledì 9 agosto, il Cda RAI ha formalizzato la nomina di Luca Mazzà nella veste di Direttore della Direzione per il Contratto di Servizio e Progetti Strategici Connessi.    

Attesa al Ministero della Cultura per la nomina del nuovo Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo: che sia il luogo istituzionale per un dibattito sulla riforma della legge Franceschini

Su altri fronti, ci limitiamo a segnalare che c’è attesa per alcune decisioni che deveno assumere il Ministro della Cultura Gennaro Sangiuliano ed il Direttore Generale per il Cinema e l’Audiovisivo (Dgca Mic) Nicola Borrelli: al primo spetta la nomina di gran parte dei membri del Consiglio Superiore del Cinema e Audiovisivo (da alcuni scherzosamente chiamato con un improprio acronimo “Cosca”, il massimo organo di consulenza del Ministero, istituito con la Legge Franceschini sul Cinema e l’Audiovisivo, e purtroppo finora non utilizzato al meglio delle sue potenzialità. Il Presidente uscente è lo sceneggiatore Stefano Rulli. Il Consiglio precedente era stato nominato dall’allora Ministro della Cultura Dario Franceschini il 17 giugno 2020, e dato che la legge prevede che resti in carica per tre anni, è decaduto da qualche settimana.

Il Consiglio Superiore del Cinema e dell’Audiovisivo è chiamato a svolgere compiti di consulenza e supporto nella elaborazione ed attuazione delle politiche di settore, nonché nella predisposizione di indirizzi e criteri generali relativi alla destinazione delle risorse pubbliche per il sostegno alle attività cinematografiche e audiovisive. Il Consiglio è composto complessivamente da 11 membri: 

Di fatto, Sangiuliano deve designare 6 membri direttamente lui, mentre può sceglierne altri 3 dalla rose dalle “associazioni di categoria”. E qui si apre una “querelle” su quali siano queste associazioni “maggiormente rappresentative”: sul fronte imprenditoriale, sicuramente le potenti Anica ed Apa, ma anche la effervescente (negli ultimi tempi) Cna Cinema e Audiovisivo di Confesercenti; sul fronte creativo, Anac e i 100autori e Writer Guild Italia, ma esistono anche varie associazioni che rappresentano altre professionalità del settore, che pure potrebbero essere coinvolte… Non si ha pubblica notizia di queste dinamiche tra Ministero e associazioni…

Nei giorni scorsi sono stati resi noti (l’informazione è pubblica ma nessuno l’ha rilanciata, e quindi questa è una piccola “anteprima” di IsICult / Key4biz) i nomi dei due membri designati dalla Conferenza Unificata (Presidenza del Consiglio dei Ministri): le Regioni (e le Province autonome di Trieste e Bolzano) hanno indicato Lorenza Lei, nominata qualche settimana fa Responsabile Cinema del Gabinetto del Presidente della Regione Lazio Francesco Rocca (abbiamo già ricordato su queste colonne che Lei è stata Direttrice Generale della Rai tra il 2011 ed il 2012, ed è attualmente Pro Rettrice della Università telematica eCampus); l’Associazione Nazionale dei Comuni italiani (Anci) ha designato il noto esercente cinematografico Lionello Celli; l’Unione delle Province Italiane (Upi) ha preso atto… Non risulta che questi enti abbiano effettuato una selezione sulla base di una procedura di pubblico avviso e di analisi comparativa.

Sarà molto interessante osservare come deciderà di operare il Ministro della Cultura, al quale abbiamo peraltro suggerito di adottare una procedura con pubblica evidenza, come avviene per la nomina degli esperti previsti dalla stessa Legge n. 220 del 2016 (i famosi “15 saggi”: vedi “Key4biz” dell’8 agosto 2023, “Rai, ora la Sinistra all’opposizione presenta proposte di riforma della governance”).

Sarà importante comprendere se la selezione messa in atto da Gennaro Sangiuliano sarà non conformista e non ortodossa, ovvero all’altezza delle aspettative di molti operatori del settore, che ben vedrebbero un Consiglio Superiore più plurale e più attivo di quello decaduto poche settimane fa e soprattutto animato da persone competenti ed indipendenti e non soltanto giustappunto i rappresentanti delle lobby più potenti (in primis, i produttori di Anica ed Apa). 

Il Consiglio Superiore potrebbe essere il luogo ideale anche per dibattere in modo pubblico della riforma del tanto decantato ed al contempo controverso “tax credit”, riforma annunciata dalla Sottosegretaria leghista Lucia Borgonzoni e del cui sviluppo non si ha peraltro notizia da alcune settimane…

Promozione del cinema e dell’audiovisivo: servono procedure ministeriali più tempestive per la selezione dei progetti 

Da segnalare anche che, nell’ambito cinema e audiovisivo centinaia di operatori del settore, ovvero di organizzatori culturali sono in attesa dell’esito dei bandi relativi alla cosiddetta “Promozione” del cinema e dell’audiovisivo: anche in questo caso, si registrano tempistiche non coerenti con lo spirito della legge e soprattutto con le esigenze degli operatori. Se un organizzatore culturale presenta una istanza di contributo per iniziative che debbono svolgersi dal 1° gennaio al 31 dicembre dell’anno (e dovrebbe essere per l’anno “prossimo”, non per l’anno “corrente”!), come è possibile che il bando per il 2023 venga pubblicato – come avvenuto nella ultima edizione – il 21 aprile 2023, con scadenza al 16 maggio 2023 (poi prorogata al 1° giugno 2023), e dopo due mesi e mezzo, ad oggi, non si abbia notizia dell’esito?! Nel 2022, per iniziativa dello stesso Dg Borrelli, il cronoprogramma del bando era stato anticipato (avviso pubblicato il 24 febbraio, scadenza il 25 marzo), ma il Ministero aveva impiegato comunque 4 mesi per arrivare alla graduatoria (risultati resi noti il 27 luglio)… Non sembra naturale e sano che centinaia di organizzatori di festival e di iniziative promozionali di ogni tipo debbano attendere Ferragosto, per conoscere l’esito della propria istanza. 

La Direzione Cinema e Audiovisivo del Mic si deve dotare di risorse professionali in quantità (ed ovviamente anche qualità) adeguata al gravoso carico di lavoro che deve affrontare.

Nel mentre, la stampa ed i media decantano il gran successo del “fenomeno Barbie”, e quasi nessuno presta attenzione alla “cronaca di una morte annunciata” del cinema italiano nelle sale cinematografiche (vedi “Key4biz” del 2 agosto 2023: “Il ‘box office’ italiano esplode con ‘Barbie’, ma il cinema ‘made in Italy’ crolla al 5%”).

E, tra pochi giorni, si rimetterà in moto la grancassa del Festival del Cinema di Venezia (dal 30 agosto al 10 settembre) con tutto il suo apparato “mediatico-propagandistico” e la sua storica compagnia di giro.

Certamente il festival del Lido è benefico per la complessiva immagine (“glamour”) del cinema, ma, anche in questo caso, nessuno si è finora mai domandato quali siano le reali concrete ricadute sul mercato italiano: nessuno (o quasi) rimarca che molti dei titoli che vengono proposti a Venezia non arrivano poi nelle sale cinematografiche, e questa anomalia riguarda anche film che sono risultati vincitori di premi… Una riflessione (critica e strategica), anche su questa paradossale dinamica, andrebbe finalmente sviluppata.

Letture per Ferragosto…

In conclusione, suggerimenti di lettura… sotto l’ombrellone: il succitato saggio curato da Roberto Zaccaria, assieme ad Enrico Albanesi e Alessandra Velastro, “Diritto dell’informazione e della comunicazione”, un tomo di oltre 400 pagine ma indispensabile per tutti coloro che vogliono parlare di cinema e audiovisivo, di editoria e di web con cognizione di causa; il pamphlet di Oliviero Ponte di Pino “Cultura. Un patrimonio per la democrazia”, edito da Vita e Pensiero (la casa editrice della Cattolica di Milano), nella collana “Piccola biblioteca per un Paese normale”; infine, più leggero (come dimensioni, un centinaio di pagine soltanto) e prezioso – per comprendere alcune dinamiche “dall’interno” – “Gli intellettuali di destra e l’organizzazione della cultura”, di Francesco Giulilei (che è tra i consiglieri del Ministro Gennaro Sangiuliano), edito da Oligo Editore… 

Sotto l’ombrellone, quest’ultimo libricino (poche pagine e formato ridotto) è veramente una ben utile lettura per comprendere che la destra culturale non si caratterizza per artigli così pericolosi come invece una certa sinistra le attribuisce, in modo spesso manicheo ed ipocrita. 

Sia consentita una battuta: se è vero che, in fondo, i comunisti non “mangiano i bambini”, i destrorsi (non chiamiamoli “post fascisti” perché molti di loro non si ritengono tali) non “distruggono la cultura”. Anzi possono contribuire ad estendere lo spettro espressivo del sistema culturale italiano, non omologato a valori ormai spesso purtroppo  ritenuti standard (il globalismo turbo-liberista asservito alle multinazionali digitali, per esempio), dando spazio a idee non conformi e non conformiste… 

Buone lettura ed a presto su queste colonne.

[ Nota: questo articolo è stato redatto senza avvalersi di strumenti di “intelligenza artificiale. ]

(*) Angelo Zaccone Teodosi è Presidente dell’Istituto italiano per l’Industria Culturale – IsICult (www.isicult.it) e curatore della rubrica IsICult “ilprincipenudo” per “Key4biz”.

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