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L’economia mobile scopre il low budget

Mobile economy sì, ma con un occhio al portafoglio. Una parte non trascurabile dei nostri soldi ormai se ne va in spese che passano attraverso lo smartphone, o per gli acquisti in-app sui negozi digitali iOS e Android o per gli acquisti sui marketplace più gettonati, da Amazon a Zalando, ma la situazione attuale – tra conflitti e recessione – impone una gestione più oculata del proprio patrimonio. A dimostrarlo sono le classifiche delle app più scaricate nel primo trimestre del 2023 rispetto all’analogo periodo dell’anno scorso, che sono state raccolte da data.ai e che mostrano in modo inconfutabile come la telefonia mobile sia tutt’altro che estranea ai ragionamenti votati al risparmio che riguardano oggi un po’ tutti.

Cinque ore e mezza davanti allo schermo

Lo studio di data.ai, che ha preso in esame dieci diversi mercati in tutto il mondo (Australia, Francia, Germania, Giappone, India, Indonesia, Singapore, Corea del Sud, Regno Unito, Stati Uniti e infine quello planetario), ha innanzitutto mostrato come non ci sia affatto una contrazione del tempo passato sugli smartphone, che tocca una media di 5,5 ore al giorno contro le 5,4 ore del primo trimestre dell’anno scorso; in particolare, i dati più alti arrivano dall’Indonesia (+5% rispetto al 2022), dal Brasile (invariato), dall’Australia (con una crescita addirittura del +45%), dal Messico (+5%), dall’India (+10%); in fondo in quanto a numero di ore totali, ma comunque in crescita, Francia (+10%), Germania (+10%), Cina (+10%).

Ma il dato senz’altro più interessante, oltre alla certificazione della nostra incapacità di rimanere troppo lontano dallo smartphone, è quello che rivela il nuovo uso che si fa del telefono come mezzo per ottenere risparmio. Un dispositivo a basso costo (come testimoniano i canoni mensili sempre più bassi per Internet mobile) che permette di far fronte all’aumento dei tassi di interesse, alle condizioni macroeconomiche e all’inflazione che continua a gonfiarsi.

I quattro alfieri del risparmio

Secondo il report, sono quattro le tipologie di app per smartphone che stanno riscontrando un successo notevole. In primo luogo i marketplace di seconda mano, come Vinted, al quarto posto nel Regno Unito, che permettono ai consumatori di acquistare beni a un prezzo più basso ma anche di ritagliarsi un’entrata in più rispetto al proprio stipendio mensile vendendo gli oggetti che non servono più. Poi ci sono le app per la fast fashion e i beni a basso costo, come Shein (al terzo posto negli Stati Uniti e al quarto nel Regno Unito) e Teum (al primo posto negli Stati Uniti), che offrono un’esperienza immersiva all’utente, con un’interfaccia ibrida dove convergono i social newtork, il marketing delle (e degli) influencer, e perfino la gamificazione, con raccolte punti e giochi a premi. E l’Italia non fa accezione, visto che al momento Temu è la seconda app gratuita più scaricata su iOS, Vinted la quarta, Shein la nona: si rinuncia a qualcosa (il brand, in qualche caso la qualità e i materiali dei prodotti, la consegna rapida) in cambio di prezzi estremamente bassi.

La terza tipologia di app per il risparmio è quella relativa ai viaggi, e qui data.ai prende come esempio degli applicativi che in Italia ancora non ci sono o sono poco conosciuti, come Fly Bonza (al secondo posto in Australia, l’app di una compagnia aerea low-cost orientata decisamente sul mobile) e Hopper (quinto posto negli Stati Uniti, nono a Singapore), che permette di trovare il momento migliore per volare verso una specifica destinazione spendendo il meno possibile, anche a costo di fare un viaggio un po’ più lungo o di essere più flessibili per quanto riguarda gli orari (ad esempio partendo la sera tardi e tornando la mattina presto). Ma, del resto, il successo di Volagratis e di app analoghe in Italia dimostra come anche da noi si ragioni in questo modo, anche tenendo conto come dopo la pandemia, per stessa ammissione delle compagnie aeree, i prezzi dei voli sono aumentati ed è difficile parlare ancora di “low cost” a meno che non si prenoti con mesi d’anticipo, cosa che non è sempre facile fare.

Infine – e questo è un fenomeno che in Italia, almeno per il momento, non sembra ancora molto diffuso – ci sono le app per il risparmio della spesa alimentare, come FairPrice (al primo posto a Singapore) e CoffeeBean SG (al secondo posto, sempre a Singapore).

Chi continua a guadagnare: da TikTok a Duolingo

Tutto questo non significa, ovviamente, che le app facciano meno soldi di prima: nessuno si stupirà ad esempio nel vedere TikTok in cima a cinque mercati su nove (Francia, Germania, Indonesia, Regno Unito e Stati Uniti), più la prima posizione a livello planetario, per quanto riguarda le app che hanno attirato la maggiore crescita di spesa da parte degli utenti. Altri settori che stanno andando molto bene sono le app per l’apprendimento delle lingue, tanto che Duolingo si colloca al quinto posto al mondo, e anche Babbel non se la passa male (quinto posto in Germania); l’immancabile streaming video, dove i tassi di crescita più alti hanno riguardato Paramount+ (al primo posto in Australia), HBO Max (secondo posto negli Stati Uniti e quarto al mondo), DAZN (quinto posto in Giappone), Disney+ (quarto posto in Germania e quinto posto nel Regno Unito), ESPN (terzo posto negli Stati Uniti); le app dedicate ai fumetti e agli anime, tanto che piccoma è addirittura al secondo poso assoluto al mondo come crescita nella spesa degli utenti dietro a TikTok, e LINE Manga e Crunchyroll hanno ottenuto risultati lusinghieri in Giappone e in Francia (rispettivamente secondo e quarto posto). Infine, il fitness: le app per contare le calorie e per rimettersi in forma sono state molto scaricate, e si sono spesi parecchi soldi, in Germania, nel Regno Unito e negli Stati Uniti. In un periodo, va aggiunto, non casuale per questo genere di programmi, visto che il primo trimestre conta ovviamente i risultati di gennaio, quando i buoni propositi per l’anno nuovo (e una bilancia mai troppo clemente dopo le feste natalizie) impongono a milioni di persone di cercare di fare un po’ di movimento. Ma alla fine il richiamo del divano e dello smartphone è quasi sempre più forte.

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