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Le grandi telco europee alla sfida del Cloud: sapranno realizzare l’Edge?

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Si riconoscono al cloud numerosi vantaggi in termini di efficientamento generale dei costi e di riduzione dei tempi di latenza, con conseguente aumento della quality of experience a vantaggio anche della sicurezza dei dati e della privacy. Si potrebbe pensare che siano proprio le Telco a portare in questo modo, l’intelligenza ai bordi della rete attraverso l’implementazione dell’edge computing. E’ senza dubbio uno scenario auspicabile ma resta da capire quanto sia realistico e percorribile, specialmente a fronte della crisi attuale che le grandi compagnie di telecomunicazioni stanno attraversando.   

In ottica prospettica, questi temi si pongono al fianco di un grande piano industriale infrastrutturale di matrice continentale – come quello che muove dall’Europa, che tenta di colmare i numerosi ritardi con la spinta dei fondi del recovery plan. 

Problemi attuali di matrice europea mettono a rischio il single market

Il nostro continente si sta infatti confrontando simultaneamente con una serie di problemi di grande portata. Il processo inflazionistico, la scarsità di manodopera specializzata, l’aumento dei costi di produzione e di approvvigionamento di materie prime, il ritardo tecnologico, la disponibilità di microchip, il ritardo infrastrutturale delle reti fisse e mobili, ed i noti eventi avversi di natura securitaria legati al rischio cyber. Questo solo per citarne alcuni. Nell’incapacità oggettiva di risolverli, ogni Stato membro sta ponendo le proprie basi per garantirsi una sovranità digitale secondo le proprie capacità economiche, mettendo a serio rischio il single market.  

Sotto il cappello europeo ricadono certamente le politiche comuni che oggi appaiono minime ed inadeguate, specialmente se paragonate alle contromisure prese ad esempio dagli Stati Uniti sui medesimi temi (IRA solo per citare l’ultima o il chips act americano). La reazione immediata a cui abbiamo assistito, finora si è sostanziata in un pericoloso allentamento delle regole comuni europee – come quelle che presidiano gli Aiuti di Stato – ed un tentativo goffo di riscriverle in maniera creativa perché ritenute non più attuali per fronteggiare le emergenze di cui sopra. 

Cloud computing, Edge e Fog in termini semplici

La spinta delle applicazioni e dell’internet of things contribuiscono a generare ulteriori e grandi quantità di dati e quindi di traffico sulle reti. Trasmettere questi dati per elaborarli, attraverso le reti di telecomunicazioni, verso enormi data center sempre più spesso concentrati nelle grandi città, ha un costo, e richiede reti ad altissima capacità. La trasmissione di dati verso e da un data center non produce ritardi in sé, semmai sono i servizi più avanzati che necessitano di latenze prossime allo zero. Tuttavia, l’industria dei data center è in grande crescita in tutto il mondo, mentre quella dell’edge computing fatica ad arrivare perché i servizi sopra menzionati non sono ancora distribuiti e non c’è di conseguenza, l’esigenza piena di mercato di avvalersi di edge computing.  

Dal punto di vista tecnologico, è quindi indubitabile che spingere l’intelligenza di calcolo ai bordi della rete e più vicino possibile all’utente finale, apre occasioni di vantaggio. E’ un futuro certo che l’evolversi di applicativi e contenuti real time, con lo sviluppo e la messa in commercio di apparati e sensori sempre più precisi e performanti, porterà con sé l’esigenza piena di edge computing, proprio per elaborare più velocemente i dati più importanti in prossimità dell’utente finale. A quel punto, si porranno ulteriori altri temi, come quello del cosiddetto fog computing che si pone al centro tra il data center e l’edge. Non stiamo finora parlando di una scelta tecnologica da lasciare alle opinioni dei tecnologi. C’è un ecosistema che inevitabilmente verrà alla luce sulla base di un mercato che produce ed elabora dati, e progressivamente rende più complessa la struttura che lo alimenta. 

Per risparmiare devi investire 

Alla prova dei fatti le grandi telco europee hanno perso la sfida del cloud. Gli operatori telefonici fissi hanno provato a combattere l’avanzamento dei colossi globali extraeuropei, prima fallendo e poi unendosi a loro in partnership societarie, finendone quasi fagocitati. A titolo di esempio ricordiamo l’italiana Noovle (TIM+Google) o in Francia il paternariato Google-Thales, Microsoft-Orange-Capgemini e tanti altri ancora.   

Se il cloud offerto da operatori fissi ha prodotto – tra le altre cose – un timido dibattito sulla sovranità del dato, il mercato degli operatori mobili ha invece offerto risvolti assai più interessanti. Negli ultimi anni infatti, Google, Microsoft, AWS e altri fornitori di cloud computing extraeuropei, hanno lavorato per sviluppare prodotti e servizi specificamente progettati per consentire agli operatori di eseguire le proprie funzioni di rete all’interno di un ambiente cloud di terze parti.  

Tutti i grandi operatori europei hanno quindi fatto entrare i lupi nel pollaio, facendone alleati.  L’utilizzo dei servizi degli hyperscaler ha portato ad ottimizzare CAPEX ed OPEX degli operatori impegnati nello sviluppo di reti VHCN. I benefici dell’Edge computing non possono che essere i medesimi.  

 C’è dunque un’interdipendenza chiara tra Telco e OTT: i due business sono simbiotici e creano fortissimi legami. Ma come nella chimica, maggiore è la forza del legame, maggiore è l’energia che si sprigiona quando esso si spezza.  

Ritardo delle reti finanziate con aiuti di Stato

Fattualmente, notiamo che al ben noto ritardo infrastrutturale si è andato sommando un ritardo aggiuntivo: quello delle reti finanziate con gli Aiuti di Stato. L’aumento esponenziale di inefficienza ha prodotto inevitabili extracosti.  Da qui nascono tensioni di mercato di diversa natura, nel momento in cui a fronte di ricavi decrescenti e margini assottigliati, le Telco assistono frastornate alla crescita globale delle società che veicolano servizi e contenuti online e che si avvalgono di infrastrutture terze senza finanziarle.   

Ecco dove nasce la richiesta di una fair contribution agli OTT. Gli storici della regolamentazione ricorderanno che 10 anni fa si era già aperta questa discussione, portata avanti dagli operatori francesi, quando Joaquín Almunia era Vicepresidente della Commissione europea.  

Sotto la spinta delle associazioni di rappresentanza di interessi delle Telco europee, si è diffuso un rinnovato allarme che ha messo inopinatamente a sistema i ritardi infrastrutturali con i ricchi margini dei fornitori di contenuti e di servizi online. Reagire ad una crisi strutturale di sistema cercando di imporre una tassa su Internet a danno dei fornitori di contenuti e di servizi online, stravolge quantomeno gli ultimi 25 anni di regolamentazione dell’accesso e fa cadere ogni certezza del diritto. 

Sia chiaro: riscrivere le regole europee non è mai stato un tabù. In generale, le norme che non fotografano più la realtà attuale, al momento applicativo possono rivelarsi profondamente ingiuste, e spesso dannosissime. Occorrerà però confrontarsi sempre con i tempi della democrazia ed i processi necessari per ottenere ciò che si chiede, coinvolgendo gli interessati, i contro-interessati ed infine valutando le ricadute secondarie che si possono avere. Tutto questo si chiama “analisi di impatto” e resta  talvolta sconosciuta a molti processi decisionali che pongono l’Europa ad essere reattiva sulle emergenze, ma poco costruttiva nelle strategie di lungo periodo.  

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