Commercianti e grossisti temono che un’interpretazione troppo larga del concetto di deepfake in Europa finisca per costringerli a dichiarare ogni singolo contenuto manipolato con l’AI, anche quando il contenuto in questione non sia progettato per ingannare il pubblico. E’ questo in sintesi il succo di una lettera aperta che l’associazione EuroCommerce, che conta fra i suoi membri giganti come H&M e Ikea, ha inviato alla Commissione Ue chiedendo di distinguere chiaramente fra AI che “concretamente inganna e trae in errore” dall’AI che semplicemente viene utilizzata per modificare o creare annunci pubblicitari, ad esempio.
La richiesta dei gruppi commerciali
Di fatto, i grandi gruppi commerciali che fanno capo a EuroCommerce chiedono di esentare i contenuti pubblicitari generati dall’AI dalle sanzioni previste per i deepfake.
Ma quali sono le pratiche che secondo il gruppo di pressione andrebbero chiaramente esentate dal rischio di sanzioni?
“Pratiche come il miglioramento delle immagini dei prodotti o i materiali di marketing generati dall’IA che non hanno lo scopo di ingannare gli utenti”, si legge nella lettera. “Ad esempio, generare l’immagine di un soggiorno per mostrare un divano o migliorare le immagini dei prodotti a scopo di presentazione”.
Secondo il gruppo, i contenuti commerciali non dovrebbero essere considerati deepfake quando “non hanno lo scopo di ingannare, impersonare persone o ledere i diritti fondamentali”.
Contenuti commerciali non sono contenuti fuorvianti
L’associazione di categoria, che rappresenta i settori del commercio al dettaglio e all’ingrosso, sostiene che la Commissione dovrebbe “distinguere chiaramente tra contenuti materialmente fuorvianti” e “normali contenuti commerciali modificati dall’IA a scopo di presentazione”.
Altrimenti, ciò obbligherebbe “una quota molto elevata di contenuti assistiti dall’IA” a conformarsi, vanificando il concetto di trasparenza, per non parlare della “stanchezza da divulgazione” e del minare la fiducia dei consumatori, sostiene EuroCommerce.
“Senza soglie chiare e contestualizzate, anche modifiche minime potrebbero far scattare gli obblighi previsti per i deepfake, portando a incertezza giuridica e ad un’applicazione incoerente”, ha concluso.
La lettera, scritta dalla direttrice generale del gruppo Christel Delberghe, era indirizzata a Henna Virkkunen, vicepresidente esecutiva della Commissione e Commissaria alla Sovranità digitale. “Questo potrebbe portare a un’etichettatura indiscriminata, riducendo la chiarezza e l’utilità delle informazioni per i consumatori, creando al contempo oneri di conformità sproporzionati per le aziende”, avvertiva.
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