Blefari: “La sostenibilità del settore TLC non dipende solo da riforma legislative e regolatorie, ma anche dalla capacità di innovare”
In apertura dell’evento “Shaping Horizons in Future Telecommunications”, in corso a Roma dal 19 al 21 gennaio 2026, organizzato dal programma RESTART, il Partenariato esteso sulle telecomunicazioni del futuro finanziato dal Ministero dell’Università e della Ricerca nell’ambito del PNRR, Nicola Blefari Melazzi, Presidente della Fondazione RESTART, parlando del programma, ha ricordato che questo oggi coinvolge 135 partner e ha quindi assunto un significato strategico per la ricerca e l’innovazione nel nostro Paese.
Nel corso di questi tre anni, ha spiegato Blefari, “sono stati realizzati 32 progetti di ricerca, lavorando con sei istituzioni di supporto e otto laboratori innovativi. Ma il dato che più ci rappresenta è quello dei 435 giovani ricercatori che sono stati assunti e formati nell’ambito di questa iniziativa. È un investimento concreto sul capitale umano e sul futuro del settore”.

“All’inizio i partner erano 25. Successivamente, anche per ragioni legate ai bandi e alla necessità di includere competenze diverse – operatori, vendor, integratori – il partenariato si è progressivamente ampliato. Oggi possiamo dire di contare 135 partner distribuiti su tutto il territorio nazionale”, ha precisato Blefari.
“Noi non facciamo solo ricerca in senso stretto. Accanto ai progetti di ricerca operano diverse strutture di supporto, ormai pienamente sperimentate: una dedicata alla progettazione e all’installazione dei laboratori; una al trasferimento tecnologico e all’innovazione; una al supporto a startup e spin-off; una all’integrazione e valorizzazione dei risultati; una alla proprietà intellettuale; e infine una dedicata alla comunicazione. La ricerca si sviluppa quindi all’interno di un ecosistema strutturato, che consente ai risultati scientifici di trasformarsi in valore concreto”, ha detto Blefari.
Riguardo alle criticità strutturali del settore delle telecomunicazioni, Blefari ha poi affermato: “Parliamo di una competizione molto forte e spesso non pienamente equa; di vincoli normativi e regolatori che talvolta limitano l’introduzione di nuovi servizi; dei costi dello spettro e, più recentemente, dell’aumento dei costi energetici. Ma accanto a tutto questo c’è un tema che non possiamo ignorare: la mancanza di innovazione, un problema che non nasce oggi, ma che si trascina da decenni e che ha impedito al settore di cogliere importanti opportunità”.

Blefari ha poi chiamato in causa Pietro Labriola, CEO TIM e Presidente Asstel: “Il vero punto di svolta è stato tecnologico, con l’introduzione del protocollo IP, che ha spostato la catena del valore dalle telecomunicazioni tradizionali verso le applicazioni, facendo perdere agli operatori il controllo sui servizi.
La tecnologia, quindi, è la chiave. Non per colpevolizzare il passato, ma per imparare la lezione.
Oggi ci troviamo di fronte a una sfida analoga: l’intelligenza artificiale. Anche qui possiamo scegliere un approccio difensivo, limitandoci a usare l’AI per migliorare l’efficienza delle reti e ridurre i costi, lasciando però lo sviluppo delle applicazioni ancora una volta agli attori over-the-top. Oppure possiamo fare una scelta diversa: integrare l’intelligenza artificiale con le reti, i terminali e il cloud, creando un’intelligenza di rete che consenta anche agli operatori di giocare un ruolo centrale in questo nuovo mercato.
Per farlo è necessario sviluppare applicazioni integrate: scambi di informazioni machine-to-machine, apprendimento e inferenza distribuiti, nuovi paradigmi e soluzioni radicalmente innovative. L’obiettivo è evitare di subire l’innovazione dall’esterno e costruirla invece dall’interno del sistema”.
Un ultimo punto da cui ripartire è la ricerca che si fa in Italia: “Abbiamo bisogno di ricercatori motivati, coinvolti, che credano in quello che fanno. Noi ne abbiamo formati 435, una nuova generazione di ricercatori italiani nel settore, e il nostro obiettivo è riuscire a trattenerli nel Paese, offrendo loro prospettive concrete. Quello che abbiamo fatto finora non è un punto di arrivo, ma un inizio. Per continuare serve l’impegno congiunto della ricerca, dell’industria e delle istituzioni, affinché i risultati di questo lavoro possano tradursi in crescita, innovazione e competitività per il sistema Paese”.
Letta: “L’Europa deve integrare connettività, energia e mercati finanziari”
Nel suo intervento dal titolo “Le politiche europee verso il mercato unico delle telecomunicazioni”, il Presidente di Arel, Enrico Letta, già Presidente del consiglio dei ministri del nostro Paese (2013-2014), ha ricordato uno dei padri fondatori dell’Unione europea, Jacques Delors fece, “che fece di tutto per trasformare il concetto di mercato unico un po’ astratto, sufficientemente digeribile, in cose molto concrete. Lo voglio dire soprattutto ai più giovani che sono qui presenti, se oggi esistono due parole come Erasmus e Ryanair, questo è per via della nascita del mercato unico, cioè per la via dell’eliminazione delle frontiere interne dell’Unione europea che hanno democratizzato il volo.
Ho citato questi due piccoli esempi per dire perché quella frase, “non ci si può innamorare del mercato unico”, è stata fondamentale per un racconto del mercato legato alla vita concreta e quotidiana delle persone”.

Parlando del suo Rapporto presentato l’anno scorso al Consiglio Europeo, Letta ha spiegato il perché ha messo le telecomunicazioni al centro del rapporto, “perché ho ritenuto che fosse essenziale dare centralità al tema della connettività in generale e delle telecomunicazioni in particolare. Per un motivo molto semplice, se noi guardiamo con un atteggiamento temporalmente un po’ più lungo questo tema e questo settore, ci rendiamo conto che 30 anni fa, negli anni ’90, l’Europa aveva una leadership nel settore delle telecomunicazioni che ha drammaticamente perso nei decenni successivi. Questa perdita di leadership da parte di noi europei, è avvenuta perché non siamo stati in grado di stare al passo con i cambiamenti del settore a livello globale e soprattutto con le dimensioni geopolitiche che erano mutate nel frattempo”.
Negli anni ’90, quando tutto questo ragionamento è iniziato, ha spiegato il Presidente. “la Cina e l’India non c’erano. Erano paesi che erano molto più piccoli dell’Italia dal punto di vista del peso economico. Oggi la Cina e l’India sono 15 volte l’Italia e questo vuol dire che la dimensione che un tempo era la dimensione di un singolo paese europeo, oggi, relativamente ai competitori globali, la possiamo ottenere solo se siamo l’Europa insieme. Se continuiamo a operare da soli, 27 singoli Paesi, come ancora le regole oggi ci portano a fare, semplicemente assistiamo a un declino costante”.
I due fattori chiave, secondo Letta, sono “competitività e sicurezza”. Questi vanno legati ai tre settori strategici su cui invece siamo chiamati a lavorare: “quello della connettività e delle comunicazioni, quello dell’energia e quello dei mercati finanziari”.
In questi tre ambiti, per motivi politici, i paesi membri decisero di rinviare l’applicazione dei principi del mercato interno e quindi di mantenere le frontiere interne nell’ambito di questi tre settori. Cosa è successo dopo? Si è chiesto Letta, “è successo che il mondo è cambiato, sono entrati i giganti che in 20 anni hanno trasformato l’economia mondiale e allo stesso tempo il concetto di competitività e sicurezza ha obbligato a uno scale-up che senza il quale non si è stati in grado di fare gli investimenti che erano necessari per stare all’altezza. Quegli investimenti che altri hanno fatto, che hanno fatto sicuramente gli americani che oggi guidano e guidano perché sono riusciti a creare una logica, una dimensione, uno scale-up che soprattutto gli ha consentito di unificare diversi settori che tra di loro erano prima divisi”.
La strada verso l’autonomia strategica e il problema delle “dimensioni”
Dallo sbarco delle Bg Tech ad America First abbiamo visto un percorso sempre più rapido, che ha visto concentrare i Paesi leader innanzitutto sulla capacità di una resilienza interna che l’Europa non ha mostrato: “Quello che non abbiamo fatto noi europei, che abbiamo invece giocato più a indebolire l’industria del settore, frammentandola, mantenendola frammentata nei 27 piuttosto che a costituire anche all’interno del settore delle comunicazioni quello che invece è stato producendo in altri settori. Faccio l’esempio, classico, nel caso di un altro settore tecnologicamente molto avanzato, come quello dell’industria aeronautica, l’Europa ha deciso di lavorare con un grande cooperatore, Airbus, campione europeo, vincitore sul terreno della competizione europea perché ce n’è uno. Se ci fossero 27 Airbus, Boeing vincerebbe facilmente la partita, perché ci sono temi e settori sui quali ormai a livello globale o si gioca su una scala globale, oppure semplicemente se la scala è solo quella nazionale, la capacità di giocare una partita che non sia semplicemente di rimessa è praticamente impossibile”.
“Oggi, si apre una finestra di opportunità unica. Non era mai accaduto in questi 35 anni che si mettesse l’attenzione veramente sulla capacità di recuperare quella competitività, credibilità, leadership che avevamo prima e che abbiamo perso in questi anni per via di scelte di frammentazione che ci hanno indebolito. Perché abbiamo questa finestra di opportunità che si è aperta? Innanzitutto, per le grandi pressioni internazionali attorno a noi.
Oggi è chiaro a tutti quello che sta accadendo a livello globale, nei rapporti soprattutto con gli Stati Uniti, il livello di pressione che l’Europa sta subendo, il livello di pressione che ci sta motivando, spingendoci verso concentrazione necessaria allo sviluppo di un’autonomia strategica.
Negli anni, noi europei, abbiamo tentato semplicemente di puntare ai risultati economici, poi siamo stati dipendenti dall’energia con la Russia, dipendenti dalla tecnologia con americani e cinesi, fino alla necessità oggi di fare i conti con una autonomia strategica, che vuol dire capacità di essere resilienti e indipendenti”.

Letta: “Il DNA consentirà all’Europa un grande cambiamento”
Riguardo al DNA, ha precisato Letta, “penso che sia l’inizio di un percorso che porterà ad un cambiamento, come non ci sono mai stati in questo ambito specifico. In particolare dobbiamo coniugare comunicazioni, connettività e sicurezza. Lo considero fondamentale.
La sicurezza di domani sono i droni, sono le comunicazioni, la connettività, quindi il dominio cyber. Questa è la sicurezza di domani. C’è però bisogno di investimenti e di innovazione. Bisogna che questi investimenti in difesa e sicurezza, però, tocchino il mondo delle telecomunicazioni, non si fermi all’idea classica della sicurezza. Quindi il primo grande obiettivo è come far sì che questo PNRR cambi completamente la logica. Sicurezza e connettività devono andare di pari passo e il campo delle telecomunicazioni deve entrare nella logica dei grandi investimenti in sicurezza che a livello europeo è cominciato da qualche tempo e che è uno dei punti chiave”.
Un altro problema, ha spiegato Letta, è che “l’Europa investe molti soldi, ma molti di questi soldi finiscono per andare a comprare sicurezza da altre parti, perché la nostra industria della difesa e delle telecomunicazioni è frammentata, è talmente frammentata che non siamo in grado di stare a livello di scala che è necessario. Necessario sostenere le telecomunicazioni con le risorse a disposizione della Difesa europea, percè le TLC sono ormai diventate una questione di sicurezza”.
Altro grande tema richiamato da Letta è quello delle reti, assiema al tema degli investimenti degli operatori: “Diversi anni fa il tema principale era come fare a tirare su più soldi per rimpinguare il bilancio pubblico. È evidente che quei paesi europei che hanno spinto e giocato in questa direzione hanno creato una condizione che oggi è una condizione di difficoltà. Si deve lavorare all’armonizzazione e al superamento della frammentazione, alle modalità con le quali avere delle regole che siano il più possibile omogenee a livello europeo”.
Letta: “Remare tutti nella stessa direzione in Europa, o sarà declino”
Il Presidente Arel è stato netto: “L’Europa ora più che mai deve remare tutta nella stessa direzione, se vuole evitare il declino”. L’obiettivo è arrivare tutti a mèta nel 2028 e il lavoro che spetta al Consiglio europeo inizierà già a febbraio.
Nel settore tlc in particolare, Letta ha sottolineato: “Abbiamo bisogno di operatori di settore che siano gradi di investire a tutto campo a livello europeo. Io spero che questa settimana e il mese di febbraio con le decisioni che dovranno essere assunte, anche in questo momento importante a livello istituzionale, ci diano l’energia la forza di remare tutti nella stessa direzione.
Questo è il punto chiave, abbiamo bisogno di remare tutti nella stessa direzione perchè l’Europa o trova il modo di essere forte e unita oppure non riuscirà ad arrestare il suo declino”.
